ROCKER E OTTIMISTA: INTERVISTA A WILLIE NILE

In occasione della promozione del suo nuovo disco World War Willie, il cantante e chitarrista Willie Nile ha visitato l’Italia con un mini tour di quattro date. L’abbiamo raggiunto a Montepulciano e dopo la sua esibizione, ci ha concesso questa intervista.

In alcune date del tour, come stasera, hai cantato One Guitar accompagnato da un coro di bambini, come hai avuto questa idea? Ti è venuto in mente dopo aver visto il video realizzato dai bambini delle elementari?

Mi è arrivata una email l’altro giorno, dal tizio che gestisce i miei social media. Diceva “Non ci crederai”, mi ha inviato una versione di One Guitar cantata da tutti questi ragazzini di quinta elementare, con le loro voci innocenti. É la mia versione preferita. Abbiamo contattato il tizio che ha proposto il progetto alle maestre, c’era anche sua figlia tra quelle voci. Lui è venuto ad uno dei miei concerti a Treviso, al teatro Nuovo. Stavo cantando One Guitar sul palco ma mi sono fermato perché ho visto lui e sua figlia e li ho invitati a salire sul palco, è stato bellissimo. C’è un’innocenza in questa canzone, l’ho scritta per gli adulti ma l’ho scritta per il bambino che c’è in ognuno di noi. Io credo nella musica, credo che le canzoni possano aiutare a creare un mondo migliore.

Tu hai scritto molte canzoni sulla guerra: Holy war; Now that the war is over; Song of a soldier; Cellphones ringing in the pocket of the dead. C’è una canzone di Francesco De Gregori, Generale, in cui si racconta il punto di vista dei soldati e si dice “Che la guerra è bella, anche se fa male”. Sei d’accordo con queste parole? So che non sei un guerrafondaio ma volevo sapere la tua opinione, visto che in queste canzoni parli sempre dell’esperienza umana ma non dai un giudizio sulla guerra in sé.

Non conosco la canzone, non ne so il significato esatto, dovrei ascoltarla e leggerne il testo. Oggi ho visto la foto del bambino siriano morto annegato l’anno scorso, e mi sono salite le lacrime agli occhi, pensando alla vittima di questa guerra tra stupidi adulti. La guerra è complessa, le nazioni e le persone sono complesse in molti modi e in altri non lo sono, anzi sono completamente ridicoli. La vita è difficile, anche se tutte le nazioni fossero in pace tra loro, anche se chiunque aiutasse il prossimo la vita sarebbe comunque difficile. Ma la razza umana non sembra imparare le lezioni della storia. Io però credo ancora nelle persone, credo che molte persone siano buone e la maggior parte vorrebbe aiutare i loro vicini. È un’idea semplice lo so, ma ci credo. Mi rifiuto di lasciare che la parte oscura dell’umanità uccida i miei sogni.

Quindi ti definiresti un ottimista?

Sì, sono un ottimista. È un mondo triste e quando puoi avere canzoni e bambini che ballano allora è una bella serata.

Sono d’accordo con te. Ho una domanda sulle canzoni che inserisci come cover, ad esempio Sweet Jane, che hai suonato stasera: come scegli queste canzoni? Rappresentano un tributo all’artista o sono canzoni che ti piace suonare? O entrambe?

Lou Reed era uno dei miei eroi, e anche un amico, lo conoscevo a New York. L’ho incontrato poco prima che morisse, circa dieci giorni prima. Non sapevo che sarebbe morto così presto, nessuno lo sapeva. Così, dopo la sua morte, ho partecipato con la band ad una serata in suo onore e come canzone da suonare ho scelto Sweet Jane. È sempre stata una delle mie canzoni preferite, fin da quando ero ragazzo. E abbiamo continuato a suonarla in tutti i nostri spettacoli, veniva molto bene. Così ho deciso di includerla quando siamo andati a registrare il nuovo album. Io la canto in suo onore ed è anche molto bella da suonare.

Nel 2009 uscì House of a Thousand Guitars, ho letto di recente una tua intervista dove dicevi di aver avuto l’idea dell’album in un sogno…

Mi sono svegliato dal sogno con le parole già in testa. Stavo sognando una grande casa con le vetrate, in parte chiesa, in parte tempio, in parte bordello. E dentro c’erano questi musicisti leggendari: John Lennon, Hank Williams, tutti questi musicisti blues. Ed era un posto dove loro potevano essere in pace, giocare a carte e rilassarsi… Il sogno era così e mi sono svegliato nel mezzo della notte con il primo verso in testa: “Jimi Hendrix plays all night long, in the house of a thousand guitars”, così l’ho scritto e poi sono tornato a dormire. Quando mi sono svegliato ho ritrovato quelle parole, mi sono ricordato il sogno e ho continuato la canzone.

Willie-Nile-World-War-Willie-Cover

Funziona così per tutti i tuoi album? Ad esempio per “If I was a river”, come hai avuto l’idea di fare un disco solo piano e voce?

Quando ero un ragazzo il mio primo strumento era il piano e ho sempre voluto fare un disco di solo piano. Quando American Ride (il disco precedente, del 2013 ndr) uscì, ebbe molto successo, vinse l’indipendent music award come miglior album rock dell’anno ed era il massimo per me. Così pensai che potevo rilassarmi e fare un disco di solo piano, avevo così tante canzoni da registrare. Alla fine si è rivelato un piccolo gioiello.

Sul tuo sito hai una sezione di commenti da artisti molto famosi tra cui Bruce Springsteen, Lucinda Williams, Bono Vox e tutti dichiarano “Willie è un grande artista ma non ha purtroppo tutta l’attenzione e il successo che si merita”. Se io ti chiedessi di fare la stessa cosa, fare pubblicità a dei bravi musicisti, chi nomineresti?

C’è un artista a New York, si chiama James Maddock ed è un grande cantautore, dovrebbe suonare al Madison Square Garden. E consiglierei anche una nuova band: The Riptide Movement. Il successo comunque è difficile da definire, io non misuro il successo dall’estratto conto, è diverso da quello. Mi piacerebbe essere ricco ma non lo sono di certo.

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