QUANDO “SUONARE DA CANI” NON È PIÙ UN’OFFESA

“Più conosco gli uomini, più amo I Cani.” Madame De Savignè

Niccolò Contessa - Cani

Niccolò Contessa – I Cani

Sento abbaiare ancora prima di entrare… il Viper Theatre di Firenze per una sera si trasforma in un canile, torna Niccolò Contessa (“Il più mainstream del mondo indie. Il più indie del mondo mainstream. Il più odiato. Il più amato. Il più hipster. No: il fustigatore dei costumi hipster”) e quindi tornano I Cani direttamente da Roma Nord. Tornano meno dissacranti e più cinici, e soprattutto senza sacchetto in testa perchè, come disse in un’intervista di pochi mesi addietro Contessa, deus ex machina della band, “i live? Anzitutto basta sacchetto in testa, non ha più senso. Vai con lo scoop: finalmente mi vedrete in faccia. E poi saremo più rilassati che in passato, e quindi ci si divertirà molto di più.” E aveva ragione, il divertimento non è mancato nemmeno un istante! Il pubblico è quello dei nati nell’89, gli stessi elementi di cui parlano i testi delle loro canzoni. Ma anche più grandi e più piccoli! Ragazzine che appena finisce di suonare il gruppo che apre il concerto, i Testaintasca, chiamano a casa per dire che il concerto deve sempre cominciare e che appena hanno riagganciato si buttano con quelli un più grandi a pogare. Perché, incredibile ma vero, i seguaci de I Cani pogano di brutto e il cantante de I Cani fa anche stage diving togliendosi con una calma incredibilmente zen gli occhiali prima di lanciarsi sul pubblico in delirio. C’è stato spazio per quasi tutti i brani contenuti nei due dischi e anche per un pezzo tirato fuori dallo split-album con i Gazebo Penguins, stiamo parlando ovviamente di Asperger. Via alle danze con Hipsteria e con Come Vera Nabokov. Poi è arrivato il turno di Corso Trieste e lì è scesa un po’ di calma e abbiamo avuto modo di respirare. Il brano, ispirato da una strada noiosissima della capitale, è uno di quelli che raccontano con semplicità e minuzia uno stato d’animo che non risparmia quei groppi in gola e quella nostalgia che viene a ogni età percorrendo quella corsia piena di “facce da cazzo”. Chissà se al pubblico del Viper la canzone ha fatto questo effetto e se i fiorentini hanno apprezzato la tripletta “romanocentrica” iniziata con Corso Trieste e continuata con I pariolini di 18 anni e Non c’è niente di twee. A giudicare dalle reazioni in sala mi verrebbe da dire che il pubblico ha apprezzato, sì. Dopo è il turno di una canzone che esula da una città specifica, che parla a e di una generazione, la nostra, che non ha futuro e che vorrebbe vivere di velleità ma “con le velleità non ci si vive”, si tratta di Storia di un Impiegato, canzone che mi ha fatto fermare per un attimo a pensare che Contessa è un filosofo, il ragazzo è oltre, e non poco: il contrasto tra l’attacco di panico e il sollievo perché nessuno l’ha notato è geniale, il problema non è stare male, è il non darlo a vedere. Gli sentiamo dire “ma in fondo è del tutto normale, dormi poco e mangi male”, come se vivere male fosse la normalità, come se il malessere fosse passato a essere necessità sociale. Questo è esistenzialismo, cazzo. Torno coi piedi sul pavimento scosceso del Viper e attacca Lexotan, altra perla che tratta le ansie e le finte ansie.

Poi I Cani ci portano a Milano a trovare il compianto Manzoni (quello vero per citare i Baustelle). Quel Piero Manzoni assurto a eroe rock, con la sua morte a nemmeno 30 anni. Il concerto fluisce senza mai un calo di partecipazione. Niccolò e i suoi fedeli Cani ci snocciolano quasi tutto il loro repertorio, dalle già citate canzoni a Velleità, per arrivare alla scientifica San Lorenzo passando per la più cupa FBYC (s f o r t u n a). All’appello di fine concerto mancano solo Wes AndersonPerdona e Dimentica e Door Selection. A concerto finito il pubblico ha bisogno di 10 minuti per riprendersi da quel continuo saltare e ondeggiare durato un’ora e mezza. Concerto fenomenale, sorprendente come il loro primo album (Il sorprendente album d’esordio de I Cani) e pieno di Glamour, tanto glamour quanto Pasolini e Jay-Z messi insieme. Sorprendente poi è anche la semplicità con cui Niccolò ti stringe la mano sudato ed emozionato e ti dice quasi imbarazzato “continuate così ragazzi”.

Continua così te, Niccolò, che siamo su una buonissima strada.