MOVIDA MOLESTA, SELVAGGIA E MALAMOVIDA: PROVE DI ANALISI COMPARATA

«Gli angeli del Bellow è la molesta e selvaggia satira che non si leggeva sui muri di Firenze dai tempi del lalli galli.» Anonimo su muro di Firenze

 

Da un punto di vista semantico suonano bene e, leggendoli la mattina al bar, sarebbe ingiusto negare a certi titoli un valore anche affettivo: è come svegliarsi al fianco d’un parente rincoglionito ma tenerissimo cui tendi gioioso le braccia, la nonna che vaga con occhi pallati in salotto (sono anni che blatera e basta) verso la quale ancora nutri un profondo amore. Perciò ci resto malissimo quando in questi giorni invernali, ordinando al bancone caffè e brioche, non scorgo sui principali organi di stampa così tante «fotografie choc di movida e degrado.»

 

1960, ragazze beat che ballano il lalli galli, precursori della malamovida

1960, ragazze beat che ballano il lalli galli, precursori della malamovida

 

Fortuna che i mesi estivo/autunnali sono stati goduriosi e trattengo una minima scorta di grasso.

Esempio: ventinove agosto, «movida selvaggia a Firenze» titolava il Giornale. «Uno degli abitanti di via della Chiesa, stanco dei continui schiamazzi notturni, si affaccia alla finestra e con il telefonino riprende una scena scioccante: tre ragazzi e due ragazze sono intenti a tagliare e sniffare polvere bianca, quasi sicuramente cocaina, sul tetto di un’auto. Italiani e non curanti di chi li circonda.»

 

Il mio barista è tizio razionale e lo disturbo domandandogli cosa per lui potrebbe essere scioccante da vedere, aprendo la finestra di notte. Posando la tazzina sull’acquaio risponde: un dromedario, un’auto parcheggiata su una ruota, l’alluvione che gli porta via il SUV.

Il cronista d’inchiesta in me prende il sopravvento e ricarico. «Ma due che tirano coca sul tetto di un’auto?» Risposta: «beh non è il massimo del bonton però non resto scioccato.» Dopodiché si fa serio come alcuni preti in vena di insegnamenti moralizzanti e «quasi sicuramente cocaina» sibila disilluso. Il dito segue la linea del testo e ovvio la memoria stia tornando al grandioso Vittorio Cecchi Gori che, sul finire dei novanta, in cassaforte teneva lo zafferano.

«Quasi sicuramente?»

Un signore accanto a noi si accanisce contro un gratta-e-vinci bramando per intervenire. «Italiani e non curanti di chi li circonda» leggo a voce alta. Lo fisso accusatorio. «Tutto sommato mi sembra prevedibile, no?» proseguo. «Voglio dire. Perché mai dovresti curarti di chi ti circonda?»

«Beh Topo Gigio» (ho un rapporto intimo con il mio barista), «per l’appunto foto. Segnalazioni. Polizia. Mi segui?»

«La polizia fa rumore» interviene quello del gratta-e-vinci mostrando una ferrea logica.

«Anche no. Sanno essere assai professionali» conclude il barista riprendendo a sciacquare tazzine. Ha lo sguardo di colui che sia consapevole di vantare una fisiologica superiorità sui clienti e non dimostra remore nel farla pesare.

 

Carabiniere del 1920, già nemico dei giovani e... della malamovida

Carabiniere del 1920, già nemico dei giovani e… della malamovida

Tra l’altro il momento è complesso e veniamo da un contesto buio, allarmante, scioccante. Un mese prima. Inizio luglio. «Firenze nella morsa del degrado» è stato il mantra di mille mattine transitando davanti le civette delle edicole. Notevoli i dati di colore. 15 del mese: coro di lanci. Lettere giganti tipo blatte sopravvissute al disastro atomico. Grida scomposte di bambini. Chiunque ne parla: è la fine.

 

Una tizia in piazza Indipendenza («CENTRO CITTA’» si sottolinea) è accovacciata tra due macchine per fare la cacca. «La rabbia e la voglia di denunciare l’accaduto ha spinto un residente a fotografare la scena, che è stata poi proiettata in Consiglio di Quartiere per mostrare cosa intendono i cittadini.» Tuttora mi interrogo sui potenziali dubbi in Consiglio di Quartiere riguardanti il verbo defecare, nonché il senso di urgenza che possa spingere uno a fotografare un altro che defeca tra due macchine. Però sbaglio io. Mosca bianca.

22 giugno: «una delle foto pubblicate dalla pagina Facebook Il fiorentino imbestialito (passo giornate a figurarmi il fiorentino imbestialito) mostra una donna intenta a fare pipì in via de’ Pucci, poco distante dalla fermata dell’autobus. La donna è stata immortalata dai passanti.»

Che non abbia mai fotografato uno/a nell’atto di svolgere funzioni fisiologiche in strada è un fatto e me ne dolgo, quindi indago. Scopro l’esistenza di un Coordinamento Nazionale No Degrado e Mala Movida affiliato al comitato fiorentino Manoiquandosidorme? e parecchi sono gli spunti, comprese immagini esplicative.

«Vergogna italiana! La malamovida oltraggia i luoghi e i monumenti più belli del mondo, dove sono le Istituzioni? Il Ministro Franceschini che fa?» (non so cosa faccia Franceschini ma un dubbio si insinua nel lettore più accorto: malamovida si scrive attaccato o staccato?).

«FIRENZE, MOVIDA. QUADRIFOGLIO RICHIEDE SCORTA» in maiuscolo all’interno d’un secondo documento. Sottotitolo e commento al disperato appello: «Questa notizia è davvero sconcertante, da (senza accento) la misura della “paura” (virgolette non mie) che riescono a incutere i protagonisti della movida selvaggia: siamo a Firenze e dobbiamo assistere a questo desolante episodio? Ma le Istituzioni non provano un senso di profonda vergogna?»

Ancora non saprei se le istituzioni provano profonda vergogna comunque una certezza sta facendosi strada mentre pago il cornetto: anche la primavera si presenta interessante se inquadrata da un’ottica movidico-degradante e le colazioni non rischieranno d’essere consumate senza civici sussulti.

 

 

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