LA PORNOGRAFIA CHE NON TI ASPETTI: “ULTIMO PIANO (O PORNO TOTALE)”

La pornografia che non t’aspetti

Ultimo Piano (o Porno Totale), Imprimatur Editore, 2015, è il secondo romanzo dello scrittore e illustratore fiorentino Francesco D’Isa, già autore per effequ di Anna. Storia di un palindromo qui da noi recensito . Il libro racconta di Claude e Claude, fratello e sorella astri nascenti, e poi consolidati, dell’industria pornografica, lui regista e lei attrice, in arte Eva Bolena. Entrambi i migliori nel loro campo, entrambi sotto contratto di Frank Spiegelman, narratore nonché deus ex macchina dell’intera storia, nonché «uomo orrendo» come lui stesso si definisce, nonché proprietario della Perverse Angel, imponente casa di produzione pornografica con sede nella città di Varsavia, inserita quest’ultima in un’immaginaria Europa Federale che funge da cornice spazio-temporale distorta e futuristica. La Perverse Angel, così come la vicenda, si sviluppa in un colossale grattacielo che altro non è che un microcosmo e incubatore sociale che fa dell’industria pornografica il suo cuore e il suo motore, dando a chiunque viva al suo interno un’opportunità:

«Prendiamo chiunque, cambia solo come e per quanto.»

Dalla povertà e degrado dei piani bassi si ascende verso l’estremo lusso e benessere dei piani alti, tramite una carriera che rischia di durare il tempo di un orgasmo, per questo la lotta per assicurarsi un posto nel firmamento a luci rosse diviene una lotta sociale che dà vita a una serie di personaggi figli di un immaginario fantascientifico e cyber-punk. Claude ed Eva, i protagonisti, hanno un rapporto opposto e speculare rispetto al loro mestiere.

«Non voglio fare la pornostar per sempre, ma credo che sia il modo migliore per avere potere e fama da subito. Poi si vedrà». «Dunque è questo che vuoi? Potere e fama?» […] «È quello che vogliono tutti […] non fare il moralista, è quello che vuoi anche tu» […] «si possono desiderare le stesse cose per motivi opposti» «Il motivo!» sbottò lei «È sempre così, non trovi un senso e cerchi una causa. Sei così astratto!» «Le cose intangibili per te hanno uno scarso significato» le disse Claude con rabbia «mentre per me è il contrario, il non toccarle le rende più reali, più vivide.»

Per Claude è l’intangibilità che rende reali le cose, non poterle toccare amplifica il desiderio. Il desiderio incarna la continua ricerca di qualcosa che sappiamo di non poter avere ma è l’inseguirlo che ci fa sentire vivi. Per questo è un ottimo regista.

«[…] Riflettici Claudine: qual è l’apoteosi della pornografia? Il piacere assoluto, che sovrasta ogni finzione, che non ha nulla a che fare con i generi, con la carne, la felicità, l’amore, la procreazione. Anzi, che distrugge, schiaccia e strangola la sua appendice funzionale». «Claude» chiese Eva impaziente, «ma di che diavolo stai parlando?»

Eva è l’altra faccia della medaglia, quella che ha bisogno della materialità e del pragmatismo per sentirsi viva. Non idealizza la vita per astrarsi da questa, ma cerca l’astrazione nella carnalità dei rapporti umani. Per questo è un’ottima attrice.

«È possibile, dall’interno le cose si vedono solo in parte. Anche dall’esterno però, quindi siamo pari» dice Claude a Eva.

I ruoli che i due fratelli ricoprono nel mondo del porno riflettono il loro approccio alla vita, e i due elementi sono in simbiosi. Eva non può esistere senza l’obiettivo di Claude. Claude non può seguire il suo sogno senza Eva. Allo stesso modo Claude ed Eva non potrebbero esistere senza l’onnisciente occhio di Frank Spiegelman e della Perverse Angel. Il porno, col suo sguardo morboso e voyeuristico, diviene allegoria di una realtà contemporanea dove gli obiettivi di smartphone e fotocamere sono puntati prima ancora dei nostri occhi su ciò che ci circonda, rendendo reale non più ciò che vediamo ma ciò che ri-vediamo filtrato da un obiettivo o da uno schermo (non a caso tutta la storia è vista – e raccontata – da dietro uno schermo). La pornografia diviene metafora di un mondo che idealizziamo ma che poi si riduce a banale pragmatismo, e il porno, nel suo stesso banale pragmatismo, diviene astrazione, sogno e utopia. In un contesto simile il porno di Ultimo Piano è il fluido vitale dei sentimenti e dei rapporti umani, è la sfera all’interno della quale questi si muovono, nutrono e amplificano. È la pornograficazione della vita, a cui noi ci stiamo sempre più abituando.

 

 

L’autore Francesco D’Isa

INTERVISTA ALL’AUTORE:

Durante una delle presentazioni del libro hai parlato della pornografia come elemento endemico dell’attuale società. Viviamo in un mondo sempre più sessualizzato, non solo per la mercificazione del corpo insita nei media, quanto anche per l’aspetto voyeuristico che abbiamo su ciò che ci circonda. Tutto ha bisogno di essere filmato e condiviso. Si può dire che c’è un po’ di Frank Spiegelman in ognuno di noi?

Senza dubbio: non a caso “Spiegelmann”, in tedesco [è] l’uomo-specchio. Il narratore è l’estremizzazione non troppo estrema del modello sociale contemporaneo, per lo più occidentale ma ormai abbastanza ubiquo. È sia l’artefice che la vittima del sistema di valori in cui si situa. Artefice perché essendo un uomo “di successo”, nonostante i deficit fisici, contribuisce al sostentamento del sistema (per preservare il suo “successo” deve difenderne il valore). Vittima perché non ha scelto le condizioni di partenza, ma vi è stato gettato, come tutti. La sua scelta è di essere un campione del suo tempo, invece che un ribelle.

Nel precedente libro, Anna, i protagonisti venivano definiti come “due linee che non si parlano, ma sentono scorrere i reciproci pensieri”. Possiamo dire lo stesso dei fratelli Claude? Ci sono delle affinità con Anna ed Ezio o si discostano da questi?

Sì ci sono delle affinità, ma mentre Anna ed Ezio sono rette parallele perché sono persone diverse, sebbene innamorate, Claude (lui) e Claude (lei) sono due aspetti di una persona che hanno una vita autonoma. Non esiste Claude senza Claude… a rileggerlo sembra così ovvio, anche per questo li ho chiamati allo stesso modo.

La pornografia è pragmatica e banale, così l’hai definita durante una delle presentazioni del libro, lasciando intendere che i discorsi filosofici attorno a questo tema lasciano il tempo che trovano. Eppure il modo in cui tu hai usato la pornografia nel libro l’ho trovato se non filosofico, almeno allegorico o metaforico nei confronti della nostra società. Dove sta la differenza tra quanto hai detto e quanto hai fatto?

Quel che intendevo dire è che la pornografia in sé è un oggetto piuttosto banale, mentre è molto interessante, se non necessario, studiarne l’effetto, le cause, l’evoluzione e l’influsso che ha nella società, nella visione del mondo e delle relazioni dei contemporanei. Si può non parlare di una cosa a tal punto pervasiva? Il difetto del dibattito filosofico sull’argomento è, a mio avviso, che o sente il bisogno di schierarsi o “si distrae”, un po’ perché fa figo parlare di porno, un po’ perché si pensa che abbia qualcosa a che fare col sesso, quando il suo punto non è lì.

In una precedente intervista abbiamo parlato delle pornostar che vestono i panni dell’intellettuale. Come vedi invece l’operazione opposta, cioè l’intellettuale che usa la pornografia per veicolare messaggi profondi? Ci sono precedenti? Ti sei sentito un po’ parte di questo ruolo mentre scrivevi il libro?

Spero di no. La pornografia è un argomento da trattare con freddezza, molto più di altri, perché tira in ballo cose che difficilmente ci lasciano indifferenti, come il sesso e il desiderio. L’intellettuale che usa la pornografia come specchietto per attirare l’attenzione non fa un’operazione culturale, ma fa, appunto, della pornografia. Nulla di male – la mia posizione è neutra – ma che la cosa sia chiara. Di precedenti è pieno, molti ne hanno fatto il proprio cavallo di battaglia, alcuni con successo e altri senza. Uno su tutti è Jeff Koons; pur con la scusante di averlo fatto un bel po’ di tempo fa, le sue opere ispirate al tema non parlano realmente di pornografia, ma la usano per attirare l’attenzione sull’opera stessa. L’unico merito di operazioni del genere è di porre la questione: «La pornografia non può essere ignorata» e la domanda «Può l’arte esser pornografica?». Queste due riflessioni sono piuttosto semplici, riduttive e ormai anacronistiche. Lo stesso anno in cui nasce Koons, Nabokov pubblica Lolita, che, tra le altre cose, parla della pornograficazione della società mille volte meglio e più profondamente, in modi non ancora del tutto accettati. Jeff è già in ritardo secondo me, chi lo fa adesso, beh, è un po’ come fare il pittore cubista nel 2015…

Quando la Pornografia raggiunge fini artistici e culturali e quando l’arte e la cultura diventano pornografia?

La prima quando smette di essere pornografia, per via del tempo o di altre caratteristiche. La seconda quando fa venire voglia di masturbarsi più che di contemplare.

Hai chiuso Pornsaints e hai pubblicato un libro il cui cuore è la pornografia e il sesso. Si chiude un ciclo, legato al rapporto tra le tue opere e il sesso, o è solo una coincidenza?

Temo che non riuscirò a non parlare di sesso, ma la pornografia mi ha un po’ annoiato