INTERVISTA A PAOLO CAMMILLI, ORGANIZZATORE DI FIRENZE LIBRO APERTO

Un nuovo Festival del Libro? 

 

A Firenze nel weekend tra il 17 e il 19 febbraio si svolgerà un nuovo festival del libro, Firenze Libro Aperto. Come si legge nella pagina informativa del sito, il festival che avrà luogo alla Fortezza da Basso ha fra le finalità “la creazione di un vero e proprio evento aperto, dinamico e condiviso intorno al libro e il coinvolgimento attivo della piccola e media editoria in sinergia con la grande editoria”.

L’approccio economico sembra chiaro, molta incertezza invece sugli editori e gli autori che parteciperanno. Sul sito e sulla pagina facebook del festival iniziano a comparire i nomi dei primi autori coinvolti, ma il programma ufficiale al momento indica poco giusto gli orari di apertura della struttura.

 

Firenze Libro Aperto

Firenze Libro Aperto

 

Abbiamo allora parlato con l’organizzatore di Firenze Libro Aperto: Paolo Cammilli, fiorentino classe ‘74, autore di Io non sarò come voi e Maledetta primavera, editi ora, rispettivamente, da Sperling & Kupfer e Newton Compton.

Cammilli oltre ad aver creato la F.B.S. Eventi Srl, la società che cura Firenze Libro Aperto, è anche il fondatore della casa editrice Porto Seguro, con la quale ha pubblicato il suo primo libro.

 

Firenze Libro Aperto

Paolo Cammilli – foto OublietteMagazine

 

Paolo Cammilli, come è nata l’idea l’idea del Festival?
L’idea nasce dal fatto che Firenze è una città che ha un ruolo centrale per la cultura, ma anche dal punto di vista territoriale sta fisicamente al centro del Paese. E a Firenze un evento così non c’era mai stato, l’unica Fiera del libro c’è stata nel 1922, è passato un secolo.
E vedendo cosa succede ai Saloni nel resto d’Italia, la nostra idea è di far partecipare tutti, con prezzi abbordabili.

 

Ha fatto riferimento alle altre fiere. Immagino si riferisca a Torino, Milano, Roma. Come si posiziona Firenze Libro Aperto rispetto a questi grandi eventi.
Si colloca in maniera abbastanza diversa. Innanzitutto non entriamo nel merito della disputa Torino-Milano. Possiamo affermare che il libro non è fatto per dividere ma per unire. Che male c’è se ogni città ha il suo festival? In questo caso c’è stata una presa di posizione e chi ha cagionato questa scissione ha letto poco o male. La differenziazione di base che proponiamo è di natura economica: per noi c’è un abbattimento dei prezzi fino all’80%.
E poi c’è la possibilità di condivisione dello spazio, con un grande open-space in cui saranno insieme le grandi case editrici, oggi un po’ latitanti, ma anche le medie e piccole. Tutti potranno convivere insieme, l’una attaccata all’altra. Ci sarà molta condivisione. E daremo spazio a tutta la filiera editoriale, quindi anche agli autori, eventuali tipografie, distributori e così via.

 

Cosa intende per prezzi abbordabili, abbattimento dei costi?
Prezzi abbordabili per gli standisti, per chi vuole essere presente con un proprio spazio. Una fiera la fanno coloro che affittano uno stand. Faccio un esempio concreto: uno stand piccolo a Torino può costare €1500, da noi costa €290.

 

E quando parla di grandi editori latitanti a cosa si riferisce?
Il nostro scopo fondamentale, all’inizio, era quello di far convivere tutti. Poi però la grande editoria dopo il caso Torino-Milano ha scelto di arroccarsi e di seguire l’AIE (Associazione Italiana Editori) che fa il bene di non si sa quale casa editrice, ma sicuramente non rappresenta tutta l’editoria.

 

Ma ci sono dei grandi editori che hanno confermato la propria presenza?
Per i ragazzi ci sono molte conferme ad esempio, per quanto riguarda l’editoria per adulti non ce ne sono molte. Ma ancora c’è tempo.

 

Perché secondo lei?
Forse hanno visto la nostra idea con un po’ di scetticismo, ci hanno considerato un altro possibile competitor. In realtà Firenze non ha niente a che vedere con gli altri Saloni, Firenze ha il suo festival. A cui parteciperanno autori internazionali.

 

Firenze Libro Aperto

Firenze Libro Aperto

 

Parliamo degli autori.
Ci saranno Lansdale e Ben Jelloun, personalità da tutto il mondo e da tutta Italia, autori di valore.
E la cosa interessante è che in alcuni incontri si parlerà proprio di editoria, quindi di argomenti vivi.

 

Il programma al momento è solo di massima, nel senso che sono indicati i giorni e gli orari di apertura. Possiamo dire qualcosa in più?
Mah, tutti i festival si riservano di rilasciare pochi dettagli fino alla fine, anche perché poi le cose cambiano molto velocemente. Un autore in più, un autore che non può venire. Si rischierebbe di fare delle brutte performance. Posso dire che partecipano autori molto importanti.

 

Ha citato Lansdale.
Ma posso citare anche Licia Troisi, che è sicuramente la più importante autrice di fantasy in Italia, Alessia Gazzola, Diego De Silva. Per ora anticipo questi.

 

Ha scelto come direttrice artistica un nome nuovo, Chiara Bentivegna. Una scommessa?
Un nome nuovissimo, le faccio i complimenti. Lei è stata abile nel collaborare con autori affermati come Marco Vichi, che pur non essendo presente all’interno dell’organizzazione comunque ha dato una mano spassionata alla nostra iniziativa.
E comunque anche io sono uno scrittore, edito da Mondadori.

 

Paolo Cammilli - foto da SulRomanzo

Paolo Cammilli – foto da SulRomanzo

Giusto, torniamo agli editori. Quelli presenti, al di là delle conferme, sono tutti editori non a pagamento o ci saranno anche editori a pagamento?
In che senso editori non a pagamento?

 

Editori a pagamento, quelle case editrici che stampano libri pubblicati grazie ai soldi degli autori, o che vincolano gli autori all’acquisto di copie del proprio libro, o altre forme di contratti-capestro.
Lo dico sinceramente: questo non lo so. Anche perché ogni casa editrice non è che lo viene a dire. Una casa editrice che parteciperà, quella che fa capo a noi, Porto Seguro, non è a pagamento. Sarà presente anche il self-publishing, ma le case editrici a pagamento, come lei immagina, non si reclamizzano sotto questo aspetto. Sicuramente non c’è Albatros-Il Filo.

 

Quindi se un editore vuole partecipare non ci sarà una selezione, un vaglio.
No, anche perché se andate a vedere, ad esempio a Torino, la maggior parte sono Editori a pagamento. L’editoria purtroppo in gran parte è a pagamento.

 

Immagino che un’iniziativa di questo tipo abbia dei costi ingenti. Anche solo l’affitto degli spazi della Fortezza da Basso non è banale, senza un piano preciso. C’è quindi un aiuto da parte di sponsor, o un sostegno istituzionale?
No, noi non abbiamo assolutamente cercato fondi pubblici. Ci sembra che un buon progetto debba essere in grado di camminare con le proprie gambe. Quando c’è bisogno di un sovvenzionamento esterno automaticamente crolla il disegno imprenditoriale e culturale. Se lo Stato mette un milione di euro son buoni tutti a fare un festival del libro. Cosa che avviene puntualmente per gli altri festival. Nel nostro caso invece i costi vengono coperti attraverso sponsor più o meno grandi che stanno aderendo, attraverso l’adesione delle case editrici e speriamo soprattutto grazie ad un grande afflusso del pubblico.

 

Qual è il costo di ingresso?
Una premessa importante, che ci differenzia dagli altri festival: da noi ci sarà anche una sessione serale, in cui verranno fatti degli show da parte di personaggi del mondo dello spettacolo nazionale, e un concerto nel giorno di sabato. Quindi abbiamo pensato a due tipi di biglietti, a seconda della sessione. Per chi entra il venerdì o la domenica mattina il costo è solo di €7, per chi entra nel pomeriggio o nel giorno di sabato il prezzo è €10. E ricordo che con la tessera Coop, che oggi hanno praticamente tutti, c’è un 20% di sconto.

 

Parliamo un po’ anche di lei, autore ed editore. Prima citava Porto Seguro, la casa editrice che ha fondato e che dirige, con cui ha anche pubblicato il suo primo libro “Maledetta primavera”.
Sì, la mia casa editrice ha anche pubblicato il mio primo libro, che poi è stato acquistato da Newton Compton e poi come autore sono stato acquistato da Mondadori.

 

Firenze Libro Aperto

La conferenza di presentazione a Palazzo Vecchio

 

Ma da editore, qual è la sua visione dell’industria editoriale nazionale? Ad esempio è opinione diffusa che in Italia si pubblichino troppi libri, e la sua casa editrice, che esiste solo da 2-3 anni, se non sbaglio ha pubblicato circa 150 titoli.
Sì la nostra politica effettivamente è diversa da quella delle grandi e medie case editrici che parlano tanto di merito, laddove il merito non esiste. Guardano solo all’aspetto commerciale, cito il caso delle 50 sfumature di grigio per esempio. Nessun editore lo avrebbe pubblicato per merito. E così va nella maggior parte dei casi, quindi scordiamoci l’illusione di un giudizio meritocratico degli editori, senza parlare del fatto che spesso i manoscritti nemmeno vengono letti, è difficilissimo pubblicare con uno di questi editori.

Noi invece abbiamo deciso di pubblicare molti degli autori che ci contattano – ovviamente solo quelli che rientrano nel limite della decenza. Il numero maggiore possibile: poi si esporranno loro con il pubblico, cercando di autopromuoversi. Così avranno la possibilità di far conoscere la propria opera. Questo è il mio punto di vista.

 

Una sua visione, in generale, sullo stato attuale della letteratura italiana?
In generale manca di fantasia. Non ci sono in questo momento molti autori brillanti che sappiano interpretare bene l’attualità. Per questo ci si arrocca sui soliti gialli o sui romanzi rosa. Vanno bene i gialli? E allora tutti a scrivere storie con i commissari. Nessuno che sia capace di raccontare con fantasia e realismo la realtà di oggi.

 

Qua il comunicato stampa di lancio del Festival

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