SCRIVERE OGGI, INTERVISTA AD ALESSIO VALSECCHI

«Cosa fai nella vita?»

«Scrivo.»

Non so a quanti di voi sia capitato di partecipare a una discussione che prevedeva questo scambio di battute. In genere, se vi siete trovati nella posizione di chi fa la domanda, la prima cosa che vi è venuta in mente è la figura di una persona che passa le giornate a riportare su carta tutte le storie che la sua fervida immaginazione partorisce. Un romanziere insomma. Se invece vi siete trovati nella posizione di chi da la risposta, è probabile che un romanzo non l’abbiate ancora messo in cantiere, o forse si, ma non è da quello che la vostra penna, per ora, vi fa campare.

La categoria di persone che vivono di scrittura è molto ampia. Sebbene col termine scrittore viene sempre indicato un “autore di opere letterarie” (Sabatini-Coletti), generalizzando a un più semplice “colui che scrive”, includeremo nella categoria anche un giornalista, un critico letterario o musicale, un politico, uno storico, uno sceneggiatore, un copywriter, un blogger e chi più ne ha più ne metta, insomma, chiunque, per professione, diffonde idee e concetti tramite la scrittura.

È importante sempre sottolineare “per professione”, in quanto tutti abbiamo la possibilità di scrivere un racconto, una poesia, un articolo, una recensione, ma questo non fa di noi dei professionisti del mestiere, come giocare a calcetto con gli amici non fa di noi un calciatore. Questo punto lo ritengo molto importante in quanto, con l’avvento dei nuovi media, arrivare a diffondere il proprio pensiero, o la propria opera, alla pari di chi lo fa per professione, è molto più semplice di quanto si creda.

 

Cosa fai nella vita - Niccolò Gambassi

Cosa fai nella vita – Niccolò Gambassi

 

Oggi, grazie a internet, tutti possiamo pubblicare il nostro libro (in formato e-book, o tramite servizi di print on demand), tutti possiamo aprire un blog o un sito e dire la nostra, alla pari di una testata giornalistica. In poche parole noi tutti possiamo vestire i panni del professionista del mestiere, senza però esserlo, abbattendo tutti quei “filtri” che la società ha creato per selezionare chi merita l’appellativo di scrittore, giornalista e così via. Va detto però che, molto spesso, i “filtri” creati dalla società sono decisamente restrittivi o, come spesso accade in Italia, legati a giochi di potere, e internet, sotto questo punto di vista, gioca un ruolo importante, quasi di prim’ordine nella questione della libertà d’espressione, ma qui ci addentriamo su materie delicate e che ora non ci riguardano. Ritornando a noi, è bene quindi fare chiarezza quando si parla del mestiere di scrivere, qualunque sia la sua finalità, e di quale siano le possibili strade da battere per diventare un professionista del mestiere.

Si può vivere di scrittura oggi? Cosa significa vivere di scrittura? Le possibilità che offre il web sono un mezzo valido per questo settore, o sono solo false speranze? RV ha già affrontato in parte questi temi.

Per rispondere a queste e altre domande ho fatto quattro chiacchiere con Alessio Valsecchi, la mente che, dal 2003, sta dietro il sito LaTelaNera.com (dedicato a film, libri e tutto ciò che circola intorno al mondo Horror, Giallo e Fantastico) e che, dal 2004, gestisce eBookGratis.net (portale di distribuzione di ebook), ma il cui curriculum è infarcito da collaborazioni con diverse testate giornalistiche e piccole-medie realtà editoriali, tra cui ricordiamo Edizioni XII.

 

Ciao Alessio. Partiamo con una domanda molto generica: si sente spesso dire che in Italia ci sono più scrittori che lettori. Come vedi quest’affermazione, è vera, o è soltanto una leggenda metropolitana?

L’affermazione è solo una leggenda costruita sopra alcune verità: ogni persona che legge ha fantasticato prima o poi di scrivere qualcosa, e spesso chi dà sfogo a questo sogno lo fa dopo un’esperienza da lettore molto limitata, certo di avere già tutto quel che serve per essere un autore valido e apprezzato. Diciamo quindi che in Italia ci sono molti aspiranti scrittori che hanno letto molto meno di quello che servirebbe loro.

 

Secondo te, oggi, si può vivere di scrittura?

Sì, si può vivere. Ma bisogna chiarirsi bene le idee su cosa sia “la scrittura”. Se qualcuno pensa di poter vivere solo ed esclusivamente scrivendo libri di narrativa è un grande sognatore. Si può vivere di scrittura diventando “professionisti dell’editoria”, affiancando cioè alla propria attività di autore anche uno o più lavori da redattore, traduttore, editor, correttore di bozze, ufficio stampa e comunicazione, saggista. Conosco più di una persona che vive di ciò che scrive, alternando lavori da autore a quelli di copy, redattore per siti web e riviste, ufficio stampa per editori e società.

 

Tu gestisci il portale de LaTelaNera.com, da cui è nato un Forum che potremmo definire un laboratorio di scrittura costantemente attivo. Ce ne puoi parlare: come è nato, come lo gestisci, cosa offre a chi vi si approccia?

Il Forum di LaTelaNera.com è nato sul finire del 2003 e da allora ha avuto diverse “incarnazioni” a cambiamenti di piattaforma, fino ad arrivare a quella attuale, fornita gratuitamente da forumfree.it. Molti giungono a conoscere il nostro sito grazie ai numerosi concorsi di narrativa organizzati negli ultimi 10 anni e trovano molto utile riversarsi sul forum, dove ne trovano degli altri, affiancati da laboratori di scrittura. Una volta lì socializzano e si mettono alla prova, cercando nel frattempo di “crescere” come autori e divertirsi nel processo. I due concorsi/laboratori più frequentati sono la Macelleria Numero 6 e lo Skannatoio Cinque e Mezzo, che per fortuna sono gestiti (bene e in completa autonomia) da due miei validi collaboratori. Entrambi sono sì dei laboratori ma sono strutturati come “mini tornei”, per il grande piacere degli autori che vi prendono parte e che adorano le competizioni (e provare a vincerle).

 

Ci sono autori famosi che son cresciuti, o anche solo passati, ne LaTelaNera?

Dovrei controllare, ma mi pare che Stephen King non sia ancora passato. Ma anche senza il Re di bravi autori sulle nostre pagine (sito e forum) se ne sono visti parecchi. Tra alcuni di quelli che hanno poi pubblicato con editori seri e conosciuti citerei Samuel Marolla (Mondadori), Enrico Luceri (Mondadori) e Stefano Pastor (Fazi): i primi due hanno vinto alcuni nostri concorsi, l’ultimo ha frequentato appassionatamente il nostro forum e le sue gare per anni.

 

Alessio Valsecchi

Alessio Valsecchi

Come vedi i vari Concorsi Letterari? Sono dei validi mezzi per emergere? C’è modo, da parte di un autore, di valutare la serietà del concorso?

I concorsi letterari sono un’occasione per mettersi alla prova e, se il formato lo consente, confrontarsi con altri autori. Si tratta di un’esperienza sicuramente positiva e “di formazione” che però non può essere la sola portata avanti da un autore che vuole emergere o approdare a un contratto editoriale con una casa editrice seria. Anzi, in tal senso è forse una delle azioni meno efficaci.

 

Si sente spesso parlare di pubblicazioni a pagamento. Noi di RV ne abbiamo parlato QUI (pg 17) e QUI (pg 29). Come vedi questa realtà? È un male da cui diffidare o può avere i suoi vantaggi?

L’editoria a pagamento è spesso del tutto ignorata da moltissimi aspiranti scrittori fino al momento in cui ci si imbattono. Si tratta di una forma di editoria molto diffusa e che macina parecchio denaro: alcune tra le più famose case editrici a pagamento si sono potute permettere di sponsorizzare trasmissioni televisive su canali di prima grandezza o apparire quotidianamente su testate nazionali. Il loro vantaggio sulle normali case editrici è in effetti notevole: là dove quelle “normali” devono investire al 100% per i libri che producono, quelle “a pagamento” si fanno coprire una certa percentuale dei costi di produzione di un volume dal suo autore. Percentuali che possono arrivare anche al 200% e più in alcuni casi. Lo scenario in effetti è ampio e ci possono essere case editrici a pagamento di ogni genere e livello di serietà, competenza e trasparenza. Non mi sento di condannare le più “trasparenti e oneste” (che offrono i loro servizi editoriali e di stampa a prezzi onesti e “alla luce del sole”) mentre invece preferisco ignorare del tutto quelle “poco oneste” che fanno leva sui sogni di pubblicazione di un (ingenuo) aspirante autore per produrre pessimi libri che nessuno leggerà o comprerà mai, soprattutto perché non saranno distribuiti. Per chi volesse approfondire l’argomento può visitare il sito NO EAP, che si propone di far conoscere i lati negativi questo fenomeno.

 

Oggi diversi siti, tra cui, per esempio, Amazon, permettono a un aspirante scrittore di creare un proprio e-book e di metterlo a disposizione degli utenti. È quello che fate anche voi di eBookGratis.net. Come funziona la cosa? È una strada che aiuta a farsi conoscere, o si rischia di finire ad essere “uno tra i tanti” nel mare di pubblicazioni?

Fatte le debite proporzioni, il mio piccolo eBookGratis.net e il gigante Amazon consentono (a costo zero) a un autore di avere degli sbocchi di visibilità sul web. Che per un autore che vuole farsi conoscere non è affatto una cosa da sottovalutare. Ma sta all’autore di turno sfruttare a pieno quest’occasione (insieme alle tante altre offerte della rete): per farlo ci deve mettere tantissimo del suo in termini di tempo ed energie. Purtroppo la maggior parte degli autori non è attiva per quanto riguarda la promozione delle proprie opere: pubblicano il loro libro su Amazon e credono che si venderà da solo. Se non si ha alle spalle una grossa casa editrice e non ci si sbatte in prima persona non si andrà certo lontano.

 

L’auto-pubblicazione non rischia di essere una sorta di scorciatoia, o meglio, un falso traguardo, che illude lo scrittore di esser riuscito a pubblicare, saltando la classica “gavetta”, fatta, in primis di autocritica, e poi di giudizi e critiche da parte di lettori, scrittori, editori, giurie di concorsi?

Il rischio c’è ed è elevato. Fortunatamente, non essendo un aspirante scrittore, la cosa non mi preoccupa minimamente.

 

Secondo te l’ebook spodesterà il formato cartaceo? E una pubblicazione su e-book ha, secondo te, lo stesso peso di una cartacea, o abbiamo ancora “due pesi, due misure”?

Sì, l’ebook spodesterà il libro cartaceo. E non solo negli USA. Questo non significa che i libri di carta scompariranno: sopravviveranno così come sono sopravvissuti i dischi in vinile a 33 giri, forse anche meglio e in numero maggiore. L’imporsi degli ebook è solo una questione di “mezzi”: man mano che il mercato sarà invaso da device (iPad, tablet, smartphone, eReader) via via più versatili, potenti, economici e di facile utilizzo, sempre più il libro digitale eroderà il dominio di quello cartaceo. Per ora in Italia siamo ancora lontani e la sensazione che l’ebook sia qualcosa di “meno prezioso” ce l’hanno ancora in tanti. Ci vuole pazienza.

 

Cosa consiglieresti oggi a una persona che si approccia al mondo della scrittura e che, un domani, vorrebbe vivere, appunto, di scrittura.

Di puntare ad altro. Ai più testardi invece dico: frequentate le presentazioni letterarie. Nelle grandi città ce ne sono ogni giorno, andarci non costa nulla e lì è possibile conoscere di persona autori, editori, editor, uffici stampa, agenti e avere l’occasione di creare con loro un rapporto “vero”. Non mi pare poco.

Grazie Alessio per il tempo concessoci.

Prego, alla prossima!