DISPACCI DALL’ASSEMBLEA INAUGURALE DI CITTADINI RIUNITISI PER IL BENE COMUNE. PRIMA PARTE.

«Gli angeli del Bellow è la molesta e selvaggia satira che non si leggeva sui muri di Firenze dai tempi del lalli galli.» Anonimo su muro di Firenze

 

La mia informatrice, L.C., ha settantanove anni e cammina aggrappata al carrellino per la spesa. Ci diamo appuntamento davanti un bar poco conosciuto del centro storico cittadino. Sarebbe carino se avessimo stabilito reciprocamente una parola d’ordine prima di iniziare la chiacchierata, qualcosa tipo «schiamazzo» o «cori da stadio.» Però niente da fare e L.C. scalda all’istante i motori.

 

Uno

Dato l’elevato grado di segretezza, riportiamo una raffigurazione dell’assemblea dei cittadini riunitisi per il bene comune

 

Sento la sua mano sopra la mia appena prendiamo posto al tavolo. «Il momento è delicato» fa sedendosi. «Giovedì alle ventuno» sussurra, dopodiché estrae dalla borsa una pasticca per la pressione. «Qui l’indirizzo» e vedo che mi porge un quadratino ingiallito. Sul lato opposto all’immagine di San Mansueto di Toul appare in grafia tremolante il nome d’una strada e un civico cancellato tre volte. «Per telefono non ci sento granché» si giustifica quando sul mio volto si apre l’usuale sorriso da fetente. «Hai presente il posto?» domanda guardandosi attorno. Annuisco. Ci ho fatto capoeira una settimana (sono stato costretto a mollare quando l’istruttore ha preso a sfasciare scaffali con la fronte.) «Bene» sibila circospetta L.C., «discuteremo con gli altri abitanti del quartiere su argomenti importantissimi.»

Confermo come riesca ad essere un attento scolaretto, se stimolato nel modo giusto. La mia dirimpettaia è entusiasta e procede a colpi di tag nell’ipotetico articolo onnicomprensivo sul degrado universale. «Pipì. Bottiglie. Spaccate. Tamburi. Baldoria. Mancanza di rispetto. Baldoria. Tamburi. Polizia. Municipale. Caos» declama in crescendo emotivo. Essendo una persona timorata quanto amante dell’etichetta forzo L.C. a darmi consigli pratici per l’abbigliamento adeguato al meeting, non vorrei strafare. Vedo che mi studia quindi «vai benissimo così» dice, spingendomi a una riflessione se sia o meno un complimento. «Abbiamo capito che serve unirsi e confrontarsi per fronteggiare questa piaga lasciata a imputridirsi dalle istituzioni» fa poi estraendo dal carrellino una confezione di patate Kennebec. «Ci vengono gnocchi da urlo» chiarifica leggendo in me qualche dubbio sul prodotto, «ma torniamo a noi» è la conclusione inforcando occhiali da pentapartito.

 

Due

Due cittadini riunitisi per il bene comune concordano sulla pericolosità dei dehors (vedi puntata precedente)

 

«L’ordine del giorno sono: minimarket, mojito e hai visto come scorrazzano allegri gli ubriachi dopo le due del mattino?» fa porgendomi un ritaglio di giornale nel quale l’intervistato illustra un drammatico slalom tra pozze di vomito la mattina recandosi al lavoro. Accanto al titolo la fotografia del signore disgustato. Al guinzaglio ha un molosso che digrigna i denti. «Lo conosco» pigola L.C. tronfia come la madre del vincitore dodicenne d’una gara sui pattini. «Qui non viviamo più» ammette mentre abbasso gli occhi consapevole, sebbene non riesca a pensare ad altro che non sia l’immagine dell’ubriaco allegro alle due del mattino: per quale motivo io – ubriaco alle due del mattino – ho sempre le palle girate? Ne vorrei parlare con L.C. ma vengo interrotto. «Sono contento che tu voglia partecipare» dice allungando il secondo foglietto. «Io per esempio proporrò questa mozione.»

 

a. PERCHE’ NON OBBLIGHIAMO I LOCALI A TRASFERIRSI VICINO LE CASE DI UN ASSESSORE O IL SINDACO????? COSI’ CAPIRANNO CHE PER FARE DIVERTIRE E SOPRATTUTTO INGOZZARSI DI ALCOLICI I NOSTRI RAGAZZI NON SI DORME MICA. ADESSO BASTA.

 

Poi.

 

b. La NOSTRA assemblea è certa dell’esigenza di creare un senso di collettività e socialità, sinergia delle esperienze, delle conoscenze e delle competenze di ogni singolo cittadino.

 

Questa sicuro non l’ha scritta L.C. ma sorvolo sull’osservazione. Ho lo stimolo di ingoiare il foglietto prima che esploda, ad ogni modo alzo lo sguardo al cielo. L.C. è statuaria davanti a me già con il carrellino della spesa in pugno. Lo stringe come potrebbe stringere il mio collo se solo iniziassi a suonare un bongo, magari vomitando. «Allora ci vediamo alla riunione di quartiere contro il degrado giovedì. Eh? Mi raccomando puntuale.»

Ancora non mi spiego il motivo, ma rispondo con un malizioso occhiolino.

 

Continua…

  1 comment for “DISPACCI DALL’ASSEMBLEA INAUGURALE DI CITTADINI RIUNITISI PER IL BENE COMUNE. PRIMA PARTE.

Comments are closed.