PROFEZIE INUMANE SI AVVERANO ALLA FLOG: TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI IN CONCERTO

“…che l’Isola del pianto era nomata / quella che da crudele e fiera tanto / ed inumana gente era abitata.”

da L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Sabato scorso sono andato, ricolmo di groupismo adolescenziale, al concerto dei Tre Allegri Ragazzi Morti alla Flog di Firenze. Erano venti giorni che da qualsiasi mio stereo e piattaforma per streaming musicale usciva a manetta il suono di Inumani, ultima fatica discografica del trio di Pordenone. La curiosità per vedere la resa live delle nuove canzoni, così diverse ma così legate alla storia dei TARM, era tanta. Ebbene, il risultato è stato lo stesso di ogni santissima volta: grandissimo live, coinvolgente e ben congegnato.

Sarà che Toffolo è un animale da palco, capace di tenere il pubblico a catena per ore e ore, sarà che si tratta di una delle band più attente e aperte a contaminazioni di ogni genere nella loro musica, sarà che si è avverata la profezia del più celebre fumetto di Toffolo e che i Nostri sul palco si sono ritrovati ad essere davvero cinque, con l’aggiunta nel team di Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Exlosion), sarà che in qualsiasi salsa si presentino son sempre bravissimi e godibili all’ennesima potenza ma anche questo live mi ha lasciato ottime impressioni e tanta tanta gioia nell’averlo vissuto.

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La partenza è, come prevedibile, tutta dedicata all’ultimo nato sulle sponde del fiume Naone con Ad Un Passo Dalla Luna ad aprire, canzone destinata a diventare manifesto del gruppo e che conferma quanto i TARM, nonostante i 22 anni di carriera, crescano ad ogni album. Si avverte già dal primo pezzo che qualcosa è cambiato: si tratta di canzoni più suonate, più melodiche, con il virtuosismo di Viterbini a dare una gran mano al piano di orecchiabilità della band. In poche parole si poga meno, si ascolta di più ma in ogni caso si rimane rapiti. In rapida successione ci vengono snocciolate come un rosario La Più Forte, Libera, scritta a due mani con Vasco Brondi, Persi Nel Telefono che presenta una grande melodia ed un testo sfacciato ed ironico, C’era Una Volta Ed Era Bella che riprende quell’immaginifico linguaggio tanto caro ai TARM, senza disdegnare una strizzata d’occhio alla canzone d’amore (“Sai che non trovo mai le chiavi di casa se non ho la testa tua sulle spalle mie”) e Ruggero, ballad carica di rivoli nostalgici scritta a 2 mani con Alex Ingram.

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Finito questo primo excursus tra l’inumana gente eccoci piombare nella storia della band, con Quasi Adatti che scatena nel pubblico il pogo forsennato. E dopo aver viaggiato in groppa a tre topi sulle note di Occhi Bassi ed aver rivendicato la nostra libertà urlando la chiusura de La Poesia E La Merce (“la libertà non si compera ma la possiamo cantare”) ci troviamo quindicenni ad intonare uno degli inni sacri della banda, quella filastrocca rock che è Ogni Adolescenza.

Giusto il tempo di perdersi tra i fumi del rock che ci imbarchiamo per veleggiare verso il mar dei Caraibi, per raggiungere quelle sonorità reggae e dub che permeano pezzi come Puoi Dirlo A Tutti e La Faccia Della Luna. Due tuffi nel mare cristallino della Jamaica e poi via di corsa a Milano, ad ascoltare la prima cumbia In Questa Grande Città, pezzo polveroso ispirato al folk colombiano che si evolve in E Invece Niente, brano che amplifica le atmosfere rese nel precedente dando maggior risalto al testo.

Dalla “capital ben vestida” al Giardino Dei Fantasmi il passo è breve e trovarsi a cantare I Cacciatori è un attimo. Per poi trovarsi su La Via Di Casa o su quella per la fossa, con La Ballata Delle Ossa. Dopodiché, sulle note dell’allegrissima I Miei Occhi Brillano i cinque eroi di serata si prendono una meritata e fisiologica pausa.

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Torna sul palco solo Toffolo, per la consueta pioggia di “VAFFANCULO!” e per ricordarci che la vita non è cattiva. è cattivissima ed è proprio per questo motivo che esiste la musica.

Tornano sul palco tutti i componenti dell’allegra carovana ed ecco che parte La Mia Vita Senza Te, uno dei brani più apprezzati del penultimo disco per poi passare Alle Anime Perse, canzone incredibile per bellezza della melodia ed immediatezza evocativa.

Ovviamente, come da un anno a questa parte, non poteva mancare all’interno dello show la cover di Vivere Fuggendo de Il Pan Del Diavolo che ci fa da apripista alle ultime quattro chicche, alla degna chiusura del concerto con Di Che Cosa Parla Veramente Una Canzone?, due inni sacri come Il Mondo Prima e Voglio sui quali il pubblico si scatena all’inverosimile nonostante l’ora e mezzo di live che gli grava sulla schiena e La Tatuata Bella, il ritorno alla calma a chiudere l’ennesimo incredibile spettacolo della vita, l’ennesimo incredibile spettacolo della morte.

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Che dire, non sempre è facile parlare di qualcosa in cui si è coinvolti personalmente, spesso si corre il rischio di essere imparziali e di parlare più con il cuore che con la ragione. Ma datemi retta, se avete occasione andate a sentire dal vivo queste colonne portanti della musica indipendente italiana, forse uno dei gruppi più influenti dell’indie italico degli ultimi venti anni, sempre fedeli a loro stessi ma sempre in continua evoluzione, con quel qualcosa in più sul palco dato dalla maestria di Adriano Viterbini e con quella presenza scenica che affascina, rapisce e cattura nonostante si siano visti e rivisti nel corso degli anni.

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Un live veramente all’altezza delle aspettative, ricco di suoni dissimili e eterogenei, grazie al quale girare il mondo pur restando fermi nei nostri 90 centimetri quadrati sul pavimento della Flog.

Bacini e Rock ‘n’ Roll!