I TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI CAMBIANO ABITO

“Per essere come sono / per fare quello che faccio / per dire quello che dico / non chiederò perdono” da La Via Di Casa.

Ore 19:30 di sabato 18 Aprile: parto da Pistoia per arrivare al Sonar con anticipo, lo faccio perché mi piace godermi quel microcosmo di lavori importantissimi che sta dietro alle due ore di canzonette live che giornalmente cerco di procacciarmi.
Ebbene, succede che sbaglio strada e mi ritrovo in Val di Chiana ma non demordo, tra una bestemmia ed un rosario al contrario inforco, accompagnato da visioni mistiche di demoni aztechi, la statale che mi riporta verso Siena e la Val d’Elsa. Benissimo, dopo 250 chilometri e due ore e mezzo di macchina ecco l’oasi nel deserto: appare, nel suo arancione acceso e abbacinante, il Sonar, la casa della musica, l’agognata e sudata meta. Ma questa è un’altra storia, la storia di un inadatto alla vita ed ai viaggi che si perde anche in autostrada, quindi lasceremo perdere…

 

La cosa importante è che sono al Sonar, sono le 22 spaccate e la fila all’ingresso è irrisoria. Entro lesto, fisiologica birretta di ristoro e via a guadagnare le prime file. Sono qui per assistere all’ennesimo nuovo spettacolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti mosso dal più caloroso e sincero groupismo. La storia di questo nuovo live ha radici lontane, radici saldamente piantate in Sardegna: era l’8 Agosto 2014 quando, al Teatro Civico di Cagliari, andava per la prima volta in scena lo spettacolo unplugged dei friulani morti. Ed ecco che dopo otto mesi lo ripropongono in lungo ed in largo attraverso tutto lo stivale. Scaletta ricchissima, presenza scenica importantissima e mai in discussione e gran passeggiata attraverso ventuno memorabili anni di storia della band.

 

Lo show inizia con un Toffolo avvolto nel suo folto pelliccione che, da solo con la sua chitarra, attacca La Ballata Delle Ossa per poi introdurre gli altri componenti del gruppo che, messo il loro didietro al proprio posto, avviano a tirare su il vero e proprio spettacolo accompagnando nelle proprie peripezie Il Principe In Bicicletta per poi attaccare con quello che da ormai quattordici anni è un vero e proprio mantra dell’esercito di allegri ragazzi morti, quella Quasi Adatti che catapulta tutti i presenti in uno stato di autocoscienza assoluta.

 

 

Dopo questo warm-up iniziale per scaldare gli animi in sala Toffolo prende la parola per introdurci ad una bellissima filastrocca che parla del mondo costantemente in guerra e di quella guerra che tutti gli uomini di qualsiasi epoca hanno conosciuto perchè, infondo lo sappiamo, “Ogni Adolescenza coincide con la guerra, che sia vinta che sia persa”…

Arriva il momento di sgolarsi anche per i novizi, accorsi in gran numero a sentire per la prima volta il “trio”: si finisce nel Giardino Dei Fantasmi a capire come sarebbe (o sarà) La Mia Vita Senza Teoppure rapiti dalla mirabolante vicenda trattata in quell’inno Alle Anime Perse che rappresenta uno dei pezzi più azzeccati dell’ultimo lavoro discografico. Finito questo viaggio tra spettri e ligustri alziamo il naso al cielo per osservare rapiti La Faccia Della Luna e renderci conto che siamo giuntiAlla Fine Del Giorno. Il pubblico è visibilmente soddisfatto anche se le nuove reclute non sembrano del tutto sciolte e a loro agio, vengono quasi spiazzate dall’atterraggio in terra sicula: ci troviamo rapiti dalle note della cover di Aria Di Rivoluzione di quel genio indiscusso e inarrivabile che è il Battiato di Sulle Corde Di Aries per poi venire di nuovo catturati da La Tempesta con una cover bellissima di una già meravigliosa canzone che è Vivere Fuggendo de Il Pan Del Diavolo.

 

Dopo questa breve gita fuoriporta sulle pendici dell’Etna e dentro la Cattedrale di Palermo ci mettiamo alla ricerca di Codalunga, che non si sa dove sia, “può darsi sia partito, per un altro universo”. Arriva il momento in cui il pogo ed un amore viscerale e profondo si fondono per dare vita a Dipendo Da Te, brano che ci fa fare un salto nel tempo di vent’anni, fino a quell’Allegro Pogo Morto che proprio l’anno scorso è stato ristampato in vinile da Tannen Records.

 

 

Toffolo scava in ognuno di noi e allora si canta sulle note di Puoi Dirlo A Tutti per poi celebrare una grandissima donna e confessarci che “le parole di questa canzone le ho tutte rubate ad una grande poetessa che si chiama Alda Merini“.

Così Proserpina lieve/vede piovere sulle erbe,/sui grossi frumenti gentili/e piange sempre la sera./Forse è la sua preghiera.

Si tratta de La Salamandra che ci fa da apripista ad un brano che non parla della stramba, strambissima vita dei Tre Allegri Ragazzi Morti ma bensì “de unaSignorina Primavolta”.

C’è anche tempo per far un giro in quest’Italia malata e culturalmente arida (ahi noi): lo yeti Toffolo ci prende sulle spalle e via a fare un giro della Bella Italia, morta suicida dentro la televisione scambiata per il vasto oceano. Rapido passaggio per La Poesia E La Merce per poi farci accompagnare da Toffolo, Molteni, Masseroni e Maglia in quel posto ancestrale e magnifico in cui tutti i ragazzi morti vivono, Il Mondo Prima. Sulle note di questo inno sacro i Nostri si congedano e prendono madidi la porta del backstage.

Bastano dieci minuti per veder tornare Toffolo con lei, la Testa Indipendente, colei che ha inventato i Tre Allegri Ragazzi Morti e tutto il loro immaginario.

 

El Tofo e La testa indipendente

 

El Tofo e La testa indipendente

Dopo una breve chiacchierata a tre tra pubblico, Eltofo e Testa Indipendente è il momento del rituale: “la vita è cattiva ma non l’ho inventata io, il concerto è finito!” urla Toffolo. La risposta arriva istantanea e scontata: un corale “VAFFANCULOOOOOOOO” si libra nell’aere e come ogni volta, dopo aver stabilito che la vita non è cattiva ma cattivissima, il concerto riprende. Arrivano I Cacciatori che incontriamo su La Via Di Casa e che ci portano a ballare e saltare sulle note di Mio Fratellino Ha Scoperto Il Rock ‘n’ Roll. Nemmeno il tempo di capire che Francesca Ha Gli Anni Che Ha che ci troviamo a lezione dal professor Toffolo che ci spiega Di Che Cosa Parla Veramente Una Canzone.

“Della festa cominciata, delle scarpe che non ho, dei desideri e dei piaceri, del ballerino che sarò, della morte che mi guarda, dell’antidoto che ho, di come salveremo il mondo o perlomeno il nostro. Del denaro, del mio cane, dell’amore che imparerò a fare, della guerra quella vera, della terra dalla luna, del piacere che ho provato a stare oggi assieme a te dentro il letto, sopra il letto col futuro che non c’è.”

Torna alla ribalta la Testa Indipendente che chiede al pubblico un Mi che servirà per mettere in scena il prossimo pezzo, è il momento dei saluti e quale miglior modo se non cantare tutti insiemeLa Tatuata Bella (adattamento “attualizzato” del motivo tradizionale lombardo La Canzone Del Non Lavoro). Saluti al pubblico, ringraziamenti e via dietro le quinte. La scaletta sarebbe terminata ma i nostri beniamini pordenonesi tornano sul palco per due regali fuori programma: suonano ancora carichissimi Non Mi Manca Niente e poi quella che è una canzone-manifesto di quel piccolo grande microcosmo creatosi sulle rive del fiume Naon, quella Mai Come Voi che ogni allegro ragazzo morto sente propria e che canta sempre con un certo grado di emozione.

 

Stavolta i saluti sono veri – “mi auguro che la vostra serata finisca facendo l’amore, qualunque siano i vostri gusti sessuali” – e Toffolo e soci ci danno appuntamento all’inizio del 2016 “confessando” di andare a modellare quel che sarà il nuovo disco. Non ci resta che ringraziarli dell’ennesimo bellissimo live e aspettare con impazienza e curiosità la loro prossima creatura. Inutile dire che ci mancheranno e che sarà un crescendo di trepidazione fino alla nascita del nuovo bimbo Tempesta. Intanto mi sento di ringraziarli dato che ogni volta, in qualsiasi salsa si presentino, riescono a mettere in scena un grandissimo spettacolo confermando, se mai ce ne fosse stato il bisogno, la loro grande duttilità ed il loro essere artisti a 360 gradi. Bacini e rock ‘n’ roll.

 

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