TRATTARE DI DEGRADO&MOVIDA SENZA UTILIZZARE I TERMINI DEGRADO E MOVIDA. UNA RICOGNIZIONE LETTERARIA: DICKENS E GOGOL’.

«Gli angeli del Bellow è la molesta e selvaggia satira che non si leggeva sui muri di Firenze dai tempi del lalli galli.» Anonimo su muro di Firenze

 

Per volontà di astrazione, a leggere lo stato in cui sarebbe ridotta la città nella quale vivi, succede di riflettere su esempi letterari nobilissimi di degrado urbano o movida piazzati in certi romanzi o racconti e ovviamente inizi a guardare storto toni e termini omologanti proposti dalla stampa locale.

Nessuna citazione di movida, sballo o scemenze simili tra le pagine dei classici, sostituiti da ottimo stile e ricercate digressioni. Tutto sommato sembra fattibile. Ad esempio Firenze avrà mille difetti ma la Mudfog di Dickens sta messa peggio, c’è ragione di credere.

 

Assemblea di cittadini indignati a Mudfog

Assemblea di cittadini indignati nell’amenissma Mudfog

 

Nei dettagli «Mudfog è un’amena cittadina – anzi un’amenissima cittadina – situata in una conca ridente sulle rive di un fiume, dal quale Mudfog trae un gradevole profumo di pece, carbone e canapi.» E già qui. Senza contare come «l’acqua [sia] un elemento infido per natura, e a Mudfog ciò è particolarmente vero: d’inverno essa permea le strade e inonda i campi» mentre «nei mesi caldi dell’estate ristagna e si fa verde.» (E le autorità non fanno niente? verrebbe da gridare.)

Settore alcolico e urbanistico parimenti presenti e scricchiolanti: «a Mudfog ci sono molti più pub di quanti non ve ne siano in Ratcliff Highway e Limehouse messe insieme. Gli edifici pubblici poi sono davvero imponenti. Il municipio è considerato uno dei migliori esempi di architettura di stamberghe tuttora esistenti presentando l’armonica fusione di due stili: porcilizio e gazebico.» (Decoro.) Un municipio dove i saggi stabiliscono «a che ora della sera chiuderanno i pub e a che ora della mattina potranno riaprire» (problema degli schiamazzi: #eNoiQuandoDormiamo?) benché la maggior parte dei presenti durante i dibattiti finisca per addormentarsi pacifica sulle panche malmesse dello stanzone centrale. Un posto tremendo ma nessuna traccia del termine: degrado. Ossigeno.

 

Andiamo avanti.

 

Ecco la Mirgorod di Gogol’ in Storia del litigio tra Ivàn Ivànovič e Ivàn Nikìforovič, due che pure becchettandosi in strada non fecero mai movida molesta nella Russia del secolo scorso: «se vi avvicinate alla piazza di Mirgorod senza dubbio vi fermerete ad ammirare una magnifica vista: c’è una pozzanghera, una pozzanghera meravigliosa» (poi lamentatevi di Jeff Koons o la tartaruga di Fabre.) Inoltre non scorgiamo anima viva che faccia niente per toglierla, anzi troviamo diffuse pratiche di malfunzionamento degne di civette di quotidiani indignati: «sopra [la piazza] c’è un tetto in legno che sarebbe stato pitturato in rosso se l’olio appositamente preparato non l’avessero utilizzato i cancellieri per condirsi le cipolle» (impiegati indegni, pubblica amministrazione a farsi benedire e via così.)

 

Una foto d'epoca che ritrae la movida russa di metà ottocento

Una foto d’epoca che ritrae la movida russa di metà ottocento

 

Problema dei tour alcolici (a.k.a.: LO SBALLO) nella Mirgorod di Gogol’: «non c’è che dire: ottimo.» Molto bene. Tutti a scolarsi «vodka alla pesca, al garofano, allo zafferano» ma l’enfasi viene contenuta, inquadrando lo slancio alla sbronza come qualcosa di fisiologico e degno di rispetto. Idem per le zuffe o gli schiamazzi notturni: «Anton Procofievic emise un tale grido – più forte di così non gli riusciva di gridare – che non solo la vecchia ben nota e l’inquilino corsero incontro a lui, ma anche i ragazzini del cortile.» Però con un bel brindisi finisce tutto. Zero movida molesta.

 

Intrigante infine analizzare la tendenza da un punto di vista a noi più vicino, ovvero gli autori italiani che hanno trattato degrado e movida senza usare i termini degrado e movida.

 

(Continua…)