SERPENTI, PORNOGRAFIA E ORRORE – “DALLE ROVINE” DI LUCIANO FUNETTA

copertina libro

Luciano Funetta – Dalle rovine

 

Premessa una: non essendo un critico letterario – non dominando gli strumenti del mestiere – quando recensisco un libro non sono mai in grado di spingermi a fondo nell’analisi. Anche per questo, prima di ogni altra cosa, mi sento in dovere di specificare se un libro, a mio avviso, vada letto o meno. Questo libro va letto. Se vi fidate tantissimo e basta così potete fermarvi e acquistarlo.

Premessa due: l’autore del libro è Luciano Funetta (1986), fa parte del gruppo di TerraNullius e questa è la sua prima pubblicazione.

Premessa tre: la narrazione si sviluppa a partire da una scena che inizialmente fa strabuzzare gli occhi (un antefatto che poi trova una forma compiuta nella pornografia, in un genere pornografico sofisticato ed elementare al contempo, senza dubbio estremo). Nello specifico: sesso con dei serpenti. Ecco, in prima battuta ho pensato:

“ecco uno che gioca a fare Palahniuk e si è alambiccato in una sessione di brainstorming spinto (dildo uncinati? Coprofagia? Sadomasochismo con marchingegni arrugginiti? Oppure vediamo…serpenti… )”.

No. Funetta racconta ciò che racconta per altri motivi. Non intende coinvolgere nessuno col puro fascino del disgusto, ma conduce il lettore in un’esperienza diversa. Perché.

Rivera è un uomo che ha rinunciato a tutto (la famiglia, il lavoro, una vita sociale) per chiudersi in casa ed allevare serpenti. Il rapporto con le creature non è di semplice collezionismo, ma di maniaca dedizione. I serpenti sono depositari di senso, mezzo e fine. Rivera decide (ma non è il verbo giusto) di registrare un video di lui che compie una pratica sessuale non proprio ordinaria con i rettili, ed è a partire da questo filmato amatoriale che inizia il viaggio.

Tutta la narrativa – a partire da quella che abbiamo conosciuto durante l’infanzia – ci ha abituati alla presenza del male. La strega cattiva, la matrigna, le sorellastre, il lupo cattivo. Cappuccetto Rosso se non facesse esperienza del lupo perderebbe il proprio senso di esistere. Luciano Funetta, con Rivera, dirige un film diverso. Il bosco in cui Cappuccetto si perde non ha confini, non c’è né la casa della mamma in cui tornare né quella della nonna da raggiungere. Ci sono delle case sì, ma sono approdi difficili da riconoscere come tali. L’atmosfera è cupa nonostante i bagordi, crepuscolare e languida a prescindere dalla tensione.

 

Luciano Funetta

Luciano Funetta

 

È un mondo, quello che Funetta filma tra l’immaginaria città di Fortezza e Barcellona, in cui c’è spazio anche per le relazioni umane, per una dolcezza che Rivera riscopre. C’è il regista Birmania che guida il protagonista nella traversata della giungla (Funetta ha fatto esplicito riferimento a Cuore di tenebra,qui) c’è il montatore Laudata e la “debuttante” Maribel. E poi Traum, con cui Rivera in solitudine ritrova forse un’umanità piena, e Tapia, il più lucido dei folli, l’autore della sceneggiatura di Dalle rovine, il testo da mettere in scena e il destino imprescindibile di tutti i personaggi. Ma a dominare non è tanto il rapporto tra di loro, la familiarità rassicurante che si crea, il filo conduttore è comunque l’incontro con la paura ed il sacro, con l’orrore, con l’altro (che è l’uomo, ed è anche l’ignoto, ed è anche ovunque).

Se Cappuccetto Rosso incontrasse il lupo che ha mangiato la nonna e infine scegliesse di viverci assieme? È assurdo trovare una morale, ma se provassi a tirare fuori qualcosa direi: anche nell’esperienza costante della solitudine e dell’incubo, dello smarrimento e dell’angoscia, anche lì c’è spazio per la sofferenza, e quindi per il senso.

In questo libro, l’orrore (che è l’ultima parola del Kurtz di Conrad) non fa spavento, perché è svelato. Quello che fa paura è ormai tutto il resto. Luciano Funetta ha forse la trovata più spaventosa nella scelta del narratore. Un “noi” che osserva e segue la scena, come fosse un troupe invisibile che accompagna Rivera, o come gli spettatori di cinema per adulti di fronte alla pellicola ultimata di Dalle rovine.

Libro sorprendente, che merita la rilettura dopo la lettura.

Altro bell’esordio per la collana di narrativa (peraltro economica) diretta da Vanni Santoni per Tunué da cui consiglio anche, ancora una volta e spassionatamente, Dettato di Sergio Peter.


 

Aggiorniamo questa recensione dando notizia della presenza di Dalle Rovine tra i 27 libri candidati al Premio Strega. In bocca al lupo a Luciano Funetta, il cui esordio ha saputo sorprendere e convincere.

 

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