MATERIA INSTABILE: INTERVISTA A MATTIA VETTORELLO

di Virginia Fabbiani

 

La scorsa settimana vi abbiamo presentato Mattia Vettorello e il suo progetto Frostscape: una traversata a piedi attraverso la natura incontaminata dell’Islanda, un’avventura in solitaria lungo i suoi meravigliosi paesaggi. Incuriositi dalla storia di Mattia, questa settimana l’abbiamo intervistato per capire più a fondo le motivazioni che l’hanno portato a mettersi alla prova e ad intraprendere un’avventura così estrema nella terra del ghiaccio e del fuoco.

 

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Chi era Mattia prima di Frostscape e dopo Frostscape?

Mattia è un ragazzo di 25 anni, di Conegliano (TV). Prima di dar vita al progetto Frostscape ho studiato Design industriale e lavorato come designer a Milano. Nella mia vita ho sempre amato viaggiare. L’Australia è stato il viaggio che ha decretato l’inizio di tante cose, chiamiamolo il “Viaggio Zero”. Lì ho conosciuto persone che porterò per sempre con me. Poi sono stato in Indonesia, in Africa, negli Usa e a Shangai. I miei viaggi mi hanno cambiato, non sarei il Mattia che sono oggi se non avessi seguito questo mio percorso di esplorazione.

 

Come nasce il progetto Frostscape e quali obiettivi ha? che filosofia ci sta alla base?

Il progetto è nato nel 2014 e la prima tappa del progetto è stata proprio l’Islanda.  Alla base del progetto c’è la volontà di riesumare l’essenza del viaggiare. L’esploratore oggigiorno deve essere un esploratore in senso introspettivo e antropologico. Esplorare per me significa esaminare le persone, conoscere il loro mondo e le loro storie. I miei prossimi viaggi saranno organizzati seguendo questa filosofia.

 

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Come scegli i posti da visitare e come ci si prepara a un’avventura del genere?

Ho scelto l’Islanda perché è ancora una terra incontaminata, dove la natura prevale e la si può ammirare viva, nella sua purezza. Non ho avuto una preparazione fisica specifica anche perché non ho avuto molto tempo prima di partire (ndr, il progetto è nato a novembre e lui è partito a luglio). La cosa più importante è stata preparare l’attrezzatura, che ho scelto in base a ciò che mi serviva e che era fondamentale per il buon risultato della spedizione.

 

Cosa si prova durante un’esperienza così intensa? Ci si sente soli?

Libertà, è la sensazione più forte che ho provato. Di fronte alla natura incontaminata ti senti piccolo perché questi grandi spazi danno un senso di grandezza. Ho provato tanta serenità e tranquillità. C’era feeling tra me e l’Islanda, feeling e rispetto nei confronti della natura. Quando si è a contatto con la natura bisogna rispettarla.

Non ho mai sentito il fatto di essere solo come un ostacolo, anzi l’essere in solitaria fa parte del progetto e della volontà di mettersi alla prova; è una sfida con me stesso. Essere in solitaria identifica il numero delle persone che fanno l’avventura, non il fatto di esser da soli. Quando andrò in Nepal, sarò ugualmente in solitaria, ma ci saranno mille altre persone che conoscerò.

 

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Quali sono gli imprevisti che ti sono capitati? Ti sei mai sentito realmente in pericolo?

Quando si fa un’avventura del genere bisogna sapere che c’è la possibilità che uno non torni più a casa. Non ricordo particolari imprevisti che mi abbiano spaventato, li ho sempre visti come qualcosa da superare. Avere paura ti distoglie dall’obiettivo finale. Una volta ho piegato troppo una paleria della tenda, l’ho sforzata troppo e si è rotta, e l’ho dovuta aggiustare sistemandola con lo scotch americano. Mi ricordo di un giorno in cui il vento era molto forte e mi sono dovuto riparare tra le rocce e le collinette di terra. Un’altra volta è ceduto il terreno e sono finito dentro un corso d’acqua, bagnando le scarpe; proseguire è stato molto difficile perché con l’acqua il peso delle scarpe era praticamente raddoppiato.

 

Che consigli puoi dare a chi vorrebbe intraprendere un’esperienza come la tua?

Non so mai come rispondere a questa domanda, è come se uno ti chiede «consiglieresti di andare sull’Everest?» Certo la vista da lassù dev’essere bellissima, ma arrivarci non è una passeggiata. La mia esperienza non è un’esperienza che tutti possono fare, non è una vacanza; è senz’altro bellissima, ma ci sono dei rischi, devi essere allenato fisicamente e mentalmente pronto. Non lo dico con presunzione, ma una cosa così è per pochi e il progetto Frostscape vuole essere una cosa unica e diversa.

 

Per maggiori info:

www.frostscape.com

www.facebook.com/frostscape

 

foto per gentile concessione di Mattia Vettorello