GUARDIE E LADRI: INTERVISTA ALL’AUTORE LUCA PAGNINI

di Mattia Rutilensi e Salvatore Cherchi

 

Luca Pagnini è uno scrittore fiorentino classe ’65. Dopo aver pubblicato due raccolte di poesie (Galileo e altri sfregi arbitrari, 2005; Come fulmini sul mare, 2007), nel 2012 si affaccia al mondo della narrativa con Guardie e Ladri (La Gru Edizioni), raccolta di racconti di matrice giallo-poliziesca. Ma, come spesso si dice, non è la copertina a fare il libro, e quello che andremo a leggere in Guardie e Ladri è molto più che una serie di racconti gialli, ma un vero e proprio viaggio a 360°.

 

È, innanzitutto, un viaggio tra diversi generi letterari, che spaziano dal giallo al noir, passando per il comico, il fantastico e l’ucronico, mostrandoci l’onnivoracità letteraria dell’autore. È anche un viaggio spaziale, tra le terre e le città in cui Luca è nato, è cresciuto e ha vissuto, perciò, oltre Firenze e Roma, avremo tempo di soffermarci nella campagna toscana, coi suoi particolari, ironici e grotteschi personaggi. È, infine, un viaggio temporale, che parte dagli anni della resistenza partigiana, passa per i giorni nostri, gettando uno sguardo all’attualità, e corre verso un futuro prossimo, per fermarsi in un autogrill dove il tempo e lo spazio non hanno più valore. Con uno stile di scrittura asciutto, a tratti quasi telegrafico, Luca Pagnini ci racconta la giustizia e la sua applicazione nei più svariati casi, e noi siamo andati a chiedergli come tutto ciò è nato.

 

Ciao Luca, tu scrivi ispirandoti al tuo lavoro, sino a che punto quest’ultimo influisce sulle tue storie e, viceversa, quanto le tue storie influiscono sul tuo lavoro, ovvero, hai mai seguito un caso pensando: da questo posso trarne una storia?

Si, quest’ultima cosa l’ho sempre fatta. Quando capita un evento particolare penso: su questo dovrei scriverci qualcosa. Però le situazioni descritte da me sono solo verosimili, mostrano il procedimento dell’indagine, ma non sono vere, al massimo ispirate a fatti realmente accaduti.

 

la copertina di Guardie e Ladri

la copertina di Guardie e Ladri

 

 

M: Io non sono un grosso lettore del genere giallo/poliziesco, e forse questo ha influito sulla mia lettura, però ho trovato alcuni tuoi racconti, tipo Stalker, un po’ freddi, poco entusiasmanti…

Ci stà, è normale che a qualcuno non piaccia il genere. Io per esempio leggo pochi polizieschi, può sembrare strano. Scrivo quelle cose perché le conosco. Una delle prime lezioni che ho imparato è: scrivi ciò che conosci, sei più credibile. Sia per i luoghi che per le situazioni, e io, con le mie storie, voglio far arrivare al lettore l’idea di come la giustizia funziona, della necessità di avere la certezza matematica prima della condanna, del rischio di non poter condannare un innocente. Poi uno può dire: non è una grande storia. Ok. ma io non cercavo necessariamente la grande storia.

 

S:Quindi hai cercato di esaltare il lato reale delle vicende. In una nostra precedente discussione, mi dicesti che, di solito, nei gialli si leggono cose poco aderenti alla realtà: da come ragiona un poliziotto, a come si svolge un’indagine.

Si, spesso è così. Certo, con professionisti come Camilleri o Lucarelli questo non avviene, perché loro conoscono i meccanismi delle indagini, li studiano e sono preparati sotto tutti gli aspetti. Tra gli esordienti invece è più facile imbattersi in errori anche grossolani, tipo la classica scena ambientata in Italia, in cui il poliziotto dice all’indiziato: “Non lasci la città”. Non ci siamo, questo va bene per una storia ambientata in America, non in Italia, dove le leggi son differenti e, per questo specifico caso, o lo arresti o quello è liberissimo di andare dove vuole.

 

Nei racconti ambientati a Firenze la città rimane una cornice del racconto, non interagisce coi personaggi, viceversa, in quelli ambientati nella campagna toscana, i personaggi agiscono con la tipica mentalità di provincia (Ciuga e Gange) e con l’ambiente che li circonda e contraddistingue (Il rovescio è servito). Che rapporto hai con la città di Firenze? É una scelta voluta quella di tenerla sullo sfondo?

E’ vero, non ho dato molta centralità alla città di Firenze, rimane uno sfondo in cui ambientare le vicende, quasi una città come un’altra, potrebbe essere anche Dublino o Londra, ma non è per qualcosa che ho contro la città, anzi, per il romanzo che vorrei scrivere vorrei darle maggiore centralità, darne una figura che vada oltre il Duomo e Ponte Vecchio. Per i racconti ambientati in provincia invece non sono paesini realmente esistenti, ma ispirati a Strada in Casentino, il paese dei miei genitori, e scrivendoli immaginavo di essere lì, e ne traevo le peculiarità.

 

M: Abbiamo però l’eccezione che conferma la regola : il racconto Camerati, ambientato nel quartiere di San Frediano, ha una forte relazione con la città di Firenze. Sei d’accordo?

Bravo. Lì ho volutamente cercato di mostrare la S.Frediano del dopoguerra, perché quell’ambientazione è fondamentale per il racconto. Il quartiere fa da co-protagonista alla vicenda, mi sono sforzato di descriverlo correttamente, inserendo dettagli che, forse, solo i fiorentini possono cogliere.

 

In una nostra precedente discussione mi hai detto di esser cresciuto, dal punto di vista letterario, sui forum di Edizioni XII e La Tela Nera, per citarne due. Quanto queste “palestre di scrittura” hanno influito sul tuo stile, e quando ti sei sentito pronto per pubblicare i tuoi lavori?

Mi hanno aiutato tanto. Quando ho iniziato a frequentare l’u.s.a.m. credevo di sapere scrivere, e invece no, non sapevo farlo. All’interno di questi Forum c’è stato chi mi ha aiutato molto, spiegandomi dove sbagliavo, cosa potevo migliorare ecc… frequentarli mi è stato di grande aiuto. Però anche lì bisogna stare attenti, distinguere chi veramente vuole aiutarti e chi invece vuole soltanto demolirti, senza nessun suggerimento utile. Alla fine mi son trovato con una quindicina di racconti pronti, li ho fatti leggere a un editor freelance, per sapere il suo parere, e non solo mi disse che erano buoni, ma mi fece una relazione coi fiocchi che da sola valeva una presentazione. Allora li mandai a otto, nove, case editrici a cui pensavo potessero interessare i miei scritti, e una mi ha scelto.

 

Curiosando sul tuo blog, ho visto che Nora Buxareu, l’illustratrice della copertina di Guardie e Ladri, sta curando delle trasposizione grafiche dei tuoi racconti. Hai in mente di realizzare un’edizione illustrata? E, visto che siamo in tema, pensi che l’illustrazione sia un buon alleato per le raccolte di racconti che, notoriamente, in Italia non vanno molto?

Le illustrazioni che sto inserendo sul blog dovevano già essere inserite sul libro, ma vari motivi, tra cui l’aumento dei costi di stampa e, conseguenza, di copertina, e l’esigenza della disegnatrice nei confronti del suo lavoro, ci hanno portato ad accantonare l’idea. A mio parere unire narrativa e grafica è fantastico, perché vedi come il tuo lavoro viene reso e interpretato da un altro artista. Ti da un punto di vista che con la sola lettura non hai. Non capisco perché non venga dato spazio ai giovani artisti che dipingono e disegnano.

 

L'autore Luca Pagnini

L’autore Luca Pagnini

 

Hai intenzione di approfondire alcuni tuoi personaggi, ad esempio Vegliardi?

È una cosa che mi chiedono in molti. Ho già pronto un altro racconto suo (di Vegliardi ndr), ma sinceramente devo trovare il tempo per farne altri, e decidere se scrivere un romanzo, o fare una raccolta di racconti tutti suoi. Magari faccio tutti e due… o né l’uno e nell’altro. Ma non lo voglio abbandonare.

 

M: Sarebbe interessante approfondirlo, perché all’interno del racconto, per via degli spazi ristretti che questo richiede, a tratti la sua comicità, e quella dei suoi comprimari, pare quasi forzata, mentre in un romanzo lo si può fornire di un background che lo aiuti ad avere una comicità più naturale.

 

Si, hai ragione, però è anche vero che le due storie presenti all’interno della raccolta non possono, per loro natura, essere allargate più di tanto. Nascono come storie brevi e così rimangono. Per quello che dici tu bisognerebbe creare una storia con una base forte, su cui far muovere i personaggi. Quelle della raccolta si sorreggono su una serie di battute rapide, che risaltano la comicità dei personaggi, sono storie volutamente ignobili, che sdrammatizzano la serietà del caso di omicidio. Per un romanzo serve altro, puoi inventarti quello che vuoi, anche una storia assurda, ma l’importante è che regga e giustifichi la presenza dei personaggi.

 

Lasciamo ora la letteratura e passiamo al teatro, altra tua passione, vuoi dirci qualcosa? So che avevi un progetto all’attivo.

Io lavoro con l’associazione Contaminazioni Teatrali, che si occupa anche di fare corsi e organizzare spettacoli. Il mio progetto è nato quest’anno perché, dato che siamo molti attori, non era facile trovare testo adatto, allora decisi di scriverne uno io. La presentazione era prevista per novembre, ma in realtà si farà a maggio, perché nella sceneggiatura ho inserito dei flashback difficili da realizzare direttamente in scena, così la regista ha deciso che tali scene verranno girate video, e questo richiede del tempo in più.

 

I due tipi di scrittura, sceneggiatura teatrale e narrativa, si influenzano a vicenda nella stesura delle tue opere, o tieni le due cose separate?

Son due linguaggi diversi. Nella narrativa tu descrivi ciò che avviene, i luoghi dell’azione, i personaggi in scena, i loro pensieri e stati d’animo. Nel teatro tutto ciò passa attraverso il dialogo, i monologhi e la scenografia. Sicuramente la scrittura di sceneggiature teatrali mi ha aiutato tantissimo nella costruzione dei dialoghi, all’inverso però, la narrativa non ha influito sulla sceneggiatura.

 

Hai mai pensato di realizzare una versione teatrale dei racconti di Guardi e Ladri?

Avevo previsto di realizzare uno spettacolo di presentazione in cui gli attori dovevano improvvisare sul palco, sulla base dei racconti, ma per vari motivi ancora non siamo riusciti a farlo. Avevo pensato di mettere in scena Ciuga e Gange, perché è tutto basato sui dialoghi e ha un’ambientazione di facile realizzazione a teatro.

 

Quali sono gli scrittori, o le opere, a cui maggiormente ti ispiri per realizzare i tuoi lavori?

Nessuno in particolare. Leggo di tutto, ultimamente mi sono molto appassionato ai romanzi di Martin, le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, e sto leggendo solo quelli. Se devo proprio dirlo mi piace molto la scrittura asciutta, quindi tutti quegli scrittori che scrivono così, che però, nella loro semplicità e immediatezza, abbiano dei contenuti, da Carver a Pennac per fare un esempio. L’importante è che scrivi per dirmi qualcosa, non per riempire le pagine, non bado al genere, lì son partito dalla fantascienza e ora leggo di tutto, vedi Martin.

 

Ho notato infatti che tu, come Martin, hai la caratteristica di voler tratteggiare bene, oltre che i personaggi principali, anche quelli secondari, come non volessi farli risultare delle semplici comparse, al che ti chiedo, è una cosa tua o che, anche inconsciamente, hai preso da Martin?

Martin ho iniziato a leggerlo dopo la stesura dei racconti, però è certo che ho notato questa caratteristica in lui perché, scrivendo, tendi a riconoscerti in chi lo fa come te, che usa un tuo stesso stile ecc… a me piace delineare i personaggi, anche se non sono protagonisti della storia, anche se siamo in un racconto e lo spazio è stretto, difficilmente ti dico solo nome e cognome. Mentre invece non faccio descrizioni fisiche, lascio al lettore la libertà di immaginarlo.

 

Grazie Luca per la chiaccherata.

Grazie a voi.