CALABRIA ABBANDONATA PT1 | #LUOGHIAPERDERE

Questa rubrica, a cura del blogger bastaunosparo, si inserisce nel tema luoghiaperdere, affrontato sull’edizione cartacea di Riot Van #17

 

Calabria abbandonata - roghudi RC

 

La Calabria è una delle regioni con il maggior numero di paesi abbandonati.

In queste terre l’abbandono dei borghi antichi è dovuto soprattutto alla posizione sfavorevole in cui questi sono sorti, all’interno di tre parchi nazionali montuosi:l’Aspromonte, la Sila ed il Pollino. Osservando la linea costiera su una cartina geografica è tutto un rincorrersi di nomi di paesi con aggettivi quali nuovo o marina, per ognuno dei quali corrisponde un vecchio o superiore situato sulle montagne, spesso a grande distanza.Quando non sono cause naturali a scatenare l’abbandono, vedi alluvioni o terremoti, ci pensa un lento e costante flusso migratorio, che spesso lascia i paesi dell’entroterra con meno di cento abitanti, tutti anziani.

 

Pentedattilo (RC) è, da più di 20 anni, al centro di un programma di recuperoconsistente nella gestione di attività artigianali e nell’organizzazione di eventi culturali, come, ad esempio, un festival cinematografico. Il paese è stato abbandonato del tutto negli anni ’60 perchè i suoi abitanti si sono via via spostati a valle, in zone più comode. Centro fiorente durante il periodo greco e romano, la sua fortuna è decaduta nel corso dei secoli. L’impatto visivo che si prova, appena si scorge il paese dalla piazza antistante, è straordinario, grazie alle enormi rocce che lo sovrastano e al modo incredibile in cui le costruzioni si arrampicano sul lato della montagna. La maggior parte delle case non sono ancora state recuperate.

 

Danneggiato da un terremoto e, in seguito, da un’alluvione il borgo di Amendolea vecchia (RC) è stato abbandonato attorno agli anni ’50. La sua posizione strategica, arroccata ma vicina al mare, spiegherebbe l’antichità dei primi insediamenti, che vengono fatti risalire ad epoca pre-bizantina. Qui sorgeva anche il castello dei Ruffo, di origini normanne, di cui sono ben visibili le rovine. La località è oggi un parco archeologico visitabile gratuitamente, mentre un nuovo insediamento, anch’esso poco popolato, è sorto più in basso.

 

Calabria abbandonata - pietrapennata RC

 

Una delle cose più impressionanti del viaggio a Roghudi vecchio (RC) è la strada che si compie per arrivarci: una serie di stretti tornanti, parte dei quali è franata; su quel che resta della carreggiata pietre e massi caduti. Un’altra è il rumore di persiane che sbattono mosse dal vento, nel silenzio dell’abbandono. La località è stata abbandonata del tutto a seguito di due violente alluvioni, negli anni ’70. Di conseguenza fu costruita, a 40 Km di distanza, sulla costa, la cittadina di Roghudi nuovo. Pur facendo parte dello stesso comune i due luoghi non sono confinanti e sono realtà totalmente diverse: una pianeggiante e balneare, l’altra montana, abbandonata e isolata. A differenza di altri posti che ho visitato, Roghudi vecchio non è un parco archeologico, e le costruzioni non sono neanche particolarmente antiche: è solo un paese fantasma.

Per arrivare a Pietrapennata (RC) si lascia la statale 106 e si guida per circa 2 ore addentrandosi nell’Aspromonte. Quando si arriva, la strada termina. In paese, d’inverno, abitano circa 30 persone, rispetto alle 300 che lo abitavano fino a metà del secolo scorso. Non vi sono attività commerciali di alcun tipo e neanche un pronto soccorso. La maggior parte delle case del paese è in stato di vistoso abbandono.

 

Da alcuni comuni della Calabria, più precisamente della Locride, è arrivata una risposta volta a frenare il processo di abbandono, riconvertendo i borghi in località adatte a ospitare migranti. Questo esperimento (in atto anche in altre regioni) si è fino ad adesso rivelato vincente anche se, a mio avviso, proprio perché riuscito, dovrà superare la sfida della sostenibilità economica al di fuori delle logiche di sovvenzione.

A Riace superiore (RC) negli ultimi 15 anni, grazie al lavoro dell’amministrazione comunale e dell’associazione Città Futura si è sperimentata con successo l’accoglienza con lo scopo di arrestare lo spopolamento. Nel 1998, infatti, l’evoluzione demografica del posto ha toccato i minimi storici del ‘900, ma, in quell’anno, un barcone di profughi, Curdi e Iracheni, sbarca su una spiaggia poco distante. Da questo evento prende le mosse un percorso che porterà il comune ad aderire allo Sprar, il sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo (www.serviziocentrale.it).

 

Attualmente vengono accolti rifugiati di tutte le nazionalità e inseriti nel tessuto urbano attraverso attività sociali e il recupero di forme d’artigianato, locali o etniche. Grazie al lavoro dei migranti e dei volontari coinvolti parte della collina antistante il paese è stata terrazzata e resa coltivabile, consentendo l’estensione della coltura dell’arancio. L’asino è stato introdotto come animale da soma adatto alla raccolta differenziata nei vicoli. Molti autoctoni, che avevano lasciato il paese per mancanza di lavoro e si erano spostati verso Riace marina, sono tornati ad aprire le loro botteghe nel borgo più antico, grazie ai flussi turistici che questa iniziativa ha creato.

Il prossimo bando di gara, rivolto agli enti locali, per poter accedere al Fondo Europeo Rifugiati dovrebbe aprirsi nel 2016.

 

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