GRAPHIC JOURNALISM PT4 | GIORNALISTI

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Il diciannove novembre del 2001 muore Maria Grazia Cutuli, giornalista e reporter del Corriere della Sera, all’epoca inviata in Pakistan per seguire le prime fasi della guerra post 11 settembre. Muore in un attentato, assieme all’amico e collega Julio Fuentes, inviato de El Mundo, a Harry Burton, cameraman australiano, e al fotografo Azizullah Haidari, afgano. I quattro vanno da Jalalabad a Kabul. Un viaggio pericoloso su di una strada in mano alle milizie talebane e a gruppi sciolti di predoni. Sono i primi di una carovana di giornalisti. Sono quelli che non arriveranno mai a destinazione. Qualcuno parlò di tentata rapina finita in tragedia, altri di rappresaglia contro giornalisti occidentali che avevano scoperto armi chimiche all’interno di un campo d’addestramento talebano.

A dieci anni dalla tragedia, nell’ottobre del 2011, viene dato alle stampe il fumetto: Maria Grazia Cutuli. Dove la terra brucia, a cura di Giuseppe Galeani (sceneggiatura) e Paola Cannatella (disegni). L’opera non fa luce sull’omicidio, anzi, quando questo avviene finisce. Piuttosto ci racconta della giornalista, della sua passione per questo mestiere, dei suoi sogni, e della perseveranza nel seguirli, di diventare una reporter e **della vocazione a voler parlare dei luoghi dove la terra brucia.

 

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Perché un’opera che parla di giornalismo dev’essere inserita all’interno del filone del graphic journalism? Perché, a suo modo, fa anche giornalismo.

Il fumetto è sviluppato su due piani temporali. Il primo è la cronaca degli ultimi giorni di vita dell’inviata, ricostruiti tramite gli articoli e i diari personali di Maria Grazia. Ne seguiamo gli spostamenti da un albergo all’altro o da una città all’altra, le vicende e le amicizie vissute insieme agli altri reporter, la vediamo scrivere i pezzi per il “Corsera” o lamentarsi quando viene richiamata in Italia. Ma spesso la sua vita è un pretesto. All’interno di questo piano veniamo sommersi da una mole di informazioni sui retroscena della situazione socio-politica afghana, presente e passata, dalle fazioni che si contendono il dominio sul territorio, alle invasioni di inglesi, russi e ora americani che hanno sconvolto il paese, tenendo il lettore ancorato alla realtà dei fatti narrati. Questo compito non è lasciato alle sole parole, ma è assecondato dai disegni, che danno vita, forma e colori alle notizie, in una sorta di reportage sceneggiato. Il baricentro della narrazione oscilla tra la breve biografia della giornalista e la volontà degli autori di ridar vita e importanza al suo lavoro giornalistico: raccontare fatti.

Il secondo piano è prettamente biografico, seppur non manchino vezzi giornalistici, impossibili da evitare dato che la protagonista è una giornalista, e ci narra il passato di Maria Grazia, dai suoi esordi presso La Sicilia e Telecor a Catania, passando per le esperienze redazionali presso testate milanesi, e ancora il viaggio in Cambogia per il suo primo reportage. Qui viene tratteggiato il lato umano più che professionale (sebbene i due non siano nettamente separati, anzi) di Maria Grazia, il suo sentir stretta ora Catania e poi ancora Milano, la voglia di partire, di andare in quei posti dove c’è bisogno di qualcuno che dia voce ai drammi, alle guerre e alle sofferenze. Il suo essere impulsiva, determinata, donna etc.

 

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Dal punto di vista grafico l’opera è ben resa, e Paola Cannatella rende giustizia alla sceneggiatura di Giuseppe Galeani. Le tavole hanno un taglio realistico, dai colori tenui e caldi sul primo piano temporale, e in scala di grigi sul secondo. Questo stacco è forse scontato, ma il passaggio da un piano all’altro, ottenuto con una sorta di fermo immagine che si fossilizza su una tavola nera, crea un piacevole effetto. Lodevole, a detta di chi scrive, la tavola in cui Maria Grazia viene uccisa.

Dove la terra brucia è un’opera sincera, senza particolari pretese o prese di posizione da parte degli autori. Come dice lo stesso Galeani: «Non abbiamo voluto “trasfigurare”, ma raccontare la verità. Abbiamo impiegato i testi di Maria Grazia per il fumetto, provando a “vedere” ciò che lei scriveva».

 

I precedenti articoli:

Joe Sacco

Guy Delisle

Memorie Storiche: Valzer con Bashir e Quaderni Ucraini