SALMO: RESOCONTO DELLA DATA FIORENTINA

Venerdì 8 novembre, al Viper Theatre di Firenze, si è aperto il Midnite live session tour di Salmo. Prima di dieci date che si concluderanno il 15 dicembre all’Alcatraz di Milano. Noi di Riot Van ci siamo stati, e queste sono state le nostre impressioni, a freddo.

 

salmo

 

L’attesa per il concerto era decisamente alta, non certo perché Salmo saliva per la prima volta su un palco a Firenze (l’ultimo suo concerto in città risale al 17 Maggio, all’Auditorium Flog ), ma perché questa volta ad accompagnarlo, oltre al collega Dj Slait, c’erano dei musicisti in carne ossa, “gli amici di sempre”, come ci ricorda lo stesso Salmo prima di cantare la sua strofa di “The Island”, pezzo dedica alla sua terra natale, la Sardegna. Chitarra, basso e batteria erano infatti in mano a, rispettivamente: Claudio Cossu, Marco Manueddu e Gabriele Deiana. Tutti membri dei precedenti gruppi in cui militò lo stesso Salmo.

La prima cosa che salta all’occhio arrivati al locale è la varietà di pubblico. Tanti i giovani, anzi giovanissimi, e questo ce l’aspettavamo. Molti genitori lasciano i figli all’ingresso, per poi venire a riprenderli a fine concerto, come a scuola, altri, più coraggiosi, decidono di entrare e di immergersi nella folla. Ma tanti erano anche i ragazzi e le ragazze più grandi, trentenni, e oltre, muovevano testa e mani a tempo, di fianco a diciottenni esaltati dal loro idolo sul palco. Questa cosa ci è piaciuta, e sfata un po’ il mito che il “fan medio di Salmo” non supera i 15 anni.

Il concerto si apre con l’ingresso sul palco di Dj Slait che, dopo un rapido saluto al pubblico, lo scalda con un mix di pezzi rap ed elettronici. Il pubblico iniza a invocare a gran voce il nome di Salmo. Le luci si abbassano, i musicisti entrano e inforcano gli strumenti, suoni distorti e parteRussel Crowe. Sul pezzo d’apertura la sintonia tra Salmo e il gruppo è buona, e questo fa ben sperare. Tuttavia va detto che, dopo un ingresso col botto, la magia un po’ cala e i musicisti paiono arrancare per star dietro a Salmo, o viceversa.

Alcuni pezzi suonano confusi, altri distanti dai ritmi dell’album. Su quest’ultimo punto qualcuno potrebbe storcere il naso. Sì e no, la fortuna dei pezzi di Salmo si basa molto sui suoni elettronici, e gli arrangiamenti metal, a volte, non hanno retto il confronto, e ciò si è notato molto nel pezzo Old Boy, dove la risposta del pubblico pareva confusa. Forse era proprio il pubblico a non esser pronto a questa collaborazione? Non direi, perché da metà concerto in poi la risposta di quest’ultimo c’era, e si sentiva parecchio, così come si sentiva parecchio la ripresa di affiatamento tra il gruppo e Salmo. Forse avevano solo bisogno di scaldarsi.

Il concerto prosegue, e abbiamo la fortuna di ascoltare la strofa di Shake your blood, pezzo che vanta la collaborazione del trio olandese Dope D.O.P., con tanto di Salmo alle tastiere. I pezzi in scaletta sono tutti quelli di Midnite, e non solo, c’è spazio anche per i pezzi di T.I.C.M. e Death Usb.Il senso dell’odio, Un dio personale, Nella pancia dello squalo che, per l’occasione, lascia le sonorità punk in favore di suoni che ricordano i vecchi Korn, infiammano il pubblico.

KIller Game, Street Drive-in e Yoko Ono son stati, a detta di chi scrive, i pezzi migliori del concertro, per esecuzione e risposta del pubblico. Sull’Erba di grace arriva il rodato “Wall of Death” che da anni ormai caratterizza i concerti del rapper sardo, retaggio del suo passato Metal, e apprezzatissimo dal pubblico, in particolare dai giovani.

Salmo sul palco è perfettamente a suo agio, non stecca una strofa, e non ha nessuno dietro a farle le doppie. Parla poco col pubblico, qualche saluto, qualche frase che anticipa il pezzo, nulla di più, si conferma il tipo schietto che lascia parlare solo la musica.

Nell’immenso caldo del locale si arriva alla prima fine. Salmo, Slait e il gruppo lasciano il palco, le luci calano e il pubblico rumoreggia e invoca il loro ritorno sul palco. Cinque minuti e le strofe di Weishaupt infiammano ancora il pubblico. È tempo anche di pezzi più riflessivi, con S.A.L.M.O., e di cazzeggio. I musicisti ci fanno saltare sulle note dei Rage Against The Machine e il pubblico risponde bene.

Si arriva così alla fine con Faraway, perfetto pezzo di chiusura. Lungo applauso e saluto rapido con tanto di foto di gruppo. Si conclude così la tappa fiorentina di Salmo, e a noi di Riot è piaciuta.