CERCO OSSIGENO: INTERVISTA AL RAPPER WILLIE DBZ

di Mattia Rutilensi e Salvatore Cherchi

 

Willie Dbz, storico rapper toscano che ha militato in importanti gruppi quali Parole del profeta e Triadetrusca, ha da poco rilasciato il suo primo album solista: Cerco Ossigeno. Il disco, distribuito dalla Street Label Records, disponibile sia in free-download che in copie fisiche è un concentrato di Hip-Hop old-school in cui l’artista si racconta e ci racconta la sua visione della musica e della vita.

Il 22 Marzo Willie ha presentato l’album alla palestra Malborghetto di Firenze e noi siamo andati a parlare con lui, per farci raccontare qualcosa sul disco e sulla musica.

 

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Ciao Willie, apriamo parlando di te. Sei sulla scena dagli anni 90, ma il tuo primo disco ufficiale arriva oggi, all’età di 37 anni. Come mai? Cosa ti ha spinto a voler scrivere un disco proprio oggi?

Avevo l’ esigenza di fare un disco mio. Non è arrivato prima perché son sempre stato, fortunatamente, accompagnato da importanti personaggi della scena, a partire da Parole del Profeta, con cui abbiamo creato Toscani Classici, poi l’ingresso in Long Bridge e l’album “Effetto domino” con la formazione Triadetrusca. Poi ognuno ha preso impegni personali al di fuori dell’ambito musicale. Io avevo l’esigenza di non fermarmi, di continuare, di fare una cosa mia, dall’inizio alla fine, e questo credo sia stato il momento giusto. A me la passione per il rap non è mai mancata e creare un album tutto mio era uno stimolo forte.

 

Il tuo disco è disponibile in free-download. Come mai? Come vedi il free-download, mezzo che oggi è usato soprattutto dagli emergenti. Perché questa scelta? Io ho la sfortuna di non campare con la musica, perché con l’hip-hop, almeno sino ad ora, è sempre stato difficile camparci, anche se c’è gente che c’è riuscita e ciò dimostra che è possibile. Io l’ho fatto per degli anni (stampare dischi ndr), è stato bello ma anche un grosso impegno. Fortunatamente ora la mia vita è perfetta così, non ho bisogno della musica per campare, quindi è stato interessante renderlo disponibile in free-download perché è il mio messaggio, il mio modo di fare hip-hop e volevo che arrivasse a molti giovani. So quali sono le difficoltà, so com’è il mondo d’oggi, e quindi è un modo per invogliare di più un ragazzo ad ascoltare, è un modo per difendere il rap, visto dalla mia parte. Poi la Street Label Record, l’etichetta con cui lavoro e con cui è uscito il disco, ha stampato delle copie fisiche che son disponibili da me in Long Bridge, questo perché chi ama il disco lo compra, chi ama l’hip-hop vuole il disco fisico dell’artista e viene a comprarlo, infatti le vendite stanno andando bene.

 

Ma tu sei favorevole allo scaricare musica da internet? È una domanda un po’ vigliacca e a cui è difficile rispondere. Io non scarico musica, e sino ad ora non son stato favorevole, però ho notato come il mercato musicale sia cambiato molto, perciò dipende. Se parliamo di scaricare un disco che esce su iTunes, o un disco disponibile in free-download allora ok, ma se parliamo di scaricare illegalmente e poi masterizzare allora no, è bene che uno i dischi li compri.

 

Tu vieni dalla scena Toscana, come la vedi? Quali sono i vantaggi, e quali i limiti, del vivere qui, rispetto ad altre realtà più grosse e affermate, tipo: Milano, Bologna, Roma, Napoli ecc…ecc… dove il rap ha sicuramente un impatto maggiore rispetto alla Toscana?

Io penso che non sia una questione di impatto maggiore o minore, ma di pubblico. Ogni regione ha il suo, e la Toscana, almeno diversi anni fa, aveva un pubblico molto rock, house, techno. L’hip-hop ha sempre avuto la sua nicchia, piccola, ma non meno forte rispetto ad altre regioni. Noi, al tempo di Toscani Classici e Parole del Profeta, vivevamo tempi difficili per far girare la musica: si prendeva la macchina, ti facevi quattro ore per andare a una Jam, con la speranza di fare free-style, con la speranza che qualcuno notasse il tuo talento, ma non sempre andava bene, così dovevi continuare a girare, a vendere le cassettine. Per certi aspetti, rispetto a oggi, era più difficile, anche se oggi, all’opposto, c’è tanta roba, perciò per chi non conosce l’ambiente non è semplice selezionare il canale giusto per diffondere la propria musica. Però la scena, qui in Toscana, non è mai mancata, anche se c’è da dire che se avesse avuto un bacino d’utenza più ampio sarebbe stato più facile emergere. Non va negato però che negli ultimi anni sta crescendo, c’è fervore e tanta gente di talento. Forse il fattore negativo è che prima c’erano le nicchie, nessuno era nemico dell’altro ma nessuno spingeva l’altro. Non c’era collaborazione, forse abbiamo sbagliato, e mi ci metto anche io. Ora invece vedo più coesione e tanta gente di talento, e questo aiuta, aiuterà la Toscana a far emergere tanta roba valida. Lo vedrete.

 

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Oggi il rap ha grande visibilità, grazie alle emittenti radio-televisive e all’attenzione da parte delle Major discografiche, eppure si tende sempre a vedere il male in questi canali di diffusione. Ma non trovi che questo sia anche un bene? Mi spiego meglio: se oggi la scena underground è viva, lo dimostra il fatto che molti gruppi stanno ancora producendo dischi, a partire da te o, per citarne altri, gli ATPC con cui hai collaborato, non deriva dall’attenzione che c’è verso l’ala mainstream? E che personaggi come Fabri Fibra, per citarne uno famoso, in realtà hanno fatto del bene al rap italiano più che del male?

Non voglio fare il vecchio e dico che se oggi c’è tutta questa attenzione è sicuramente un bene. Però c’è da fare una differenza: Fabri Fibra, oggi non fa più hip-hop ma pop, ha sicuramente contribuito a dare visibilità al genere ma ha alle spalle un bagaglio di esperienze underground, come ad esempio Uomini di Mare. Poi quando arrivi lì ci son delle scelte da fare, non c’è più la cultura hip-hop, la passione e la voglia di portare avanti un certo concetto, c’è una scelta, quella di vivere con la musica, di musica, e con l’hip-hop non sempre si può fare, allora fai pop. Ripeto, è una scelta, che non toglie il merito di aver portato in alto questa cultura, perché alle spalle c’è un bagaglio musicale underground. Poi è chiaro che lì in mezzo c’è anche gente che non ha alle spalle nulla, non sto a fare nomi ma è abbastanza chiaro a tutti. L’attenzione quindi c’è ed è un bene. Ma bisogna fare attenzione e saper distinguere, diffidare da quei programmi in cui l’hip-hop è spacciato per un ballo, per un canto. Non è così. È una cultura. Ma al di là di questo è sicuramente un fattore che aiuta. Basta guardarsi in giro oggi per vedere quante Jam e quante feste si trovano, e questo è solo un bene, soprattutto per l’underground, perché puoi crearti un bacino d’utenza ampio, anche se non a livello nazionale, che ti permette comunque di vivere di musica.

 

Raccontaci qualche aneddoto della tua carriera: cosa in questi vent’anni di carriera, ti è rimasto impresso in senso positivo, e cosa in senso negativo? In senso negativo, in questi vent’anni, direi niente. Le cose negative sono arrivato a vederle ora, guardando l’hip-hop di oggi che, pur con le dovute eccezioni, molte volte pecca di superficialità e arrivismo, le cose più sbagliate da fare quando inizi a fare musica. Ma questa è una cosa che odio a prescindere, che sia oggi, ieri o domani. La cosa bella è l’aver vissuto l’hip-hop dagli anni novanta sino a oggi. Tutte le esperienze, i ricordi, le persone e le amicizie fatte, che ti permettono di andare a una Jam, o di chiamare qualcuno per una collaborazione nell’album, senza averne un tornaconto. Io nell’ultimo album ho collaborato con trenta persone e non si è mai parlato di soldi. Ho fatto due telefonate e hanno tutti avuto piacere di collaborare, di condividere la musica con me, perché negli anni mi son guadagnato il mio piccolo spazio, è questo che devi crearti nella vita, un piccolo spazio. Sono cose che ti rimangono, che non perdi mai, è anche questo il bello della musica, viverla in maniera vera, circondato da persone vere che ci saranno, comunque e sempre.

 

Questo che dici mi ricollega a una domanda sul disco, in cui è presente una traccia, 14 anni dopo (Toscana Bomberz), con ben 22 Mc, come vi è venuto in mente? e come è stato riunire tutte queste teste sotto un unico pezzo? La scelta è stata da pazzi, ma l’ho voluta fare, contro la monotonia. Sapevo che era un pezzo impossibile da far passare in radio, e un dito nel culo per la casa discografica, però l’ho fatto apposta. Riunire tutti poi è stato semplicissimo: una telefonata, ti mando il beat, ok, fatto. È tutta gente che stimo e la cosa è reciproca. Avrei voluto mettere anche altra gente, ma poi diventava troppo lunga. Comunque pura amicizia e stima, niente di più.

 

A una precedente domanda, in cui ti si chiedeva di esprimere il tuo album in due parole, tu hai risposto: puro Hip-Hop. Cosa vuol dire?

Diciamo che definire l’album in due parole non è semplice, avrei anche potuto dire cerco ossigeno. Puro hip-hop era inteso nel senso del piacere di poter portare a tutti il mio suono, il mio modo di pensare. Il puro hip-hop lo vedo come un concetto, il modo di vivere questa musica legato all’underground, quindi una questione di suono. Questo non è necessariamente meglio di chi sceglie di approcciarsi a sonorità più pop però in questo periodo, in cui sono arrivato a un punto della mia vita che amo, per me è stato importante tirare fuori questo tipo di suono puro, underground. Ma se proprio devo definire l’album in due parole sarebbe meglio dire cerco ossigeno.

 

 

“Cerco ossigeno” quindi, come il titolo dell’album, ma anche due parole che, per me, hanno una connotazione positiva, ovvero la ricerca di un elemento che ci permette di vivere. Parlando per metafore musicali, qui l’ossigeno sarebbe l’hip-hop puro, in mezzo a un mare di confusione musicale di cui abbiamo parlato prima, giusto? Perché allora un teschio in copertina? Che messaggio vuole trasmettere? Si, il concetto è anche quello che hai detto tu, cercare una boccata d’aria pulita in mezzo a ciò che non mi va di respirare, ma è anche una ricerca di ossigeno che mi aiuti a combattere, ad andare avanti, a difendere i miei valori, il mio modo di fare musica. Il teschio invece nasce dall’idea di trasmettere un messaggio forte, perché contrasta con la ricerca di ossigeno, come una testa che spunta fuori dalla sabbia per cercare di rimanere in vita, ma se non riesce a prendere abbastanza ossigeno morirà. Quindi un contrasto voluto, perché senza ossigeno l’uomo muore.

 

Tu segui la scena italiana? Se si, chi secondo te oggi, tra gli emergenti e i big, merita di essere ascoltato e seguito?

Io la seguo, e ascolto un po’ tutto. Tra gli emergenti, a livello nazionale, citerei sicuramente Mezzosangue, che apprezzo molto. Della scena toscana potrei citarti nomi come la Shafy Click e Granu, anche se non si possono certo definire degli emergenti, è gente che ha alle spalle anni di musica. Dei big, parlando di chi ha prodotto un disco di recente, ti direi Kaos e Maury B, poi sono sempre stato un fan di Bassi Maestro, Colle der Fomento…etc…etc… ma potrei farti una lista lunghissima.

 

Quindi diciamo rimani sempre nell’underground, mentre di quello più in vista, più mainstream, segui qualcuno?

Diciamo nessuno, non seguo quell’ambiente lì, l’unico che potrei nominarti, che mi piace e con cui ci si conosce da anni, è Ensi dei One Mic, che veniva spesso a vedermi suonare. Lui è un mostro, ha spaccato il culo a molti, anche se per il giro che ha preso ora ho una gran paura. Lui non è un tipo da pop, è un tipo da underground, spacca nell’underground. Quell’ambiente lì è così, ora sei su, tra uno, due anni sei giù. Si fanno due o tre pezzi forti poi più nulla. Ensi fortunatamente ha un grosso bagaglio underground e ha tanta gente che lo ama proprio nell’underground

 

Che consiglio daresti a chi, oggi, si sta avvicinando all’hip-Hop non solo come ascoltatore, ma anche come protagonista?

Informarsi e acculturarsi, non fermarsi ai primi successi che possono arrivare e non pensare mai che sia una cosa facile, perché può sembrarlo: prendo un microfono, scrivo due cazzate e le rappo. No. Bisogna crescere insieme all’hip-hop, capire come è nato, seguirne la storia tramite i dischi, andare agli eventi, ai concerti, alle Jam, ascoltare anche molto hip-hop italiano. Crearsi un bagaglio culturale fatto di tanta musica, e dopo cercare di capire come puoi aggiungere qualcosa di tuo per far crescere questa cultura. Devi viverlo e sentirtelo dentro, in modo che puoi prenderlo in mano e portarlo ancora più avanti. Solo in quel caso ti puoi definire uno che fa hip-hop. E poi non dimentichiamoci che è pur sempre musica, e se non hai amore per la musica, se non ti fai prendere da questa passione, non puoi farlo.

 

Grazie Willie per il tempo concessoci.

Di nulla, grazie a voi.

 

Per il Free download dell’album visitate il sito della Street Label Records. Per l’album in copia fisica scrivete a longbridgeallstarz@libero.it mentre per restare aggiornati su tutte le novità della Long Bridge seguiteli su Facebook. Qui invece il profilo personale di Willie