CALABRIA ABBANDONATA PT3 | #LUOGHIAPERDERE

Questa rubrica, a cura del blogger bastaunosparo, si inserisce nel tema luoghiaperdere, affrontato sull’edizione cartacea di Riot Van #17

Leggere la società attraverso i segni che lascia sui muri

In Calabria sono stato costantemente accompagnato dalla visione di muri tutt’altro che muti verso i quali non ho potuto fare a meno di rivolgere uno sguardo di particolare interesse. Dalla semplice scritta al murales vero e proprio, i segni lasciati sui muri sono tracce della società che li ha prodotti e, in quanto tali, rappresentano un punto di vista trasversale, tramite il quale osservare e comprendere la società stessa.

Abbiamo già parlato dell’esperienza di Riace superiore (RC) dove migranti di molti paesi sono riusciti ad integrarsi nel tessuto cittadino e nelle attività quotidiane. Questa esperienza ha lasciato tracce importanti nel paese attraverso murales che ritraggono visioni di culture lontane o di personalità che si sono distinte per il loro impegno civile. Nella piazza all’ingresso del borgo, la statua, realizzata in legno, di una donna africana in abiti dai colori sgargianti, accoglie chi arriva. Tutti questi interventi rappresentano il cambiamento reale nella popolazione del paese, in cui, accanto alle attività degli autoctoni, sono sorte botteghe gestite da pakistani, afghani, marocchini e lungo le cui strade si possono incontrare donne e uomini liberiani, senegalesi, etiopi…

 

Calabria abbandonata - a riace superiore RC

 

Si ha notizia, a Pazzano (RC), di estrazione del ferro sin dal periodo greco. In epoca borbonica da qui proveniva la maggior parte della materia prima attraverso cui veniva armato l’esercito. Si pensa addirittura che il villaggio sia nato inizialmente in funzione delle miniere, l’ultima delle quali è stata chiusa nel 1929. Ho quindi immaginato che la storia operaia del posto abbia lasciato un’impronta sui suoi abitanti, cercando di spiegare così le scritte di cui è ricoperto ogni muro del paese. Ovunque si leggono frasi di ispirazione comunista, tracciate con lo spray, che i tentativi di copertura rendono spesso più potenti.

 

Da 10 anni il festival Radicazioni porta nello sperduto paesino di Alessandria del Carretto (CS) decine di musicisti, artisti e migliaia di persone. Ogni anno lascia, sui muri delle case, molte delle quali in inverno restano vuote, nuovi murales. Le opere ritraggono spesso scene di vita quotidiana o ricorrenze. Sul sito internet, radicazioni.it, si può leggere il manifesto del festival, che viene presentato come una vera e propria forma di lotta allo spopolamento a suon di musica, pubblici dibattiti e manifestazioni da parte di una popolazione abbandonata dalle istituzioni, le quali non hanno concesso nemmeno la presenza di un’ambulanza sul territorio, e che per molti giorni hanno lasciato il paese totalmente isolato, a seguito di una frana che ha reso inagibile la principale via di collegamento del borgo alla costa. Quelle stesse istituzioni che non hanno mancato di presenziare ed accogliere i tecnici delle compagnie petrolifere in cerca di giacimenti.

 

A Montegiordano (CS) è stata l’iniziativa privata di un pittore del posto a cambiare il volto del luogo. Murales si trovano praticamente ovunque, in un’operazione che ha man mano coinvolto anche altri artisti e poeti.

 

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