EMOZIONI VORTICOSE E POTENZA DISCO PUNK: LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA

“Su la marina immobile | come un gran vel d’argento, | stellato, ampio, diafano | s’incurva il firmamento; | e noi ridente vigila | il grande occhio lunar | soli, abbracciati, immemori, | tra firmamento e mar.”, Giovanni Marradi.

 

Mi ritrovo qui davanti allo schermo del computer, a pochi giorni dal concerto de Le Luci Della Centrale Elettrica, senza la convinzione di quello che sto facendo: dovrei raccontarvi un concerto, cosa che sono abbastanza abituato a fare, ma il live messo su da Brondi e soci è stato qualcosa di incredibile, le parole le cerco da un po’ ma è difficile trovarle, è impresa assai ardua spiegare a chi non c’era una cosa così emozionale, ma ci si prova.

Partiamo dal principio, con quel warm-up fatto ad hoc da quella canaglia di Giorgio Canali che dopo 57 anni di vita spesi per la musica ha ancora voglia di gettare fiumi di benzina sulla sacra pira del rock’n’roll. Accompagnato dalla sua chitarra elettrica e le sue infinite distorsioni ci porta nel suo mondo fatto di cruda e disillusa ironia. Ci muoviamo dal sorriso radioattivo di Mme et Mr. Curie per arrivare a pregare Nostra Signora della Dinamite senza farci mancare alcune Lezioni di Poesia di cui Giorgio ne sa a pacchi. Tra questi suoi “pezzi di merda”, come amorevolmente è solito chiamarli, trova posto anche Le Storie di Ieri, immortale pezzo del 1974 scritto da De Gregori e pubblicato per la prima volta da De Andrè.

Finito il riscaldamento ad opera di un incazzatissimo e potentissimo Canali il momento topico si avvicina: pochi minuti per i tecnici di palco per gli ultimi accorgimenti ed ecco cheFederico Dragogna (I Ministri, per l’occasione chitarra de Le Luci), Matteo Bennici(basso) e Paolo Mongardi (Zeus!, batteria incredibile) salgono sul palco ed iniziano a picchiare forte sui cuori e nelle teste della moltitudine umana che stipa ogni angolo dell’Auditorium FLOG.

Ci vogliono pochissimi attimi per capire quel che ci aspetta: un grandissimo spettacolo con tanti arrangiamenti nuovi, pezzi vecchi vestiti con gli abiti migliori e un’energia pazzesca che prorompe senza limiti nel momento in cui Vasco Brondi salta sul palco e attacca con una versione electro-punk di Macbeth Nella Nebbia che sfocia senza attimi di pausa inFirmamento , pezzo che dà anche il nome a questo tour disco-punk, elettrico ed elettronico. Bastano due pezzi per capire che sarà un concerto indimenticabile, curato ed energico, con tanti make-up per pezzi che in questo live suonano completamente diversi da come ce li ricordavamo. Dopo l’esaltato ed esaltante ingresso in scena di Vasco, con i due succitati pezzi, è la volta della prima cover della serata, quella Curami che è un pilastro della discografia CCCP ai quali, anche se come dice lo stesso Brondi non ci sono più, è sempre bene rendere omaggio. Tre pezzi sono stati suonati ed il pubblico, che va da ragazzine urlanti in piena tempesta ormonale ad assistenti universitari, si è già sgolato, si è gasato ed ha ballato ogni singola nota ma non è certo sazio, la pancia dei numerosi accorsi è sempre vuota e Brondi si arma di chitarra e inizia a raccontarci “una storia che è avvenuta esattamente qui, in un posto tra la Via Emilia e la Via Lattea”.

Dopo Un Bar sulla Via Lattea è il momento di pescare anche dai due lavori precedenti, staccandoci per un attimo da Costellazioni e andando, con I Nostri Corpi Celesti, a tuffarci in Per Ora Noi La Chiameremo Felicità con il pubblico che, a ragion veduta, è in delirio dato che Brondi ha tirato su un live di una maestria rara ed è difficile dire il contrario.

In quel percorso a ritroso iniziato poco fa veniamo catapultati agli esordi de Le Luci: ci ritroviamo a passeggiare su una spiaggia deturpata, in un fumetto di Gipi, e inevitabilmente cantiamo un inno sacro della discografia brondiana che è Piromani, resa in maniera eccellente grazie anche alla batteria suonata magistralmente da quel grandissimo artista che è Mongardi, per poi emozionarci e lasciarci trascinare da uno dei capolavori assoluti della carriera di Brondi, quella Quando Tornerai dall’Estero (altro inno sacro del popolo de Le Luci) che fa arrivare in sala anche delle sincere lacrime. Dall’estero alla Pianura Padana il passo è breve e vedersi seduti su un treno che da Ferrara va a Bologna è un attimo: ci troviamo a fare viaggi di 40 Km che però ci sembrano lunghissimi, interminabili. Dopo il gran pogo di Ti Vendi Bene e il clima di festa che nasce ogni volta che parte Questo Scontro Tranquillo, Giorgio Canali torna sul palco per regalarci una versione a due voci della sue Nuvole Senza Messico, che solo a ripensarci “che voglia di piangere ho” (dalla gioia, s’intende).

Termina in un’ovazione lo splendido duetto dei protagonisti della serata, il calore del pubblico aumenta ogni minuto che passa e Vasco ci racconta di quella volta in cui, in un centro sociale della provinciale Ferrara, poté constatare l’esistenza del primo ed unico Punk Sentimentale. Le emozioni continuano a fluire senza freni alcuni sulle note della splendida Cara Catastrofe e poi ci ritroviamo a capire che forse l’affetto che nutriamo per Le Luci è qualcosa che esula dal piano terreno, forse è Una Cosa Spirituale ma che è inutile persino parlarne, preso atto che le nostre parole non sono altro che Anidride Carbonica: proprio questo pezzo si presenta come il più positivamente stravolto dai nuovi arrangiamenti, è diventato un bel pezzo “discotecaro”, come lo stesso Brondi lo definisce, sulle cui note il pubblico non smette di ballare nemmeno un secondo.

Giunti a questo punto è la volta della seconda cover in scaletta: si rende merito ad un altro pezzetto di storia della musica italiana degli ultimi anni con La Verità che Ricordavo degli Afterhours per poi avviarsi alla meritata e agognata pausa nel macello di Destini Generali, sulle cui note finali Vasco si regala anche un po’ di buon vecchio stage diving. “Ricordate che è importante correre, avere freddo ogni tanto, dormire vestiti e saltare i pasti per fare quello che volete, per fare quello che volete!” le parole di Brondi prima di prendersi 5 fisiologici minuti di stop e sparire dietro le quinte. Un battito di ciglia ed eccolo che torna sul palco il cantautore degli anni zero, metà astronauta e metà esploratore urbano sempre sospeso tra lontanissimi spazi astronomici e intimissimi spazi interiori, per cantarci a cuore aperto una delle canzoni più belle e struggenti di Costellazioni: quell’inno all’amore vero ed al futuro come unica alternativa che è Le Ragazze Stanno Bene. “È tutto perfetto, è tutto perfetto!” e siamo sull’Enterprise, nel bel mezzo di un rave a cercare un modo Per Combattere l’Acne per poi perderci e lasciarci andare in chissà quale angolo sperduto tra La Terra, l’Emilia, la Luna.

Con la prima traccia di Costellazioni si chiude questo vortice incredibile di emozioni. Complimenti a Vasco Brondi per lo spettacolo che ha messo su. Mi sento di ringraziarlo per quello che ci ha dato, perchè il suo corpo e la sua anima altro non sono se non una sorta di teatro ambulante. Si può amare oppure no ma è assiomatico, dove arriva comincia inevitabilmente lo spettacolo. Porta stipati al suo interno un palcoscenico ed un magazzino pieno di scatoloni ricolmi di energie positive che libera e dona al pubblico festante che lo segue. Un grazie anche a chi insieme a lui è riuscito a creare questo evento a cui, grazie a Dio (o chi per lui), ho assistito rapito e trasognante.

Di energie così ne abbiamo bisogno, sono il bene della musica e anche se sembrerà banale mi sento di chiedere in ginocchio a chi era su quel palco di continuare così, che quello a cui ho assistito fa bene sia al corpo che alla mente!

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