IL PROBLEMA DEI DEHORS COME LUOGO DI MOVIDA MOLESTA: INDAGINE CHOC

«Gli angeli del Bellow è la molesta e selvaggia satira che non si leggeva sui muri di Firenze dai tempi del lalli galli.» Anonimo su muro di Firenze

 

Nel giro di chi presta servizio presso qualsiasi pronto soccorso circolano migliaia di aneddoti riguardo casi più o meno singolari avvenuti nottetempo; l’autore di queste righe una volta, presentatosi alle tre del mattino all’urgenza di un grande policlinico locale (l’idiota si era affettato il pollice sostituendo la ruota posteriore destra dell’automobile sulla quale viaggiava) ebbe a vedere con i propri occhi una graziosa studentessa statunitense intenta a sfogliare una rivista di moda nell’attesa d’essere visitata dal medico di turno: aveva la schiena puntellata da schegge di vetro grandi come fette di torta e nell’insieme ricordava uno stegosauro miscelato all’ultimo superstite d’un episodio di Non aprite quella porta. Ci sorridemmo lungamente.

 

La vittima dei Dehors selvaggi ritratta da Niccolò Gambassi

La vittima dei Dehors selvaggi ritratta da Niccolò Gambassi

 

Ché poi dovrebbe essere noto: facendo movida molesta o selvaggia™ può capitare di rovinare su un tavolino trasparente e fracassarlo quindi – se chiusi dentro una stanza opprimente, tra luci stroboscopiche e musica alienante – al momento di essere sollevato succede di sentirsi un idiota. Invece all’aperto no (c’è l’aria fresca e tutto) e da qui l’esigenza di salvaguardare i dehors cittadini, specie quelli più caotici.

 

Dovendo affrontare il tema scopriamo un’intricata ma fascinosa giungla di dati.

 

1) I dehors (per chi venisse dalla luna, si tratta di quelle cose in ferro che stanno fuori dai posti) sono quasi quattrocento all’interno del centro storico fiorentino, con una dimensione media di 10 m² d’occupazione del suolo pubblico cadauno (immaginando un unico, smisurato dehor, dovrete pensare a qualcosa di grande 3960 m²). Il centro storico fiorentino è area Unesco e «fuori dall’area Unesco» ma sempre in città scendiamo a 160 permessi circa, idem con media di 10m² a pezzo. Non ho idea di quanta gente possa contenere una sezione simile di terreno, però evidentemente si tratta d’un numero sufficiente per creare problemi a coloro che ci dormono attorno, generando movida molesta o selvaggia™. Tuttavia vanno capiti i movidisti perché in alcune circostanze reagisci male all’omologazione delle strutture inneggiando all’importanza dell’essere unico e questa normativa di fare i dehors tutti identici inevitabilmente snerva: chiaro che poi inizi a urlare o frantumare bottiglie sul naso del vicino.

 

L'unico rimedio contro la movida molesta o selvaggia™

L’unico rimedio contro la movida molesta o selvaggia™

 

2) Tecnicamente le tipologie di dehors da movida™ sono svariate ma si somigliano tutte, comprese le decorazioni laterali che in un impeto sorprendente di fantasia a Firenze sono state plasmate con forma di giglio. Si va dal Dehor senza Pedana o DsP – adesso in grande spolvero – alla Struttura con Pedana (ScP); senza copertura stabile (SCS), aperta sui lati o pedana chiusa (PC) su più lati e copertura stabile con occupazione stagionale continuativa, terminando con la tipologia strutturata a pedana chiusa su più lati («massimo tre») e copertura con chiusura stagionale limitata al periodo novembre-marzo (CSL). Recinti ingestibili per l’amante della movida, al solito un diavolo alieno a schemi rigidi e proprio contro la movida molesta o selvaggia™ che genera degrado s’è riunita qualche mese fa la giunta di Palazzo Vecchio emanando una serie di punti con scopo tutelativo dei dormienti che dovranno passare all’esame del Consiglio Comunale al fine di essere approvati. Qualche esempio: per i dehors serve liberare il cono visivo dei monumenti (tipo se in un dehor c’è un tizio che fa movida ed è altissimo, al fianco di uno che non fa movida ed è un nano da circo, il primo può essere rimosso dai vigili urbani) oppure quelli che stanno sul dehor a fare movida dovranno contenere le rispettiva grida entro limiti acustici accertati sulla base di rilievi fonometrici attuati da soggetti competenti, qualunque cosa siano. Se sgarri la pena è: sospensione dell’uso del dehor.

 

3) Però c’è un però, e suona di complessa risoluzione ovvero, anche nel caso in cui riusciate a tenere buone le istituzioni antimovida, contro i dehors della movida molesta o selvaggia™ si scagliano gli inquilini dei piani superiori al dehor, frequentemente scivolando in azioni non galanti che vengono omesse se intervistati da cronisti esperti di movida. Per dirne una: contro i dehors della movida molesta sono stati accertati negli scorsi mesi lanci di acqua, acqua+detersivo, urina, urina+detersivo e olio (sebbene «non bollente», come ha tenuto a specificare l’informatore del comitato Il sonno non fa rumore.) Rare le evidenze di smontaggio durante il giorno del dehor medesimo senza farsi vedere, o incendio doloso. Unica evidenza appurata, il problema dei dehors in città resta strettamente connesso a quello della movida molesta e selvaggia™ e servirà trovare una soluzione in tempi rapidi se non vogliamo ritrovarci a trascorrere qualche ora in uno spazio chiuso di ferro battuto con fungo riscaldante, cocktail, stuzzichino e gente attorno che ride. Sarebbe un inferno.

 

 

  1 comment for “IL PROBLEMA DEI DEHORS COME LUOGO DI MOVIDA MOLESTA: INDAGINE CHOC

Comments are closed.