IL CAPAMUSEO APRE A FIRENZE PER UN’UNICA DATA: 7 SETTEMBRE

La sua musica, il suo timbro vocale e la sua satira politico-sociale fanno ormai parte del panorama musicale italiano tanto quanto la sua capigliatura. Giocoliere di parole, rapper atipico e ironico,Caparezza, con l’uscita di ogni suo nuovo album, è sempre sulla bocca di tutti, dai giornalisti di settore a chi ancora si ostina a volerlo inquadrare dentro un genere musicale. C’è chi lo ama e c’è chi lo odia, ma, in effetti, rimanere indifferenti ascoltando una sua canzone è difficile, vuoi perché i testi non sono mai tirati via, e spesso richiedono più ascolti per essere compresi, vuoi perché la musica è sempre coinvolgente, orecchiabile. Ballabile.

 

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Dai tempi di “Fuori dal tunnel” a oggi (ma chi sa tender l’orecchio sa che i tempi son ben più remoti), parole su di lui se ne sono dette tante, ma ciò che rimane alla storia sono quei dischi, quella trilogia che lo ha sdoganato definitivamente dall’ambiente rap, pur non avendo mai abbandonato quella forma di canto, elevandolo a musicista poliedrico. Tre concept album usciti con cadenza triennale: Le dimensioni del mio caos, 2008, Il sogno eretico, 2011, e infine Museica, 2014. Un trittico potremo dire, per richiamare le atmosfere artistiche che hanno ispirato, e guidano, l’intero ultimo album, il quale chiude (ma sarebbe più corretto dire “apre”, dato che l’autore, in un’intervista, l’ha definito il suo “primo nuovo album”, di cui cura, per la prima volta, anche la produzione artistica) il racconto di Michele Salvemini, in arte Caparezza, e la sua concezione della musica, dell’arte, del testo, dell’uso della parola come arma e come strumento per trasmettere emozioni, concetti, visioni. Critiche e proteste.

Retaggio del rap o del cantautorato, cercatelo dove volete, ma non limitatelo solo a quello. La musica di Caparezza è anche altro, è una forma d’arte e come tale può essere apprezzata, compresa, sviscerata e usata per molteplici fini: riflettere, ballare, riempire una stanza, acculturarsi o svagarsi, per aspettare un autobus in ritardo o per esser dedicata a qualcuno di caro e, perché no, criticata.

 
Le opere che hanno ispirato le canzoni di Museica

Le opere che hanno ispirato le canzoni di Museica

 

Non importa come, dove o perché lo fate. Conta ciò che ne traete. E se andate a cercare su Google, su un’enciclopedia o direttamente sulla Divina Commedia chi è Filippo Argenti, non dovete sentirvi come i qualunquisti che danno del pazzo a Van Gogh. Non è mai troppo tardi, come lui stesso ci dice, per scoprire qualcosa o decidere di farne un’altra, al contrario di quanto vogliono farci credere. Bisogna avere solo il coraggio delle proprie azioni, delle proprie scelte, senza lasciare il lavoro a metà per vigliaccheria o paura di fallire, prendendosi gioco delle proprie certezze, con leggerezza, come lui stesso da sempre fa. Mi spiace per quei colleghi che dentro questo disco non hanno trovato originalità, che vi hanno scorto qualcosa di già visto e sentito. A loro rispondo, per quanto conti, con ciò che qualcuno disse in merito: “La ricerca spasmodica di originalità è tipica di chi non ne possiede affatto. Chi è originale non ha bisogno di esserlo”.

 

 

Diciassette opere d’arte visiva, reinterpretate da un’artista musicale che con questo disco ci porta dentro la sua personale ed eccentrica mostra, la quale farà tappa il 7 settembre a Firenze, all’Ippodromo delle Cascine, presso il Parco delle Cornacchie. Un album dedicato all’arte sembrerebbe andare a nozze con la città di Firenze, e il Capa questo matrimonio lo ha celebrato in modo imprevedibile. Non sono i grandi artisti che hanno reso celebre la città toscana ad aver ispirato il musicista pugliese, bensì, a creare i link, sono stati il vicino di casa di Dante (Argenti vive) e Lucio Fontana: uno dei suoi “squarci”, chiamato Concetto spaziale: attesa è infatti conservato al nuovo Museo Novecento di Piazza Santa Maria Novella ed è stata l’opera-guida per il brano Compro Horror. Un collegamento che crea il pretesto per avvicinare in modo concreto gli appassionati di musica al nuovo spazio dedicato all’arte moderna: il Comune di Firenze e gli organizzatori del concerto (Info qui) stanno infatti studiando un sistema di sconti e riduzioni per i biglietti (leggi sotto).

State sintonizzati quindi, che di questi tempi non ci si può permettere di fare tante cose, ma almeno di ascoltare Caparezza, quello sì, per fortuna, possiamo permettercelo.

 

Info:

I possessori del .biglietto del concerto, nei giorni 6/7/8 settembre, potranno ottenerel’ingresso al Museo Novecento scontato (4 euro anziché 8,50) recandosi presso l’info point del Museo stesso, mostrando il biglietto alla cassa. Per quanti intendono invece acquistare il biglietto del concerto il giorno dello spettacolo, mostrando il biglietto di ingresso del Museo Novecento alla cassa, allestita presso il Parco delle Cascine, si avrà diritto ad una riduzione di 3€.