UP PATRIOTS TO ARMS: GUERRILLA SPAM & HOGRE

 

Come non hanno mancato di ricordarci giornali, radio, televisioni, riviste, persone per la strada, politici, tangenti, arresti, inchieste, infiltrazioni mafiose, manifestanti, lacrimogeni, scontri, auto bruciate e opinioni di chiunque a valanga su qualunque cosa, pare sia iniziata Expo Milano 2015. In tutto questo fumoso bailame, una cosa sfuggita a molti che merita, più di altre cose, un po’ di interesse l’abbiamo vista: l’esposizione autodefinitasi “scandalosa, autogestita e non autorizzata” patrocinata da Guerrilla Spam e Hogre, nel Parco della Martesana a Milano. “Up Patriots To Arms” il titolo del progetto che tramite una call aperta online ha coinvolto più di 130 persone che hanno invitato i loro lavori. Come spesso accade quanto Guerrilla Spam colpisce, abbiamo fatto due chiacchiere.

 

locandina Up patriots to arms

 

Up patriots To arms, Piselli, Expo. Cosa lega Battiato, il simbolo priapeo e EXPO? Spesso nei vostri lavori è presente un rimando al corpo umano, parti anatomiche, organi genitali. Come mai questo legame con la carne? Me lo sono immaginato io?

“Alle armi patrioti!” cantava venti anni fa Battiato. Insieme al nostro amico Hogre abbiamo accolto il suo invito e lo abbiamo esteso a tutti con questo evento non autorizzato che trasforma il “fallo” nella nostra arma più diretta. “Dovendo strutturare un evento parallelo a Expo 2015, abbiamo deliberato che il membro maschile è l’unico soggetto accostabile alle logiche mafiose che hanno caratterizzato l’organizzazione e la costituzione di un evento davvero scandaloso” abbiamo scritto con Hogre nell’invito aperto a tutti. Mentre il corpo della donna è stato mercificato e abusato dai media e dalla società, il membro maschile è ancora tabù, oggetto scandaloso e scomodo. Noi non avevamo gli 1,3 miliari di Expo, ma di sicuro avevamo molta fantasia, e quindi disegnare “cazzi” è stata un ottima idea per affrontare in modo divertente e leggero una protesta più seria contro la gestione e realizzazione di Expo. Prima di questo evento, è vero, abbiamo spesso utilizzato immagini di corpi nudi, genitali e attributi simili nei nostri disegni, forse perché sono immagini delle quali si crede sempre di esserne abituati e anestetizzati, ma che invece, un certo stupore lo generano sempre.

 

Questa volta il bersaglio della vostra provocazione è molto ampio. Quale obiettivo vi siete preposti con questo progetto?

L’idea era di fare una “chiamata alle armi” aperta a tutti, di far disegnare peni a gente che non lo avrebbe mai fatto, di fare una critica dura in modo leggero, di mettere su un evento gratuito, fruibile da tutti, demenziale ma concreto, vario e divertente, di poter dare l’opportunità a tutti di interpretare a modo loro la questione. Non abbiamo imposto limitazioni, solo l’invito a produrre qualcosa, a interpretare un evento (o un contro-evento?) in tanti modi possibili.

 

Cosa ne pensate di Expo, dei NoExpo e degli scontri del 1°maggio?

“Corruptio optimi pessima”; ciò che era ottimo, una volta corrotto, diventa pessimo. Questo è ciò che è accaduto all’Expo di Milano, con la significativa aggravante che, di partenza, l’evento non era ottimo. Tanti (anzi troppi) fondi gestiti male, tematiche superficiali e buoniste, cementificazioni massicce, sponsor come McDonald e CocaCola. Vogliamo continuare? Dispiace, ma non basta stupire gli occhi e i palati con due padiglioni colorati un po’ kitsch, o con specialità culinarie di paesi lontani. Con 1,3 miliardi poteva essere fatto di più e anzi “tutt’altro”. Mentre in Nepal non c’è acqua e cibo qui si mangiano dolcetti e pasticcini; magari prima di pensare alla “sana alimentazione” si poteva pensare a chi l’alimentazione non ce l’ha proprio. Il corteo dei NoExpo era una risposta scontata e condivisibile, gli scontri prevedibili; ci sono sempre individui scellerati che invece di boicottare intelligentemente un evento discutibile preferiscono dar fuoco a quattro macchine. Sarebbe interessante adesso che la stampa, invece di fare titoloni sensazionalistici con fuoco e fiamme, parlasse in modo critico dell’evento analizzando pregi e difetti.

 

Up patriots to arm

 

Avete fatto una open call aperta a chiunque volesse partecipare, e a giudicare dalle foto dei muri, la cosa ha avuto un buon seguito. Avete avuto qualche partecipante inaspettato? Avete fatto una selezione dei lavori o avete attacchinato tutto quello che vi hanno mandato?

Abbiamo iniziato il progetto invitando una trentina di nostri amici artisti, poi abbiamo pensato che l’open call fosse essenziale, in modo da rendere la partecipazione libera a tutti. Hanno risposto in tantissimi, più di 130 partecipanti, con un totale di più di 350 opere di varie dimensioni, e ovviamente non abbiamo applicato selezioni, attaccando tutto quello che è arrivato. All’interno di UP PATRIOTS TO ARMS puoi trovare, uno di fianco all’altro, disegni di artisti affermati come di ragazzetti che hanno risposto alla nostra “chiamata alle armi”; questa è la forza dell’evento.

 

Come avete pubblicizzato la cosa? E le reazioni dei visitatori, ne avete già raccolte?

Non la abbiamo troppo pubblicizzata. Abbiamo fatto l’evento e caricato su internet un po’ di foto, anche di lavori singoli dei partecipanti. Adesso l’esposizione è montata, e tantissime persone vi stanno passando a vederla, sia volutamente, sia per caso, dato che il Parco della Martesana, ci pare di aver capito, è un luogo molto di passaggio… La stampa non l’abbiamo avvisata di nulla; ci siamo stancati di questo meccanismo che “fai una cosa e devi avvisare che la stai facendo”. Già dalla “Shit Art Fair” di Torino abbiamo deciso di fare le cose e poi fregarcene della comunicazione “post evento”, di scrivere ai giornali, di inviare foto. Se qualcuno si interessa bene altrimenti pazienza; è anche il compito dei bravi giornalisti quello di scoprire cosa accade in giro: infatti voi le domande ce le avete mandate.

Vi lasciamo con una gallery dell’Esposizione. Per vedere altre foto, potete seguire gli QUI sviluppi

 

 

 

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