RIOT VAN FINISCE NEL CONO D’OMBRA. INTERVISTA AI CRONOFILLERS PT1

di Mattia Rutilensi e Salvatore Cherchi

 

Se non avete mai sentito parlare del Cono D’ombra prima di questa intervista seguite questi 3 semplici passaggi:

1-Visitate la loro pagina facebook e il sito dedicato al progetto Cronofillers.

2- Scaricate il disco gratuitamente da qui.

3- Ascoltatelo bene dal vostro computer/ipod/lettore mp3/dispositivo preferito.

Ora siete pronti. Iniziamo:

 

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Iniziamo parlando di voi: quando avete deciso di formare il Cono d’Ombra e di scrivere questo disco, da quanto siete attivi ecc…

Gregor: La prima serata che abbiamo fatto come “Cono d’ombra” è stata organizzata dal Toscana Punk Rock. In pochi sapevano che stavamo lavorando a questo disco e quali fossero le tematiche trattate.

Clark Nova: il primo atto della storia risale invece alla sera del concerto dei Foreign Beggars, a Firenze, in cui ci trovammo io e lo Snooze. Io ero appena tornato dall’Olanda e gli dico che vorrei iniziare un progetto, se vuole unirsi a me. Inizialmente non siamo andati da Gregor, perché entrambi avevamo già dei progetti in ballo con lui. Si è iniziato a discuterne tra noi, a raccogliere le idee. Una volta che il tutto stava prendendo forma, dalle tematiche alle bozze per un paio di pezzi, abbiamo deciso di sentire Gregor, per sapere se voleva farne parte o se preferiva mandarci a cagare.

Gregor: e invece vi ho accolto a braccia aperte.

Clark Nova: Noi tre quindi siamo stati il punto di partenza del Cono d’Ombra. E i pezzi del disco li abbiamo scritti noi. Poi siamo andati a registrare i provini dal Della, il quale, piano piano, è diventato il membro esterno che diceva cosa non funzionava e cosa si.

Gregor: era un po’ il nostro produttore esecutivo.

Snooze: e gli va dato merito che in registrazione è una bomba. Abbiamo cercato subito di coinvolgerlo.

Clark Nova: quando il primo provino, Geni mutanti, è stato registrato, l’ho mandato a Dj Acidovic per sapere che ne pensava. Lui ha apprezzato e mi suggerì che ci sarebbero stati bene gli scratch, ma la questione finì lì. Poi, un po’ di tempo dopo…

Gregor: …quando si iniziò a pensare ai live, e alla necessità di un Dj, perché io sono un Beatmaker, ma non mi sono mai occupato della parte Dj…

Clark Nova: …si decise di chiamare lui, che rimase fisso e si occupò di tutta la parte scratch, campionamenti compresi, inserita nel disco.

Snooze: la cosa bella è che alla fine noi ci conoscevamo, ma allo stesso tempo non ci conoscevamo, eppure, scambiandoci il materiale, le bozze e le idee, abbiamo visto che tutti volevamo parlare delle stesse cose e con lo stesso taglio. E non è una cosa da poco, soprattutto nei dischi Rap, dove il rapper scrive la sua strofa e la rappa, punto. Noi abbiamo collaborato non solo a livello di idee ma anche di testi, che ci scambiavamo, correggevamo, suggerivamo a vicenda

Clark Nova: poi abbiamo avuto questa idea che avevamo già sperimentato su Sette note in nero, ovvero il darsi un obbiettivo.

Gregor: …abbiamo fatto un concept album.

Clark Nova: esatto, non abbiamo fatto un tot di pezzi da mettere insieme per farne un disco. Abbiamo deciso di fare questa cosa qui, in questo momento qui, in modo da avere una chiusa e sensata.

 

Mentre dal punto di vista temporale? Cioè dal primo incontro al primo live, quanto è passato?

Snooze: il primo incontro, che era il concerto che dicevamo prima, è stato nel Gennaio 2011…

Clark Nova: … da lì alle prime stesure son passati dei mesi…

Snooze: soprattutto per il fatto che eravamo staccati, io ogni tanto andavo a Genova, per ragionar meglio sui pezzi, e anche per conoscersi meglio, perché sì ci si conosceva, ma non troppo.

Clark Nova: io inoltre ero tre anni che non scrivevo, quindi ci ho messo un po’ a riprender mano.

Snooze: il primo live è stato invece il 25 Aprile 2012, a un anno esatto dall’uscita del disco.

Clark Nova: C’eravamo ripromessi di non fare nessun live prima che il disco fosse pronto, ma in realtà non è stato così

 

Il Cono D’ombra è all’interno del progetto Cronofillers, ci potete dire in cosa consiste?

Snooze:

All’interno di Cronofillers siamo noi quattro più Il Della. Il Cono d’Ombra è il primo progetto, e in futuro ce ne saranno degli altri. Il punto focale è che ognuno di noi collabora in ogni modo possibile, che sia fare la promozione di un progetto piuttosto che rapparci dentro. Non c’è un ruolo definito, perché un collettivo lavora così.

Gregor: anche se io ho già in mente dei campioni per fare un altro Cono d’Ombra. E si farà.

Snooze: si, si continueranno a fare progetti perché abbiamo lo stesso modo di scrivere e di approcciarci a questo tipo di musica. Ci piace e continueremo a farlo.

 

Quindi siete attivi da un anno?

Gregor: Come Cono d’Ombra, live ecc… sì, siamo attivi da un anno, poi singolarmente da più. Io sono attivo da 15 anni, sono il vecchio (ride ndr).

Snooze: Singolarmente siamo attivi da più di un anno, e ognuno viene da realtà differenti. Io e il Della veniamo dai De’Canters, mentre Ema e Dj Acidovic suonavano insieme da ragazzini in un gruppo crossover. Sia io che Ema abbiamo collaborato con Gregor per progetti differenti, ma almeno di vista ci si conosceva tutti.

 

Venite tutti da un background non puramente hip-hop, ma misto ad altri generi…

Clark Nova: Sì, noi eravamo sul crossover, perché in quel periodo lì, si parla del 2000, 2001, a Lucca l’Hip-Hop non c’era, quindi per farlo necessitavamo per forza degli strumentisti. Avevamo un Dj e un gruppo, ma non è che si faceva i Limp Bizkit, l’impronta era principalmente Hip-hop, anche molto funky. A me comunque l’idea di suonare col gruppo piace, ti da un tipo di impostazione che nel live Hip-hop non si riesce ad avere. Infatti nel disco, con effetti vari, stiamo cercando di portare il suono in quella direzione. Però la chitarra è la chitarra, la batteria è la batteria.

Gregor: Pure per me è lo stesso. Nel periodo in cui ho avuto un disinnamoramento verso l’Hip-hop, era il 2007, 2008, ho suonato e fatto prove per un anno con un gruppo rock e questo mi ha aperto gli orizzonti, ho imparato a fare le prove, ad arrangiare i pezzi, a rapportarmi alla musica in maniera più professionale. Poi son tornato all’Hip-hop.

Snooze: è chiaro che quando ti piace la musica, in generale, ti vien voglia di provare a spaziare. Dove son nato io, in Valdarno, è sempre andato tantissimo il Metal, tutti i miei amici ascoltavano musica Metal, così da ragazzino ho suonato in un gruppo, appunto, Metal (anche se non mi sentirei di definirlo proprio metal! ), anche se è durato veramente poco.

Gregor: poi l’Hip-hop è un genere che nasce dalla contaminazione, di conseguenza è da scemi mettersi lì a fare le persone con i paraocchi, che non vogliono contaminazione. Lo stesso Afrika Bambaataa, nei suoi Dj set metteva l’House, la musica latina, il Rap, e altro ancora, perché è un Melting Pot musicale. Chi nel suono ha una visione ristretta va poco lontano, e di fatti poi lo senti ora, beat con synth di Sound Bank e cose simili, che sono sicuramente un bene, però non ti aiutano ad arricchire, a portare qualcosa di nuovo. Tutti suonano, a livello di sound sia ben inteso, non parlo di rappato e di mc, ma a livello produttivo, con un certo tipo di sound.

 

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Vi sentiti legati all’ambiente delle Posse? Perché ascoltando il disco si sente quel sound lì, come Isola Posse ma anche Assalti Frontali, 99 Posse…

Clark Nova: diciamo che quelle realtà, come appunto gli Assalti Frontali, i 99 Posse, o più genericamente quel filone di Hip-hop, è stato, e parlo per me, un punto di riferimento, ma non ci sentiamo parte integrante di quel circuito lì.

Snooze: Noi non proveniamo dai centri sociali. Non facciamo parte dei collettivi. Non è l’ambiente in cui siamo nati e cresciuti.

Clark Nova: Certo, poi oggi vai a una manifestazione, vai a un corteo, entri in un centro sociale, ma sei un “simpatizzante”, non sei un attivista.

Gregor: sei un autartico. (ride ndr)

Clark Nova: diciamo che sei uno che sta vicino a quella realtà lì, ma non ne fa pienamente parte.

Clark Nova: noi quest’anno ci siam ritrovati spesso a suonare nei centri sociali o in realtà affini.

Gregor: e spesso e volentieri ti mettono a disposizione impianti molto belli, che in altri posti non hanno, questo ci tengo a sottolinearlo.

Snooze: il discorso è questo: c’è un affinità di messaggio, sì, anche se noi non veniamo da quell’ambiente lì, ed è proprio quest’affinità a portarci a suonare in quei posti. Si sa che storicamente in Italia c’è stata una scissione nella musica Hip-hop. Noi ci sentiamo legati all’Hip-hop sia come insieme delle quattro discipline, sia come veicolo di trasmissione di temi impegnati e politici. In Italia però il messaggio politico-sociale è sempre rimasto legato all’ambiente delle Posse, dei centri sociali, che hanno appunto utilizzato il Rap per diffondere i loro ideali.

Gregor: anche per via della semplicità e dell’immediatezza di questa musica.

Snooze: esatto, era il mezzo perfetto, ma questo ha portato a legare l’Hip-hop, impegnato politicamente e socialmente, solo ai centri sociali, differenziandolo da quel filone più classico, di matrice americana, che non abbracciava queste tematiche.

Clark Nova: questa cosa che dice Snooze è vera. E noi abbiamo cercato, al di là di tutto questo, di fare delle canzoni che come minimo, parlassero di qualcosa. Io voglio fare una canzone dove, per citare Esa, “Il rap è un mezzo e non un fine”. Io ti voglio parlare di una cosa, e il Rap è il modo che ho per dirtelo. C’è invece tutta una frangia di artisti Hip-hop che tende a parlarsi addosso.

Dj Acidovic: non dicono un cazzo, in poche parole. (ridono tutti ndr)

Clark Nova: Noi abbiamo cercato di dare un impronta politica, ma perché in quel periodo lì, quando stavamo scrivendo i testi, c’era bisogno, anzi, c’era voglia di parlare di quelle cose lì.

Gregor: Mi volevo ricollegare al discorso di Snooze, ovvero che in Italia c’è sempre stata questa divisione nel mondo Hip-hop. Da un lato un filone che crescendo si è collegato e mescolato ad altri generi musicali, tipo la Dub, la Drum’n Base, l’elettronica, pur rimanendo a tratti legato a contesti politicizzati, ma creando, musicalmente, qualcosa di diverso. Dall’altro abbiamo un Hip-hop più classico, puro. Ma se penso da dove è partito tutto, io penso ai Public Enemy. Sarà che son cresciuto con quello, ma i Public Enemy fanno politica? Sì. Sono attivisti? Sì, e sono anche la quintessenza dell’Hip-hop. Se pensi all’Hip-hop ti viene in mente Chuck D. Perché quindi non possiamo fare una cosa del genere anche in Italia? Perché in tanti non sanno di che cazzo parlare. Ora, non è che noi siamo i fighi che lo sanno fare, ma almeno ci abbiamo provato.

Snooze: Quindi abbiamo cercato di riagganciarci a cose che non sono necessariamente i cazzi tuoi, ma qualcosa che tutti possono sentire.

Clark Nova: se tu senti i pezzi nostri, che detta così sembra che siam qua a fare i pompini al Cono d’Ombra, al di la del Rap politico o meno, i nostri son pezzi Rap, con la particolarità che questo pezzo parla di questo, quest’altro di quest’altro, senza stare a dire che io ce l’ho più lungo o roba simile.

 

Condividiamo ciò che dite, in Italia il rap è cresciuto così, nei centri sociali, andando a creare un po’ questa visione di una musica che deve “per forza” trasmettere messaggi politico-sociali, e quindi se va a parlare di altro diventa qualcosa di meno nobile e spesso anche snobbato. Però non tutti la pensano così, e non hanno tutti i torti, voi cosa ne pensate?

Gregor: vorrei rispondere a questo citando Granu, da un’altra intervista che si fece con lui. Se prendiamo l’Hip-hop americano, com’è nato? È nato, negli anni 70, con i Block Party. Hanno avuto 10, 15 anni di party, solo poi si è sviluppato andando a frammentarsi in diverse correnti, nuclei ecc… In Italia non è stato così. In Italia è arrivato tutto già frammentato, e in particolare noi siam partiti qua quando lì (in America ndr) si viveva la Golden Age. Quindi qui si è cercato di fare un po’ di tutto, se vai ad ascoltarti i primi dischi di Rap italiano ci trovi dentro roba che va dal sound classico, all’electro-funk. È stato tutto poco organico e l’evoluzione è stata ugualmente raffazzonata, non ha seguito un flusso continuo. C’e stata quindi molta confusione nell’ambiente…

Snooze: esatto, c’è stata un po’ di confusione. Ora è difficile parlare a posteriori di qualcosa successa molti anni fa, ma sicuramente, come anche dicevi tu, son state le Posse a diffondere questa musica, a farla arrivare maggiormente all’orecchio, e quindi era naturale che il Rap si legasse a determinati ambienti e tematiche, e che poi da esse non si dovesse discostare…

 

…anche se poi è avvenuto proprio questo…

Snooze: sì, perché alla fine il periodo Posse si è esaurito, e ciò che è andato avanti è un altro tipo di Rap. Se andiamo a vedere chi oggi c’è in classifica vediamo che il discorso di dover parlare “per forza” di determinate tematiche non esiste.

Clark Nova: però se tu ci pensi, uno come Fabri Fibra, che tra tutti quelli che negli ultimi anni hanno avuto successo è quello che sta durando più a lungo, ed è anche quello più bravo, nei suoi dischi dice qualcosa. Se invece vai ad ascoltarti l’80% dei dischi Rap che escono oggi, dopo due ascolti li dimentichi. Ok, ci sono quelle due o tre belle trovate, incastri fighi… ma poi?

Gregor: è una corsa alla Punchline, e l’esaurisci subito, diventa musica usa e getta…

Clark Nova: dopo due settimane quel disco lì lo dimentichi, e ne ascolti un altro. Banditi, degli Assalti Frontali, dopo 17 anni lo riascolti, ed è sempre bello. Certo, ci sono dischi che negli anni rimangono e lasciano il segno…

Gregor: e magari son dischi che nel momento in cui sono usciti non hanno avuto nemmeno il singolo al seguito, la freschezza di essere roba nuova, o semplicemente non hanno avuto il giusto appeal col pubblico. Banditi, quando uscì, aveva tutti contro.

 

Erano altri tempi, voi invece come vedete questa grande attenzione dei media e del pubblico all’Hip-hop? Pensate sia uno sputtanamento del genere musicale o, viceversa, un grande aiuto?

Dj Acidovic: sicuramente ne stanno giovando tutti… anche se facilmente tutti si sentono grandi star.

Gregor: c’è stato un vuoto generazionale tra quelli che hanno iniziato negli anni 90 e quelli che stanno iniziando oggi. Negli anni 90, anche se eri bollato come un sucker, un minimo di cultura ce l’avevi, e ti rimaneva. A me l’Hip-hop, dopo mia madre e mio padre è ciò che mi ha educato, perché ti da delle regole… almeno a me ha fatto così, poi a voi v’importa na sega! (ride ndr)… no comunque, parlando seriamente, secondo me quelli delle nuove generazioni non hanno vissuto questo lato educativo che l’Hip-hop ti da.

 

 

Si parlava proprio nella precedente intervista con Willie DBZ dell’approccio dei giovani all’Hip-hop, e lui stesso ci disse che è bene, oltre che ascoltare e riascoltare dischi, anche capire che l’Hip-hop è una cultura… non bisogna approcciarsi col “scrivo due rime, prendo il microfono e le rappo”.

Gregor: ma alla fine puoi anche fare così, però se lo facevi negli anni 90 beccavi le mazzate, quindi prima di salire su un palco a fare una figura di merda ci pensavi, altrimenti eri bollato a vita come un coglione. Io prima di salire su un palco ho aspettato un sacco di anni.

Snooze: io non sono molto d’accordo. In un certo senso ancora oggi c’è questo che ha detto Greg, anche se è vero che i tempi son cambiati. Io ho iniziato nel 2003, nel periodo di vuoto post Golden-age, e in quel periodo lì era difficile trovare degli esempi da seguire, delle Jam a cui partecipare.

Clark Nova: io posso dire, ma magari francamente è una cazzata, che quando ho iniziato facevo Rap, e basta. L’Hip-hop ho iniziato a intuirlo credo due anni fa. Mi è sempre sembrata una cosa talmente lontana

Dj Acidovic: avevamo dischi Hip-hop, li ascoltavamo, ma noi non lo facevamo…

Gregor: a Lucca non c’è mai stata quella coesione lì…

Dj Acidovic: …c’era tanta gente che dipingeva, ma nulla di più…

Gregor: a Lucca si ascoltava molto il Punk, il Metal, la Drum’n Base, il Reggae…

Clark Nova: noi siamo venuti fuori quando a Lucca la DGT stava sfumando, l’abbiamo vista di sfuggita. Io l’Hip-hop credo di averlo visto solo qualche anno fa, a un live del Granu, dove c’era anche Greg, e in cui suonava Inoki. Io non mi sono mai permesso di parlare di Hip-hop, perché è sempre stata una cosa un po’ lontana da me.

Gregor: io con l’Hip-hop invece ci son nato. Ho iniziato ad ascoltarlo intorno ai 12, 13 anni. Vedevo le prime immagini, e mi ci avvicinavo da solo, cercando di tutto e ascoltando di tutto, dalla roba più figa che ancora oggi mi è rimasta, alle cose più brutte che oggi quasi ti vergogni di aver ascoltato, ma ero un ragazzino di 13 anni.

Snooze: poi se vogliamo fare un paragone, oggi è un periodo di grande espansione, rispetto a quando ho iniziato io che non c’era veramente un cazzo.

Clark Nova: quello che volevo dire io è che, quando ho iniziato, si suonava, si faceva Rap, si andava a dipingere i treni. Ti sentivi di essere Hip-hop, ma in realtà era una cosa che ti arrivava talmente frammentata, che ti mancava sempre qualcosa…

Gregor: capisci che è una cosa più grossa di te, che non riesci ad acchiappare.

Snooze: dovevi andare alle Jam, che erano un po’ il contenitore di tutta questa cultura…

Clark Nova: ti affacci in questo mondo, affascinato dal Rap, dalle Tag, dallo Scratch, ma non sai bene come mettere insieme i pezzi.

Gregor: considera poi che a metà anni 90 ancora non c’era internet come oggi. Per organizzare una Jam si andava in giro a distribuire volantini ciclostilati, ti dovevi sbattere tra un locale e l’altro per chiedere se potevi mettere due dischi o fare due strofe. Oggi entri su Facebook, crei un evento e hai fatto

Clark Nova: se in quegli anni lì andavi in un locale a chiedere di organizzare una serata Rap non sapevano nemmeno di che stavi parlando. Oggi invece appena dici Rap subito capiscono, pensano a Fabri Fibra. Quindi alla fine, per riallacciarci alla domanda, sti cazzi, ben venga che ci sia visibilità. Poi ovvio per avere questo dobbiamo sorbirci tante cose. L’altra sera mia nipote mi ha fatto sentire Fedez, e ti dico, a me Fedez fa schifo, ma non perché è commerciale, ma perché non è bravo.

 

Un Rap che ascolti per farti due risate, senza altri scopi…

Snooze: però c’è una cosa bella in questo. I ragazzi di adesso prendono riferimento da queste cose qui, facendole diventare il loro a b c, e magari Greg, da vecchio rancoroso, direbbe che non è il miglior modo per iniziare, però appunto partendo da queste cose qui, se poi sei veramente appassionato, ti avvicini anche alle cose più underground…

Clark Nova: esatto, è una rampa di lancio per tutto quello che c’è dietro, poi magari una come mia nipote non verrà mai ad ascoltare noi, ma perché ascolta il Rap come quando io in terza media ascoltavo gli Eiffel 65.

 

continua…