Concerti, clubbing, streaming e download: ne parliamo con Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti

tre allegri ragazzi morti - flog

I TARM visti da Nick Gamba

Il mercato della musica non trova pace. Con i sistemi peer to peer possiamo scaricare gratuitamente tutti i dischi che vogliamo, e non esiste limite a questo. Con l’avvento di iTunes si pensava di aver tirato il freno, almeno per un po’. Invece ci siamo accorti che la gente comprava sì, ma continuava comunque a scaricare.

Ormai da nove mesi è arrivato Spotify, che si presenta come rimedio alla pirateria. Le persone possono ascoltare la musica gratuitamente (con pubblicità) sul loro computer, oppure con un economico abbonamento, portarla con sé anche sui supporti mobili, cellulari, tablet e quant’altro. Diversi studi di ricerca dimostrano tutto e il contrario di tutto. La FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) afferma che l’arrivo in Italia di Spotify “ha fortemente accresciuto il valore dell’intero mercato musicale, aumentando la possibilità di fruizione per gli utenti e innovando questo settore in modo tale da offrire una sempre migliore offerta legale in alternativa alla pirateria”. D’altro canto, l’American Assembly dimostra, tramite varie interviste telefoniche, che gli scariconi illegali, sono gli stessi che comprano un sacco, hanno discografie (originali) complete in libreria e divorano la musica come Bud Spencer divora fagioli e salsicce.

Abbiamo letto di tutto, tra cui la dichiarazione di Thom Yorke “Make no mistake new artists you discover on Spotify will no get paid, meanwhile shareholders will shortly being rolling in it. Simplex”. Nessun artista emergente verrà mai pagato da Spotify, in sostanza.

A chi credere? Come possiamo fare, noi onesti ascoltatori, a pagare tutta quella musica che vorremmo ascoltare? Vorremmo rendere merito a chi ha lavorato per comporre quella canzone, ma purtroppo non abbiamo la disponibilità economica per farlo. Un concerto a settimana, un disco originale al mese, potrebbe essere un buon compromesso tra ascoltatore fan e artista.

Il 90% del mercato discografico è dominato da major che riescono a essere sempre in cima nelle classifiche di vendita CD, download digitali e di ascolto in streaming: questo lo sappiamo ormai da molto tempo. La domanda quindi è: come fanno le case discografiche qui sopra descritte a guadagnarsi da vivere? Come si pone un’etichetta come La Tempesta davanti alle nuove piattaforme come Spotify, Deezer, iTunesRadio (che presto arriverà anche in Italia)? Riescono a trarne beneficio e profitti per portare avanti la loro causa?

Lo vogliamo chiedere a Enrico Molteni, bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che con la Tempesta Dischi sta facendo ormai da anni, un meraviglioso lavoro per le band indipendenti.

La scena indipendente italiana è in continuo fermento. Non se ne parla molto, forse sarebbe impossibile tenersi aggiornati su tutte le novità e i media nazionali non danno rilievo a questo. Per ogni concerto che riempie i palazzetti, ce ne sono venti/trenta nella stessa città che riempiono i vari club, che sperimentano nuove idee in musica, hanno testi con tematiche non note alla massa. Ce n’è per tutti i gusti. Sono nicchie che rendono vive e attive le città. La cosiddetta “cultura underground”, che si potrebbe italianizzare con “sottocultura urbana”.

I Tre Allegri Ragazzi Morti sono un gruppo dei più attivi in questo scenario. I loro concerti sono un mix di musica, fumetto e teatro. La loro etichetta, considerata più un collettivo di artisti che una vera e propria etichetta, propone spettacoli di questo genere in giro per tutta Italia. Gli artisti sono proprietari della loro musica, La Tempesta fa di tutto per promuoverla. Come La Tempesta, ci sono centinaia di case discografiche che fanno questo e smuovono nuove idee musicali: Bomba Dischi, Black Candy, 42Records.

 

La prima domanda è questa: a oggi, ottobre 2013, quanti artisti ci sono dentro La Tempesta?Mmmh, una ventina? Forse venticinque.

Com’è formato il collettivo? Quanto tempo dedicate all’organizzazione, quanto al creare musica? Noi dei TARM siamo un po’ la casa base del tutto. Ma se un artista Tempesta riceve una bella demo o suona con un gruppo che spacca ce lo dice e da cosa nasce cosa. I tour li organizzano i vari booking degli artisti, la promozione è quasi sempre esterna. Una vera organizzazione in verità non c’è. È una passione che vive di voglia di fare le cose. Non riesco a dividere il lavoro etichetta/gruppo, sono spesso molto legati.

Entrando nello specifico (nei limiti del possibile, quello che potete dirci e dichiarare, per capire al meglio), da dove provengono gli introiti maggiori? Dai concerti.

Al momento dell’uscita di un disco (oltre alle meravigliose grafiche, Ndr) invogliate in qualche modo l’acquisto del CD fisico? Dipende molto da quali sono le forze in gioco e le idee sul piatto. Chiaramente cerchiamo sempre di fare qualcosa che abbia appeal.

Quanto è stata dura trovare il posto giusto per presentare il proprio lavoro? Come si riesce a crearsi uno spazio e trovare del pubblico pronto ad ascoltare la tua nuova musica? Siamo partiti disinteressati, facendo la nostra proposta e presentando la nostra musica. Poi un mix di fortuna e forse capacità ha fatto sì che l’attenzione arrivasse da sola.

Quanto invece è difficile distribuire? Distribuire è sempre più difficile perché i dischi stanno scomparendo come supporto. Quindi non sarà facile mantenere in piedi ancora a lungo strutture di questo tipo.

Passando al digitale. Come vi proponete sul web? Cosa pensate del download pirata? Bah, io credo che non abbia più senso scaricarsi i dischi. È uno sbattimento inutile ora che ci sono servizi come Spotify.

Che tipo di fan vorreste avere? Non amiamo chiamarli fan, le persone che vengono a seguire quello che facciamo sono già bellissime e non le cambierei con nessuno. Come ascoltano la musica non mi interessa molto, alla fine sono fatti loro!

Un pensiero invece, da parte vostra, cioè da casa discografica, sulle piattaforme di streaming come Spotify, Deezer ecc. Si riesce a capire quanto siamo ascoltati e quanto possiamo ricavare? Si può capire quanti ascolti vengono fatti e anche quanti soldi arrivano, certo, tutto notificato in modo preciso. Io, personalmente, sono molto favorevole.

 

C’è qualcuno però che conosce bene questa scena musicale. Jovanotti quest’estate ha reso omaggio al lavoro dei Tre Allegri Ragazzi Morti facendogli aprire il suo tour negli stadi. La mia ultima curiosità è proprio questa: come è stato cantare dentro gli stadi prima di Jovanotti? Penso sia stato un bel regalo di Lorenzo alla scena indipendente. Suonare con Lorenzo è stato bello, una grande esperienza che ricorderemo a lungo!

Una gran cosa sarebbe vedere una rete di locali in Italia che gestisce le cose in maniera indipendente, facendo stimolanti programmi di concerti, con principi di trasparenza e merito, che penso abbia anche La Tempesta. Mi viene da pensare al modello e alla cultura di clubbing che si vede all’estero. I tanti gruppi che provano a farsi conoscere hanno la possibilità di organizzare i propri live, suonando in una rete di club storici che da anni ospitano performance. Così facendo capita di suonare dove anni fa suonarono i Beatles, o Bruce Springsteen, si può far gavetta. In Italia sembra molto complicato organizzare qualcosa del genere, anche se qualcosina sia sta muovendo in questi ultimi mesi. Il Senato ha approvato il decreto “Valore Cultura” presentato dal ministro Bray. Un decreto che comprende la norma che introduce una semplice autocertificazione da consegnare in Comune, per evitare il calvario di licenze e autorizzazioni oggi necessari per organizzare un concerto con meno di 200 spettatori entro le 24.

Ce la possiamo faremo secondo voi? Non so se riusciremo mai ad avere un circuito pulito su tutto il territorio italiano: sarebbe bello, vedremo.

 


 

I TARM sono in tour Sabato 9 novembre saranno a Firenze (Auditorium Flog).

Per riduzioni: pagina facebook ufficiale Auditorium Flog

L’illustrazione di copertina è di Niccolò Gambassi