REPORT TORRITA BLUES FESTIVAL 30/06/17: LINDA VALORI & MAURIZIO PUGNO BAND + MIKE ZITO

Premessa: questo non sarà un report obbiettivo, né tantomeno analitico e preciso. Non descriverò nel dettaglio l’abilità dei musicisti, non elencherò la scaletta eseguita, non cercherò neanche di classificare la loro musica in qualche sottogenere del blues. Ammetto la mia ignoranza: prima di quell’esibizione non conoscevo bene nessuno degli artisti che sono poi saliti sul palco. Se sono colpevole di non aver cercato molte informazioni, mi confortano però le parole rivolte al pubblico da Luca Romani, curatore del festival nonché presidente dell’omonima associazione, che così ha presentato i concerti: “Che dire sugli artisti di stasera? Magari voi non li conoscete neanche, oppure avete ascoltato solo uno dei loro dischi, ma siete venuti qui perchè sapete che vi aspetterà comunque un grande spettacolo”.

E infatti il Torrita Blues Festival è, ed è stato anche stavolta, soprattutto questo: non solo un ritrovo di appassionati, una celebrazione di una tradizione musicale e di un passato tanto geniale, ma soprattutto un grande spettacolo, che ogni volta dà nuova linfa a quella musica. Come nell’esibizione di Linda Valori, una cantante italiana, “ma con una voce da nera” per usare sempre le parole di Romani, che ha incantato il pubblico alternando cover e composizioni originali.
La Valori ha deciso infine di chiudere la sua esibizione con una struggente versione di Hallelujah, canzone non esattamente blues, ma di certo degna erede di quegli spiritual che tanto hanno dato al genere celebrato a Torrita.

Oppure spettacolo come nel live di Mike Zito. Il chitarrista texano infatti si è presentato accompagnato da una solidissima sezione ritmica e ha dato sfogo a tutta la sua abilità, con melodie trascinanti e assoli emozionanti, presentando pezzi dal suo nuovo disco Make Blues, Not War. E fin qui niente di particolare, un concerto bello ma non ancora memorabile. Ma ecco lo spettacolo: dopo alcune canzoni Zito ha chiamato un altro elemento a raggiungerlo sul palco, un ragazzo che nessuno aveva mai visto e che poi si è rivelato essere, nelle sue parole “My oldest son, Zack Zito”. E il giovane Zack si è subito dimostrato all’altezza del padre, accompagnandolo in alcuni interessanti duetti a suon di assoli, dilatando la durata dei pezzi con ottimi spunti.

Il concerto si avviava alla conclusione quando, dopo un bis richiesto come al solito a gran voce, Zito Sr ha invitato sul palco i musicisti che si erano esibiti prima di lui, per una jam finale. A calcare le scene è stato allora un sestetto: a Zack, rimasto sul palco, si sono aggiunti Linda Valori e Danilo Staglianò, il chitarrista di The Big Blue House, la band che aveva aperto la serata. Un’ottima conclusione quindi per un’ottima manifestazione, che si avvia adesso verso il traguardo del trentennale.