SHIT ART FAIR III – GUERRILLA SPAM

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Tanti i mesi di preparazione, centinaia i metri quadri di carta utilizzata e numerosi gli artisti impegnati. Torna per il terzo anno consecutivo la Shit Art Fair, la manifestazione più impudente e il più grande progetto abusivo della scena italiana dell’arte di strada.

Ideatori della fiera sono i Guerrilla Spam.

Nata in risposta alle manifestazioni torinesi di arte contemporanea come Artissima,Guerrilla Spam propone una mostra differente, autogestita e non autorizzata, che vede come protagonista la Street Art e come museo la strada. Il collettivo fiorentino, attraverso questo progetto, vuole essere promotore di un sistema differente di fare e parlare d’arte, dimostrando che si può creare un evento fuori dai contesti ufficiali. Shit Art Fair si rivolge direttamente ai fruitori dell’arte, la gente comune, che abita la città e decide in assoluta libertà cosa piace e cosa no: può ignorare l’opera, strapparla via dai muri o apprezzarla.

Ecco cosa Guerrilla Spam ci ha raccontato su Shit art Fair

 

La prima Shit Art Fair nasce come “abusiva”. Seguono poi una seconda edizione e ora una terza, diventando quindi appuntamento annuale. Un grande risultato per voi e la Street Art, ma anche per gli enti pubblici (la città di Torino) che ne possono trarre interesse. È ancora legittimo parlare di manifestazione “abusiva”?

Di fatto sì, la Shit Art Fair rimane un evento non autorizzato, e arrivati alla terza edizione, il rischio di creare una mostra montata illegalmente in una notte non fa che aumentare. È aumentata la visibilità, le persone coinvolte e dunque tutta la riuscita del progetto è divenuta più rischiosa. Tuttavia il discorso dell’illegalità è l’anima di Shit Art Fair, senza la quale non avrebbe più senso come azione e perderebbe il suo scopo primario.

 

Qual è la posizione che Torino ha nei confronti di questo evento?

Le istituzioni non hanno mai reagito direttamente alla Shit Art Fair. I cittadini invece hanno sempre risposto bene all’evento, andando a visitare la mostra, apprezzando e fotografando i lavori, oppure strappandoli e sfregiandoli. Quindi, comunque, reagendo alla nostra provocazione. L’anno passato poi, ci hanno riferito che Maurizio Cattelan abbia apprezzato divertito le nostre modifiche abusive sui manifesti della sua mostra Shit and Die trasformati da noi (cambiando solo poche lettere) in “Shit Art Fair”.

 

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Quali sono le novità rispetto alle precedenti edizioni?

La novità di quest’anno sta essenzialmente negli artisti invitati. Tutti giovanissimi, o tendenzialmente poco noti e poco esaltati dalla critica e dal web. Una scelta che non è all’opposto, o in contrasto, con la line-up di grandi nomi, conosciuti e affermati, dell’anno passato, ma che invece è il suo naturale (e, secondo noi, giusto) proseguimento. Crediamo che le tre edizioni della Shit Art Fair siano come un unico progetto in lenta evoluzione e trasformazione: il primo anno abbiamo fatto una mostra solo nostra, il secondo una mostra con grandi artisti della scena italiana, il terzo una mostra con giovani artisti sconosciuti o poco esaltati. Ma tutto questo non era stato progettato; la prima Shit Art Fair era un progetto che doveva finire lì. E questa non programmazione d’intenti e il fatto di non esser legati ad un format definito è stato il punto di forza per un continuo cambiamento.

Come nasce l’idea di dare spazio ai nuovi artisti del panorama della Street art?

Fare un altro evento con grandi nomi sarebbe stato bello ma troppo “facile”. Adesso che Shit Art Fair ha un po’ più di visibilità rispetto al primo anno, volevamo rischiare di più, invitando artisti che non hanno la risposta mediatica dei “big” o che magari stanno muovendo i primi passi e nessuno, ancora, li conosce. Ma il cordone ombelicale con la scorsa edizione è diretto; per scegliere i giovani artisti abbiamo chiesto ad amici e artisti come Zibe, JbRock, Etnik, Nicola Alessandrini, Galo e molti altri, i quali ci hanno suggerito alcuni nomi, che abbiamo aggiunto ad altri, individuati, invece, da noi. Poi, con una sessantina di nomi in mano, abbiamo scremato arrivando ai 23 nomi dell’evento. Non saremo sicuramente i prima ad organizzare un evento con nomi alternativi, nuovi, o minori, all’interno della scena dell’arte di strada italiana, tuttavia non ci pare sia questa, oggi, una scelta alla moda.

L’esposizione, iniziata sabato 7 Novembre, si può visitare presso il tunnel del Parco del Valentino, a Torino.