GRAPHIC JOURNALISM PT5 | MISTERI ITALIANI

ustica

 

“Succedono un sacco di cose strane e inspiegabili al mondo. In Italia, un po’ di più.”

Andrea Purgatori

La storia la conosciamo tutti: il ventisette giugno del 1980, alle 20e59, il DC-9 della compagnia aerea Itavia, da Bologna diretto a Palermo, scompare dai radar. Verrà poi ritrovato in fondo al Tirreno, nei pressi di Ustica. Ottantuno morti, di cui tredici bambini, e quasi trent’anni di processi, inchieste, ricostruzioni, comparsate in TV, fughe di notizie, interventi di esperti nazionali e internazionali, che hanno prodotto una mole imponente di informazioni riversatasi poi in articoli, libri, notiziari e documentari. Ma tutto ciò non è servito a trovare un colpevole, se questo esiste, o a capire in che modo tutto ciò sia potuto accadere.Solo ipotesi, più o meno accreditate: una bomba, un attentato, un cedimento strutturale, un’azione militare finita fuori controllo e in tragedia. Di questo parlaUstica, scenari di guerra, opera a cura di Leonora Sartori (sceneggiatura) e Andrea Vivaldo (disegni), supervisionata dal giornalista Fabrizio Colarietti e prodotta e distribuita da BeccoGiallo, casa editrice italiana specializzata nella realizzazione di fumetti che raccontano la realtà. Giornalismo a fumetti, appunto. Nel loro catalogo si possono trovare opere che trattano cronaca nera o storica e biografie dedicate ai principali personaggi e fatti storici che hanno interessato, e tutt’ora interessano, l’Italia e il mondo. Ustica, scenari di guerra, è una di queste.

 

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L’ultima parola registrata dalla scatola nera del DC-9, pronunciata dal comandante, è stata: “Gua…”. Troncata, come l’aereo e la vita di chi vi stava a bordo. L’ultimo indizio che fa capire che attorno all’aereo c’era qualcosa da vedere. Qualcosa accadeva. Ma cosa? Non ci è dato saperlo. Una verità tagliata, come l’ultima parola. Scenari di guerra è il sottotitolo scelto, non a caso, perché nei cieli di Ustica, la sera del ventisette giugno, era in corso un’azione di guerra, pare. Aeri militari francesi, italiani, statunitensi e libici utilizzavano l’aerovia del DC-9 Itavia. Qualche giorno dopo un MiG libico, precipitato per assenza di carburante (questa la versione ufficiale), è stato trovato sulla Sila, in Calabria, e la sua presenza ha interessato sia i servizi segreti italiani che la Cia. Passati altri giorni viene scoperto che dei Mirage francesi, la sera del disastro, furono visti decollare dalla base di Solenzare, Corsica. Poi i radar di terra non funzionanti, quelli disattivati per le esercitazioni della Nato o gli operatori disattenti. E ancora i suicidi e le morti sospette, il disastro delle frecce tricolori nella base aerea di Ramstein o la dichiarazione diGheddafi alle TV libiche, e tanto altro, casualmente dimenticato o volutamente omesso, che tutto fa pensare fuorché a un accidentale disastro.

 

“Solo pezzi mancanti, in un enorme puzzle che la magistratura non è riuscita, in trent’anni, a rimettere assieme”, ci dice Fabrizio Colarietti, in una postfazione all’opera. Un puzzle enorme, certo, che non pesa solo sulla storia italiana, quella con la “S” maiuscola, ma anche sulla sceneggiatura dell’opera. Questa ripercorre tutta la storia del caso Ustica. Si apre con un quadro delle future vittime in attesa al gate, con un occhio al tabellone per il ritardo dell’aereo e uno ai pensieri personali. Il testimone passa poi a un giovane ragazzo bolognese scampato alla tragedia. Per caso o fortuna -fortuna, scopriremo poi- non si imbarca, rimane a casa. Si sente così in dovere di interessarsi al caso, tanto da farlo diventare un tarlo che lo accompagnerà per tutta la vita. Si prosegue coi parenti delle vittime e il loro, giusto, dolore, ingabbiato in una rete di informazioni che lasciano il lettore frastornato e confuso, ad arrancare mentre cerca di seguirle e farle sue, con risultati poco soddisfacenti.

 

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Un’opera coraggiosa e allo stesso tempo ambiziosa. Importante se vogliamo, che ha il merito di tenere accesa una luce dove qualcuno ha cercato di spegnerla, ma priva della forza necessaria a reggere il peso della storia (o di chi ha cercato di costruirla occultandola) che la porterà presto a soccombere, lasciando comunque al lettore uno spunto in più per approfondire uno dei tanti misteri italiani.

 

I precedenti articoli:

Joe Sacco

Guy Delisle

Memorie Storiche: Valzer con Bashir e Quaderni Ucraini

Giornalisti: Dove la terra brucia