UN RACCONTO “OSCENAMENTE POP”: I BAUSTELLE RACCONTANO L’AMORE E LA VIOLENZA

 

“O con amore o con odio, ma sempre con violenza.”

da Il Mestiere di Vivere di Cesare Pavese.

 

Prendete un bel mortaio di marmo, di quelli per fare il pesto buono, buttateci dentro il Battiato anni ‘80, una carrellata infinita di sintetizzatori, Viola Valentino ed i Rondò Veneziano, i Pink Floyd, il pastiche letterario e tanto citazionismo, tamerici e Vocoder, il Mellotron e ABBA quanto basta. Pestate fino ad ottenere un composto omogeneo: ecco, avete tra le mani L’Amore e La Violenza, ultima fatica in studio dei Baustelle.

 

L'amore e la violenza tour

L’amore e la violenza tour

 

Un Sussidiario 2.0 oppure, per dirla con le parole di Rachele Bastreghi, un Sussidiario Illustrato della Maturità. Un disco che, già dalla prima traccia strumentale, fa capire senza mezzi termini quanta distanza la band abbia preso da Fantasma: del resto L’Amore e La Violenza è un disco “oscenamente pop”, ed è normale che sia così visto che i Baustelle, per loro stessa ammissione, pop lo sono sempre stati.

D’altronde proprio il superpop profondissimo de L’Amore e La Violenza era la via per allontanarsi dalla meraviglia dolente e rabbiosa di Fantasma.

Siamo di fronte ad un disco figlio degli anni zero al contrario di Fantasma che era novecentesco all’inverosimile, figlio del post-modernismo. Un disco in cui si tenta di afferrare il presente cancellando la storia, un disco cesellato con la tecnica del “cut-up”, nato per lampi come la poesia, che riesce a fotografare in maniera impeccabile un qualcosa che risulta in continuo movimento.

È l’affresco esemplare del mondo attuale in cui si avverano i contrasti umani. È il disco della reclusione nel presente che genera paradossalmente una sterminata capacità di visione. Quanto più è ridotto lo spazio entro cui si muove il soggetto, tanto più esaltata e vorace sarà la sua volontà di potenza nei confronti di una realtà esterna inattingibile.

I Baustelle in questo lavoro sono compatti, attuali ma non corrono, a mio avviso, il rischio di risultare un prodotto a breve conservazione. La loro data di scadenza appare lontana e celata nel torbido di un futuro ineluttabile. È il disco del bene e del male, della pietas (come ci dice Alcide Pierantozzi in uno scritto introduttivo al disco) e della crudeltà, del coraggio e della codardia, della comprensione e della spietatezza.

 

I Baustelle

I Baustelle

 

Nell’album sono presenti 10 tracce (senza contare le due strumentali: Love e Continental Stomp) che hanno tutte la potenza e la potenzialità per essere singoli di successo ma, cosa importantissima, nonostante questo non si perde nemmeno per un secondo la linea narrativa che risulta viva e fortissima per l’intera durata del disco.

Lo stesso Bianconi ha ammesso di essere riuscito a riascoltare più e più volte il disco una volta finito e confezionato, cosa che non era mai riuscito a fare con gli altri.

È un disco ossimorico, dalla leggerezza pesante. Una miscellanea di immagini, figure e attimi che creano un affresco vivo e potente di quel che ci circonda, della vita stupida ma bella la cui chiave di lettura non è cercarne il senso.

Un disco misericordioso e scevro di quel cinismo che “chiunque faccia un lavoro creativo dovrebbe abbandonare”. Un disco generato e arricchito dagli strascichi di una paternità ed una “maternità”: la paternità di Bianconi che lo ha reso l’animale che deve proteggere il cucciolo (lo stesso Bianconi ammette di essere cambiato dopo la nascita della figlia e questo cambiamento viene fuori anche nella scrittura e nella stesura dei brani, come ad esempio in Ragazzina) e la “maternità” artistica di Rachele che proprio due anni fa dette alla luce Marie, suo ep solista che l’ha portata ad affrontare sé stessa, le sue paure ed i suoi limiti, superandoli.

 

L’autore dell’articolo (quello che imita Bianconi) insieme ai Baustelle

 

Insomma, un sacco di discorsi per arrivare a dirvi che siamo di fronte all’ennesimo capolavoro, la settima perla donata al mondo dalla band toscana, un disco in cui specchiarsi, di cui nutrirsi ed arricchirsi ed in cui vedere ed ammirare la sinossi di questi 17 anni trascorsi insieme a Francesco, Rachele e Claudio. Un disco in cui troviamo la disco anni Settanta, il pop italiano anni Ottanta e il variété francese, da La Voce del Padrone a Viola Valentino, dai Tangerine Dream agli Oliver Onions, da De Gregori ai Pulp e Raffaella Carrà. Ora non vi resta che ascoltarlo, ascoltarlo e ancora ascoltarlo fino ad amarlo visceralmente e prepotentemente.

 

Buon ascolto!

 

 

Tracklist:

  • Love – 0:53
  • Il vangelo di Giovanni – 4:00
  • Amanda Lear – 4:24
  • Betty – 3:44
  • Eurofestival – 3:48
  • Basso e batteria – 3:31
  • La musica sinfonica – 3:43
  • Lepidoptera – 3:30
  • La vita – 4:48
  • Continental stomp – 0:52
  • L’era dell’acquario – 3:06
  • Ragazzina – 4:12