L’ARTE DEI MUSE AL FORUM D’ASSAGO IL 18 MAGGIO 2016

foto e testo di Claudia Lippi

Nel mondo musicale odierno troviamo tanti cantanti, gruppi musicali, ma pochi sono gli scrittori di spartiti, gli autori di melodie, gli inventori di pensieri musicali.

Da appassionata di vera musica, fatta di sonorità uniche e irripetibili, proverò a commentare e cercare di far vedere, a chi non c’era, il concerto dei Muse che si è svolto a Milano il 18 maggio scorso, quarto di una serie di sei concerti che la band inglese ci ha regalato quest’anno.

C2bfqzW

Seguo praticamente da sempre il gruppo, nato come tale nel 1992 a Teignmouth nel Devon, cittadina inglese dove la migliore alternativa alla noia e alla deriva giovanile forse è proprio la musica.

Li ho visti dal vivo solo tre volte purtroppo: a Bologna nel 2012 all’ Unipol Arena e poi a Torino nel 2013 allo Stadio Olimpico. Il terzo è uno dei sei fatti a Milano, e penso sinceramente che sia stato straordinario da ogni punto di vista. A cominciare dal concept del palco: al centro del Forum un disco che ruota su se stesso, ma con un anello fisso esterno che permetteva a tutti di vedere tutto. Lateralmente due “frecce”, che collegano gli anelli della struttura, hanno creato dei ponti con il pubblico che ha sentito la band emotivamente più vicina che mai. L’impatto visivo è stato incredibilmente potente e l’immagine è stata quella di un pianeta luminoso, visto dallo spazio, che ruota in continuazione emettendo vibrazioni pazzesche.

L’altro effetto eccezionale della scenografia sono state le tante sfere evanescenti e brillanti, scese dall’alto durante vari momenti del concerto, fluttuanti come droni luminescenti, in particolare quando il pezzo Drones ha attaccato, quasi un brano di musica “sacra” con la voce do Matthew Bellamy che sembrava provenire da un’altra epoca, un’ emozione stupefacente, oltre ogni immaginazione. L’armonia di sottofondo da concerto di gregoriano, come ci trovassimo in una cattedrale moderna, ha reso l’atmosfera magica, sognante e in quel momento si è aperto un sipario tecnologico sull’opera.

Tbb2tfk

Di seguito lo spettacolo ha preso via via quota in un crescendo continuo, con il gruppo che ha mostrato la propria peculiare grandezza nel coinvolgere il pubblico e stupirlo. Sono arrivati i pezzi mitici come Super Massive Black Hole e Starlight che hanno fatto scattare in piedi e saltare tutto il Forum d’Assago con Matt Bellamy che ha corso da una parte all’altra del palco a prendere il boato più alto possibile e dimostrando ancora una volta il suo incredibile talento nel suono di ogni genere di chitarra, che risiede sia nel tipo di melodie realizzate ma anche nell’uso che fa dello strumento, particolare ed unico! Dominic Howard, imperterrito e bravissimo, ha continuato a pestare sulla batteria come un dannato, a battito unico con il nostro, e Chris Wolstenholme ha saputo durante tutto lo spettacolo imprimere velocità e potenza al suo basso.

Da brividi i momenti di Uprising cantato a squarciagola dai tredicimila presenti ad Assago e la splendida United States of Eurasia con Bellamy al suo adorato pianoforte: non c’è niente che io possa fare… tutte le volte che lo sento suonare il piano mi commuovo perché riesce a smuovere corde inverosimili dell’inconscio e in questi casi penso che questo Lord Byron della musica moderna sia davvero uno dei migliori pianisti al mondo, che riesce a portarti in mondi lontani, dentro racconti oscuri.

Momenti incredibili sono stati pure quelli di Madness e Mercy cantate in coro da tutto il pubblico, intervallati dal Prelude di Drones, con i droni luminosi che fluttuavano su noi come l’astronave “stellare” planata all’interno del Forum come a portare dappertutto la straripante energia della band.

 

Il momento finale del concerto con la mitica Knights of Cydonia, come ultimo bis della serata, ci ha riportato alla forza e alla violenza dei temi principali dei Muse: la lotta per il raggiungimento dei diritti fondamentali, diritto di essere felici, se stessi, liberi dai propri demoni.

Così le tre Muse ispiratrici, in questo caso ispiratori, di poeti, Calliope per la poesia, Eutorpe per la musica ed Erato per la lirica corale ci hanno fatto emozionare, cantare, saltare e ci hanno trasportato in un sopramondo di fantasia e mistero popolato di loschi figuri, principi tormentati e sfuggenti figure femminili.

Senza dubbio i Muse, vincitori di innumerevoli e prestigiosi premi internazionali e insigniti nel 2008 del Dottorato Onorario delle Facoltà delle Belle Arti della Plymouth University, hanno costruito nel corso degli anni un suono, uno spartito tutto loro, ribadendo, se ce ne fosse ancora bisogno, di non essere né i nuovi Radiohead né i nuovi Queen, ma solo e solamente loro stessi: i Muse!

Il gruppo inglese ha dimostrato in tutti questi anni di essere, senz’ombra di dubbio, principe incontrastato di una musica con una costruzione armonica di un rock avveneristico, tecnologico, visionario proiettato verso lo Spazio sconosciuto, eppure saldamente ancorato a una musica antica, classica, misteriosa, d’impronta sette-ottocentesca, con gli scritti di Matthew Bellamy improntati su intrighi fantapolitici, pianeti lontani, cospirazioni cosmiche e amori disperati e romantici, nell’accezione più alta del termine, uno STURM UND DRANG dell’anima di un compositore e di musicisti senza uguali.

Dice The Resistence:

”L’amore è la nostra resistenza: facciamoci una promessa”.

Promessa mantenuta.