AMORE E FURTO, DE GREGORI CANTA BOB DYLAN. IL 17 MARZO A FIRENZE

di Ester Baldi

 

Giunto sul mercato discografico il 30 ottobre 2015 Amore e Furto, l’ultimo album di Francesco De Gregori, presenta un titolo esplicativo, che riprende il nome del celebre disco di Bob Dylan. Si tratta infatti di una raccolta di alcuni suoi brani tra i prediletti del cantautore romano, una serie di sue traduzioni curate e pensate per anni, riarrangiate nelle sue corde.

 

Music: Francesco De Gregori

 

Dopo decenni di tenera ispirazione artistica e ammirazione verso Dylan, De Gregori si decide a produrre un lavoro di cover musico-linguistica di un autore che per lui ha impersonato da sempre il ruolo di un mito. Un “furto”, come lo definisce il cantante, che in realtà non appare tale, ma risulta un’opera che si adatta facilmente alla linea stilistica dell’artista.

Non tardano a giungere critiche per cui l’album di De Gregori sia frutto di una perduta ispirazione musicale, ma lo stesso autore ammette innocentemente che la produzione artistica di Dylan lo ha influenzato profondamente sin dall’inizio della composizione dei suoi primi pezzi, e la raccolta si dimostra dunque come un tributo al suo “mentore”.

 

La tracklist appare coerente musicalmente al “Dylan italiano”, come il cantante romano è stato definito, ma presenta originalità nella disposizione e nella scelta dei brani; il pubblico si trova di fronte a pezzi celebri della produzione dell’autore statunitense, seguiti da altri che in Italia non avevano riscosso mai consensi eclatanti.

De Gregori svolge un ruolo centrale all’interno del panorama musicale italiano: permette a giovani che per questioni temporali di età non hanno goduto del privilegio di partecipare direttamente all’ascesa al successo dell’autore di brani come Gotta Serve Somebody e Knocking On Heaven’s Door, di poterne appezzare il sound e la peculiarità delle liriche, anche attraverso le splendide e fedeli traduzioni che l’artista ci offre.

 

I testi appaiono come poesie riesumate dall’intimità di De Gregori stesso, nella prima traccia sembra quasi di ritrovare un’autocitazione del cantante:

“Vorranno tutti sapere qualcosa e se è stato difficile/ camminare sui pezzi di vetro e ritrovarsi qua”,

quando in realtà è una traduzione quasi letterale di Dylan.  L’autore di Rimmel non si limita a riportare in italiano liriche dolci e denunce sociali, bensì le indossa come una colonna sonora del suo percorso di vita. Modifica in parte la musicalità di alcuni brani adattandola alla sonorità tipica delle sue ballate precedenti, ma risultano le ideologie personali il fulcro della comunione dei due artisti.

 

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Punti in comune come la passione per il suono aspro e acustico, il ruolo di brigante di cuori che racconta amori appassionati in parole di carezzevole comprensione, il ruolo politico che, specialmente in Dylan, definisce un fondamento nell’ispirazione musicale. Una denuncia sociale, come già anticipato, che non si limita a discostarsi dai modelli proposti, ma propone decaloghi dei vizi, dei comportamenti comuni e stereotipati degli uomini borghesi ed attuali.

 

“Pensavo a una serie di sogni dove niente diventava realtà”, riporta il cantante romano, e proprio la dimensione onirica appare importante nei due, una dimensione per Dylan riferita ad un immaginario socio-politico ben definito, mentre per De Gregori, meno attivo sotto questo aspetto, riferisce l’attività onirica ad un’evasione per se stesso e per l’amore a cui dedica le sue liriche più significative.

Ruoli diversi e anime simili, che poste in contesti socio-culturali diversi rendono le problematiche dei loro concittadini cantabili ed eterne nella storia musicale dei loro paesi e non.

 

Interessante, nel brano Gotta Serve Somebody (Servire Qualcuno), la traduzione fedele a Dylan con alcune eccezioni che la adattano su misura a De Gregori, infatti non si parla di Inghilterra, bensì di Spagna, nella relazione di dover porsi a servizio di Dio o di un demonio, e soprattutto nella parte finale, lo sentiamo cantare “Puoi chiamarmi Ciccio, puoi chiamarmi Generale”, ribaltamento della lirica che non tutti hanno apprezzato, ma che rivela una necessità di rendersi, in fondo, protagonista dell’opera svolta.

 

Dunque un’identità musicale, artistica e anche personale tra i due cantanti che va oltre un album composto da una decina di tracce, ma si conserva da anni di lavoro e passione.

Per gli amanti di De Gregori, o per gli amanti di Dylan, la data da segnare in agenda è il 17 marzo: il cantautore sarà infatti a Firenze (Obi Hall) a cantare il suo amore per il maestro americano.

 

 

Di seguito la tracklist, con il rispettivo brano a cui la cover è ispirata:

 

1- Un angioletto come te (Sweetheart like you)

2- Servire qualcuno (Gotta serve somebody)

3- Non dirle che non è così (If you see her, say hello)

4-Via della Povertà (Desolation row)

5- Come il giorno (I shall be released)

6- Mondo politico (Political world)

7-  Non è buio ancora (Not dark yet)

8-  Acido seminterrato (Subterranean homesick blues)

9- Una serie di sogni (Series of dreams)

10- Tweedle Dum & Tweedle Dee (Tweedle Dee & Tweedle Dum)

11- Dignità (Dignity)